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Alimentare

Alcass di Bedizzole chiude il bilancio con un più 34 per cento

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Alcass SpA di Bedizzole, azienda tra i maggiori player nel settore dei prodotti surgelati e senza conservanti, continua il percorso di crescita che l’ha contraddistinta negli ultimi anni.

Alcass produce da oltre trent’anni una varietà di prodotti a brand Amica Natura, dalla linea classica a base di carne, al Biologico distribuito presso i negozi specializzati, al Vegano e Vegetariano, fino alle ultime novità sviluppate con l’utilizzo di alimenti “Superfood”, su tutti il cavolfiore. In crescita anche il segmento delle “private labels” grazie alla fiducia di prestigiosi partner commerciali.

Venendo ai dati economici principali, l’esercizