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Ambiente

A2A ancora più green: terza acquisizione in sei mesi nel fotovoltaico

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Un ulteriore passo avanti per A2A e la sua svolta green: il Gruppo potenzia ancora la propria capacità di produzione di energia da fonti rinnovabili con l’acquisizione di 5 impianti fotovoltaici in Italia con una potenza installata complessiva di 15,7 MW. E’ stato perfezionato oggi il closing fra un fondo gestito da Impax (AIFM) Limited – parte di Impax Asset Management Group plc, società di gestione di investimenti con base a Londra e oltre £11,2 miliardi di asset in gestione1- e A2A Rinnovabili, la società del Gruppo che presidia il mercato energetico green. L’operazione di acquisto accresce la capacità solare installata di A2A portandola a 54,1 MW.

“Questa ulteriore acquisizione, che segue le due precedenti portate a termine nell’autunno dello scorso anno, porta il parco fotovoltaico di A2A a 39 impianti e ribadisce la nostra volontà di crescita nel settore delle rinnovabili – ha commentato Valerio Camerano, Amministratore delegato del Gruppo – Nell’arco di pochi mesi abbiamo costruito da zero una presenza nel fotovoltaico, a conferma del ruolo incisivo che A2A vuole continuare ad avere nella transizione energetica del Paese.

Dei cinque impianti fotovoltaici acquisiti da A2A tre sono situati in Puglia, uno nel Lazio e uno in Emilia-Romagna. A questi, si aggiungono quelli presenti in Toscana, Marche, Piemonte e Trentino Alto Adige frutto delle precedenti operazioni del Gruppo. L’intesa con il fondo Impax rappresenta dunque un nuovo capitolo della strategia green di A2A e della progressiva diversificazione del mix di generazione. L’accresciuta capacità solare di A2A si aggiunge ai circa 2000 MW da fonte idroelettrica già posseduti: un ulteriore contributo al raggiungimento degli obiettivi nazionali e comunitari di riduzione delle emissioni di gas effetto serra.

Public utilities, a Brescia danno lavoro a 15mila persone

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Trasporti di merci e persone, produzione di energia elettrica, costruzioni di strade e autostrade, telecomunicazioni, smaltimento rifiuti, gas, acqua: sono oltre 9 mila le imprese lombarde attive nei settori delle public utilities, +4% in cinque anni, con 186 mila addetti. Pesa la Lombardia sulle 60 mila imprese in Italia (+9%) con 864 mila addetti. In particolare, più di 4 mila sono specializzate nei servizi di supporto ai trasporti e circa 2 mila quelle attive nella produzione di energia.

Emerge da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi su dati registro imprese 2017, 2016 e 2012.

Oggi alla Camera di commercio di Milano la sesta edizione di TOP UTILITY, rapporto focalizzato sul tema: “Ambiente, business, community e innovazione nei servizi pubblici locali”. Durante l’incontro sono stati presentati i risultati dell’ indagine sulle prime 100 italiane.

Lombardia.5 mila imprese si concentrano a Milano, tra le lombarde Bergamo e Brescia con quasi mille imprese e rispettivamente 13 mila e 15 mila addetti, Varese e Monza con oltre 500 (9 mila e 7 mila addetti), Como con circa 400 (4 mila addetti circa come Mantova). Crescono di più in cinque anni Mantova (+14%), Lecco (+11%) e Milano (+8%).

Italia.5 mila imprese si concentrano a Milano, prima in Italia insieme a Roma. Seguono Napoli con circa 3 mila imprese e con circa 2 mila ciascuna Venezia, Torino e Bolzano. Tra le prime venti provincie italiane anche Bari con1.518, Salernoe Genova con oltre 1.200. Per addetti prima Roma con 194 mila, poi Milano con 124 mila, Torino con 30 mila e Napoli con 26 mila. Tra queste prime aree, crescono di più nell’ultimo anno: Milano (+3%), Bolzano e Napoli (+2%).

QUALCHE DATO

· Le utility italiane si consolidano, registrando ricavi complessivamente in crescita (115 miliardi nel 2016, +1,2% rispetto all’anno precedente) e dati in miglioramento anche sulla qualità del servizio offerto (ad esempio perdite di rete, depurazione e raccolta differenziata);

· crescono gli investimenti delle multiutility (+18,1% sul 2015) per 1,65 miliardi di euro, ma anche il valore della produzione (+7,5%);

· migliorano le performance economico-finanziarie, crescono i ricavi delle monoutility dei rifiuti (+3,5%) e idriche (+1,6%). Queste ultime, negli ultimi tre anni, hanno visto crescere fortemente i margini;

· le imprese stanno investendo in R&S (quasi il 90% ha in corso programmi di ricerca), per accompagnare i territori ai cambiamenti e alle opportunità derivanti dalla rivoluzione digitale e affrontare la transizione energetica verso le rinnovabili;

· le utility sono fornitrici di nuovi servizi alle città: dai sistemi di monitoraggio ambientale, alla mobilità sostenibile, dalla mappatura energetica all’implementazione di sistemi di ottimizzazione e monitoraggio dei cantieri e dei lavori in corso.

La carta d’identità del settore

Le 100 maggiori utility attive in Italia nei settori dell’energia elettrica, del gas, del servizio idrico integrato e della raccolta dei rifiuti urbani hanno prodotto nel 2016 ricavi per 115 miliardi di euro, pari al 6,9% del PIL italiano, con una forza lavoro di quasi 142.000 unità. Sono in maggioranza imprese di medie e piccole dimensioni, oltre la metà ha ricavi inferiori a 100 milioni di euro e solo il 14% supera il miliardo. Il 66% delle aziende è a capitale interamente pubblico. Prosegue il processo di consolidamento: nel settore idrico sono state numerose le aggregazioni, soprattutto nel Nord Est. Nei rifiuti, invece, l’area più dinamica è il Centro Italia.

Chi sale e chi scende

Sono in crescita i ricavi delle Top 100 nel 2016 (+1,2% rispetto all’anno precedente), con risultati fortemente differenziati tra le varie tipologie di azienda. Quelle con la crescita maggiore sono le multiutility, che nel 2016 hanno incrementato il valore della produzione del 7,5%, seguite dalle monoutility dei rifiuti (+3,5%) e da quelle idriche (+1,6%). Nel comparto energetico, invece, i ricavi delle aziende elettriche sono stati sostanzialmente stabili (-0,4%), mentre le monoutility del gas sono calate dell’11,1%, principalmente a causa della riduzione del prezzo del gas. Ciononostante, queste aziende sono comunque quelle più solide, con indici di redditività più elevati e una situazione debitoria più sostenibile.

Investimenti, crescono quelli delle multiutility

Gli investimenti in impianti, infrastrutture, reti ed attrezzature sono stati poco più di 4,6 miliardi di euro, pari allo 0,3% del PIL e all’1,6% degli investimenti fissi lordi italiani. Il valore è leggermente inferiore a quello del 2015 (-1,5%). La categoria che ha registrato la maggiore crescita degli investimenti è quella delle multiutility, con 1,65 miliardi di euro nel 2016 (+18,1% sul 2015), pari al 35,8% del totale (contro il 29,9%). Considerando gli investimenti sul valore della produzione, sono le monoutility idriche a mostrare il dato più elevato (20,1%), con un investimento medio per abitante di 26,2 euro.

Buone performance, ma i clienti diventano più esigenti

Il quadro d’insieme mostra un progressivo miglioramento delle prestazioni dei settori ambientali – acqua e rifiuti – e una sostanziale stabilità di quelli energetici. Sul fronte idrico le Top 100 presentano dati migliori della media nazionale (32% contro il 38,3% nelle perdite di rete, fonte Istat), in miglioramento rispetto al 2015 di due punti percentuali. Nella depurazione aumenta il rendimento degli impianti, misurato dal grado di abbattimento del COD, che guadagna 13 punti percentuali sul 2015, raggiungendo il 91%. Non migliora, però, la quota di utenti collegati ai depuratori, che addirittura cala di un punto rispetto al 2015. Nel ciclo rifiuti la raccolta differenziata cresce in media di cinque punti percentuali sul 2015, attestandosi al 58%, rispetto alla media nazionale del 52,5%. A questo risultato concorre anche l’adozione di sistemi porta a porta come modalità prevalente di raccolta (68% delle aziende del Top 100). Il settore della distribuzione del gas mostra una sostanziale stabilità. Si riducono i tempi medi di esecuzione di lavori semplici e di attivazione della fornitura: rispettivamente da 5,3 a 4,8 giorni e da 3,3 a 3,2 giorni.
Nonostante tutti questi dati incoraggianti, l’indice di soddisfazione dei clienti è tuttavia più basso, per la prima volta in quattro anni, passando da 85,07 nel 2015 a 82,05 nel 2016. In flessione anche le performance del servizio clienti, con un lieve aumento dei tempi di attesa e un calo del livello di servizio dei call center. Crescono anche i reclami dei clienti.

La digitalizzazione e i nuovi servizi per le città

L’innovazione tecnologica è un fattore strategico per lo sviluppo del settore utility, che impatta in modo significativo sullo sviluppo del territorio e sulla qualità della vita dei cittadini.  Quasi 9 imprese su 10 (l’89,7%) effettua attività di ricerca, in particolare legata al tema della digitalizzazione. Nel 2016 il 53,8% delle aziende aveva sistemi integrati per la raccolta e la gestione dei dati di impianti e infrastrutture mediante strumenti di ICT, come IoT o big data analytics. L’obiettivo per le utility è di poter offrire nuovi servizi alle città: dai sistemi di monitoraggio ambientale (qualità dell’aria e dell’acqua, sicurezza idrogeologica), alla mobilità sostenibile (colonnine di ricarica per l’auto elettrica, car sharing o servizi di smart parking), dalla mappatura energetica delle città all’implementazione di sistemi di ottimizzazione e monitoraggio dei cantieri e dei lavori in corso.

Sostenibilità & Comunicazione

Il 2016 ha evidenziato un’accelerazione nei livelli di attenzione delle utility per i temi della sostenibilità. L’obbligo di pubblicazione del rapporto di sostenibilità per le grandi aziende di interesse pubblico riguarderà 42 delle Top 100. Nel 2016 sono state 38 le aziende che hanno pubblicato il bilancio di sostenibilità, due in più rispetto al 2015 e cinque rispetto al 2014. Quasi tutte le Top Utility, invece, hanno un codice etico, che arriva al 96% dei casi nel 2016 contro l’89% di due anni prima. Quanto poi alla formazione del personale, aumentano le ore di formazione per dipendente, che sono passate da 15,6 nel 2015 a ben 21,3 nel 2016 e hanno riguardato l’86% dei dipendenti.

Imprese green, a Brescia sono oltre mille

in Ambiente/Economia/Partner/Tendenze by
Ambiente

L’attenzione per l’ambiente è sentito sempre più come un fattore di competitività dalle imprese: negli ultimi dieci anni sono quasi 20 mila i certificati ambientali ISO 14001 rilasciati in Italia e uno su cinque ad aziende lombarde (3.698 tra sedi, filiali e stabilimenti). Di questi 2 mila i rilasci nel 2017 fatti in Italia e 366 in Lombardia con un incremento in valore assoluto rispetto all’anno precedente rispettivamente di +173 e +8. Milano prima in Italia e in Lombardia per imprese certificate: 1.353 in dieci anni rispetto alle 1.026 di Roma, alle 905 di Torino, alle 580 di Napoli e alle 533 di Bologna. In Lombardia si distinguono anche Brescia con 470 certificazioni in dieci anni, Bergamo con 462, Monza e Brianza con 261, Varese con 248. Quasi 200 anche a Mantova e Como. In crescita i certificati rilasciati in un anno a Bergamo (+14), a Mantova (+7) e a Varese (+6). Emerge da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi su dati Accredia, Ente Italiano di Accreditamento.

Cresce l’economia green in Italia. Secondo un’elaborazione della Camera di Commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi su dati registro imprese, nel 2017 tocca le 53 mila imprese, +4% in un anno, +33% in cinque anni con 436 mila addetti. Un settore trainato dalla crescita delle grandi città: Milano con 4 mila imprese, Roma con 3 mila, Torino con 2 mila. È Bolzano a segnare la maggiore crescita in cinque anni, col raddoppio delle imprese, oggi a quota 1.848. In Lombardia in un anno il green aumenta del +3%, per un totale di 10 mila imprese e circa 80 mila addetti. In cinque anni il settore ha un incremento regionale del +28%. Imprese più diffuse a Milano (4 mila), Brescia e Bergamo (oltre mille), Varese e Monza con oltre seicento. Tra le province lombarde, il settore cresce maggiormente a Lecco e Monza (+6%).

Confagricoltura, aperti due nuovi bandi per investire sull’ambiente

in Agricoltura e allevamento/Ambiente/Associazioni di categoria/Bandi/Economia by
Ambiente

La Direzione Generale Agricoltura della Regione Lombardia ha approvato le disposizioni attuative per la presentazione delle domande relative alla Sottomisura 4.4., Operazione 4.4.01 “Investimenti non produttivi finalizzati alla conservazione della biodiversità” e Operazione 4.4.02 “Investimenti non produttivi finalizzati alla miglior gestione delle risorse idriche” del Programma di Sviluppo Rurale 2014-2020.

“Si tratta di due misure molto importanti – commenta Gabriele Trebeschi, direttore di Confagricoltura Brescia -: con la prima vengono finanziati interventi per la costituzione di strutture vegetali lineari, come siepi e filari, composti da specie autoctone che aumentano la complessità dell’ecosistema, arricchiscono e diversificano il paesaggio rurale, potenziano le reti ecologiche e creano luoghi di rifugio e riproduzione della fauna selvatica. Con la seconda, invece, si sostiene la realizzazione di fasce tampone boscate, il ripristino della funzionalità dei fontanili, la realizzazione di zone umide e di pozze e altre strutture di abbeverata. In particolare – continua il direttore – la realizzazione di fasce tampone boscate contribuisce alla riduzione dell’inquinamento da nitrati nelle acque superficiali”.

La dotazione finanziaria dell’Operazione 4.4.01 è pari a 1,5 milioni mentre per la 4.4.02 la dotazione è di 4,5 milioni. Viene concesso un aiuto sotto forma di contributo in conto capitale pari al 100% della spesa ammessa (fissata in un importo massimo di 100.000 euro per tutti gli interventi e di 200.000 per l’intervento “Fontanile”).

“La domanda – conclude Trebeschi – deve essere presentata in via telematica entro il 16 aprile: gli uffici di Confagricoltura Brescia sono a disposizione per aiutare gli associati nello svolgimento della procedura burocratica necessaria”.

Italcementi presenta la nuova sala centralizzata

in Ambiente/Città e Hinterland/Economia/Edilizia/Zone by
L'Italcementi

Una sala centralizzata, tra le più moderne d’Europa, con un sistema di controllo, il primo al mondo in una cementeria, che utilizza la tecnologia di comunicazione Profinet (Process Field Net),  un protocollo industriale che mette in collegamento tutti gli strumenti di rilevazione e i reparti (sensori, sistemi, unità di produzione) attraverso una rete di comunicazione di alto livello ideale per lo sviluppo futuro in termini di Big Data e Industry 4.0.

L’intervento, presentato ieri da Italcementi durante un incontro con i media, va a completare il totale rinnovamento dell’impianto, che ha fatto di Rezzato – Mazzano una delle cementeria più avanzate al mondo.

I numeri della sala centralizzata: §  10.000 segnali digitali §   1.000 misure di processo (i sensori che misurano i dati di processo quali pressione, temperatura, portate, livelli, etc.) §  100 armadi di controllo §  250 km di cavi §  15 km di fibre ottiche §  40 monitor

Il revamping: eccellenti performance ambientali

La “nuova” cementeria di Rezzato-Mazzano ha compiuto tre anni lo scorso novembre, con un intervento di oltre 150 milioni di euro, che ha reso l’impianto sempre più efficiente e sostenibile. Grazie al revamping, su entrambe le linee produttive (cemento tradizionale e cemento bianco), le prestazioni ambientali dell’impianto sono migliorate di oltre il 79% e l’emissione complessiva delle polveri si è ridotta del 95%. A verificare e confermare i dati delle prestazioni ambientali della cementeria è la Commissione Tecnico Scientifica istituita in occasione del revamping e incaricata di monitorare il raggiungimento degli obiettivi in termini di riduzione delle emissioni.  I dati sono forniti da analizzatori certificati e le misure sono condotte da laboratori accreditati.

La cementeria di Rezzato- Mazzano

La cementeria di Rezzato-Mazzano, realizzata nel 1964, ha sempre rappresenta  un sito strategico del dispositivo industriale di Italcementi. Nel 1998 l’impianto ottiene la certificazione di qualità ISO 9001, nel 2001 viene installato il monitoraggio in continuo dei forni e nel 2004 la cementeria ottiene anche la certificazione ambientale ISO 14001. Nel 2012 sono iniziati i lavori di ammodernamento e nell’ottobre 2014 viene avviato il nuovo forno.  Il sito produttivo di Rezzato-Mazzano oggi dà lavoro complessivamente a circa 130 persone, alle quali si aggiungono altre 250 persone impegnate nelle attività dell’indotto. La cementeria produce 9 tipi di cementi e ha una capacità produttiva annuale di 1 milione e duecento tonnellate di cemento.

Nuovo piano Cave, Grandi (Aib): basta tergiversare

in Ambiente/Daniela Grandi/Economia/Gabeca/Personaggi by

“Non è possibile tergiversare sul nuovo piano cave provinciale: per le aziende è importante pianificare sotto il profilo degli investimenti e lavorare in maniera consapevole in modo da creare piani di sviluppo. La pianificazione  è fondamentale anche per la tutela dell’ambiente”. A dirlo – secondo quanto riportato da Bresciaoggi – è stata la presidente del settore estrattivo di Aib Daniela Grandi, presente alla cava Vezzola di Montichiari per il Cava Day.

Sono circa 550, riferisce BsNews.it, gli studenti delle scuole superiori bresciane che ieri hanno preso parte alla giornata promossa dall’Associazione industriale bresciana. L’iniziativa era finalizzata a promuovere una corretta informazione sulle attività estrattive, troppo spesso demonizzate a prescindere e confuse con le discariche.

L’open day ha riguardato cava Vezzola di Montichiari, Dolomite Franchi di Marone, Fassa Bortolo e Lombarda Marmi di Botticino, Euromas di Nuvolera, Edilquattro di Ghedi, Breccia Aurora di Gavardo e Carpenedolo, Gruppo Gatti di Lograto, Eredi Ventura di Rezzato e Bettoni di Rovato.

 

Il mare è un’industria: in Italia 7.680 imprese balneari

in Ambiente/Economia/Tendenze/Turismo by
Imprese balneari

Estate 2017, in Italia si contano 7.680 attività che gestiscono stabilimenti sulle spiagge dei nostri mari, sulle rive dei laghi e sulle sponde dei fiumi o noleggiano pedalò e canoe, oltre al classico ombrellone-sdraio, un settore in crescita dell’1,9% in un anno. Tra le province più attrezzate, Rimini è prima con 441 imprese, 5,7% italiano e +0,5% in un anno, seguita da Napoli con 434 attività (5,7%) e Savona con 422 (5,5%). Tra le prime dieci aree per numero di imprese, crescono soprattutto Cosenza (+8,1%), Teramo (+7,3%), Salerno (+3,4%) e Roma (+3%). Emerge da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano su dati registro imprese anni 2016 e 2015 relativi alle sedi di imprese attive.

Il settore in Italia per regione. Emilia Romagna (13,4% nazionale), Toscana (12,6%) e Campania (11,3%) le regioni che trainano il settore con rispettivamente 1.028, 968 e 866 imprese. Tra le regioni che crescono di più in un anno la Calabria (+8,6%) e l’Abruzzo (+5,4%).

La Lombardia cresce del 1,2% con Milano (59 sedi impresa di cui 46 attive nel noleggio) e i laghi che bagnano i territori di Brescia (39) e Como (20).

Barche made in Italy: +2,2% l’export nel 2016 per una cifra che supera 1,7 miliardi. Unione Europea (666 milioni di euro e 38,3% del totale, +34% in un anno) e mercato nordamericano (435 milioni, 25% del totale e +23% tra 2015 e 2016) i principali clienti. Si è diretto verso gli Stati Uniti il 23% dell’export italiano per 402 milioni di euro, in crescita del 17,7%. Tra i primi Paesi acquirenti anche Francia (318 milioni, 18,3%, +131% in un anno) e Malta (192 milioni, 11% e +33%). In crescita anche il Canada, +167%. Emerge da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano su dati Istat anni 2015-2016.

Lgh, Vivenzi annuncia: entro il 2018 il nuovo piano industriale

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A un anno dall’accordo con A2A, il gruppo Lgh (che raccoglie Cogeme e le utility di altre province lombarde) ha fatto il punto sulla partnership con l’azienda di via Lamarmora, che ora la controlla. In una nota congiunta di Antonio Vivenzi (presidente Lgh) e l’ad Massimiliano Masi annunciano che in questi giorni “il Consiglio di Amministrazione di LGH ha iniziato a discutere una riorganizzazione del Gruppo che porterà LGH entro la metà del 2018 a giocare un ruolo da protagonista nelle Utilities italiane, con un piano industriale orientato non solo alla piena valorizzazione dei servizi tradizionali ma anche a disegnare scenari d’azione in settori innovativi come l’economia circolare, l’energia Green, lo sviluppo delle nuove tecnologie smart anche a servizio della qualità della relazione con la clientela”.

Per il comunicato completo si rimanda all’articolo su BsNews.it

 

Imprese energivore, Berlinghieri (Pd): dalla Ue nuovi aiuti

in Acciaio/Ambiente/Economia/Energia/Istituzioni/Parlamento e governo by

“Le norme sull’energia approvate nella Legge Ue, grazie agli emendamenti del Partito democratico, rappresentano un aiuto importante per le imprese energivore e quindi un contributo in particolare per il territorio bresciano. Le imprese bresciane, infatti, sono in testa alle classifiche dell’industria italiana in termini di consumo di energia, acciaierie e fonderie in primis ma non solo”. E’ quanto scrive su facebook la deputata Marina Berlinghieri, capogruppo Pd in commissione Politiche Ue della Camera.

“Abbiamo voluto mandare un segnale chiaro – spiega Berlinghieri – in difesa dell’industria, perché il nostro Paese accanto al terziario e all’agricoltura resta ancora a forte trazione industriale. Lo sanno bene imprenditori e lavoratori della Lombardia. Con due emendamenti abbiamo approvato modifiche agli oneri relativi alle imprese energivore per energia elettrica e gas. Nel primo caso parliamo di un complesso di circa 3mila aziende con circa un milione di lavoratori diretti ed indiretti coinvolti, e che ha nell’energia un fattore cruciale di competitività.  A fianco di questo, comunque, le famiglie e le imprese non energivore godranno di una riduzione dei costi in bolletta. Una  riduzione che vale circa due miliardi fra il 2016 e il 2018 e poi circa settecento milioni sino al 2020. Sono norme che sostengono le nostre aziende e il lavoro italiano, equilibrandosi con una riduzione degli oneri sulle famiglie e creando la prospettiva di una futura crescita delle energie pulite più efficiente e meno costosa”.

 

La valsabbina Eva conquista gli Usa con Sace e Simest

in Ambiente/Aziende/Economia/Energia/Evidenza/Valsabbia/Zone by
Un impianto fotovoltaico di Eva, in Valsabbia

Sace e Simest, che insieme costituiscono il Polo dell’export e dell’internazionalizzazione del Gruppo CDP, sostengono congiuntamente l’ingresso negli Stati Uniti di E.VA. Energie Valsabbia (Gruppo EVA), azienda bresciana attiva nel settore nelle energie rinnovabili e nel campo dei servizi per l’efficienza energetica.

Il Gruppo EVA ha acquisito per circa 4,5 milioni di euro il controllo della Californiana Alternative Energy Systems Consulting Inc. (AESC), attiva nei servizi energetici innovativi (produzione distribuita, efficientamento energetico, energie rinnovabili, mobilità elettrica, smart grid etc) verso i privati e verso le principali utilities ed authorities pubbliche californiane.

L’acquisizione è stata resa possibile grazie alla costituzione da parte di Gruppo EVA di una newco statunitense con SIMEST socio al 49% (per un investimento pari a 2 milioni di euro) e a un finanziamento bancario di Intesa Sanpaolo pari a circa 2 milioni di euro, garantito da SACE. A capo della nuova società, Antonio Corradini attuale Direttore Generale di AESC. Nella strutturazione dell’Acquisizione EVA è stata supportata dall’avv. Carlo Periti dello studio Negri-Clementi.

Con l’Acquisizione di AESC il Gruppo EVA espande le proprie attività in un settore ad altissimo potenziale di crescita e in un’area tra le più avanzate e ricche del mondo. Questo gli consentirà di accelerare ed arricchire di opzioni strategiche lo sviluppo del piano industriale che punta, da un lato a potenziare la produzione idroelettrica e fotovoltaica (con le 28 centrali di proprietà per una potenza installata complessiva di oltre 32,0 MWp), dall’altro alla fornitura di servizi energetici innovativi. Per il raggiungimento di questi obiettivi il Gruppo EVA assumerà nei prossimi 12 mesi oltre 20 nuovi ingegneri (informatici, elettrici e meccanici) dalle migliori università italiane e statunitensi. Grazie all’acquisizione, inoltre, il Gruppo EVA raggiungerà nel 2017 un fatturato consolidato di oltre 25,0 milioni di euro ed un EBITDA di circa 13,5 milioni di euro.

SACE e SIMEST costituiscono il Polo dell’Export e dell’Internazionalizzazione del Gruppo CDP

·    SACE, controllata al 100% da Cassa depositi e prestiti, offre servizi di export credit, assicurazione del credito, protezione degli investimenti all’estero, garanzie finanziarie, cauzioni e factoring. Con € 87 miliardi di operazioni assicurate in 198 paesi, SACE sostiene la competitività delle imprese in Italia e all’estero, garantendo flussi di cassa più stabili e trasformando i rischi di insolvenza delle imprese in opportunità di sviluppo.

·       SIMEST, controllata al 76% dalla SACE e partecipata da primarie banche italiane e associazioni imprenditoriali interviene in tutte le fasi dello sviluppo estero delle imprese italiane, con finanziamenti a tasso agevolato a sostegno dell’internazionalizzazione, con contributi agli interessi a supporto dell’export e attraverso l’acquisizione di partecipazioni.

E.VA. Energie Valsabbia è una azienda della provincia di Brescia attiva dal 2001. Ha registrato nel 2016 un fatturato consolidato pari ad euro 17,5 milioni, con un EBITDA di circa 9,7 milioni di euro, impiegando 17 addetti.

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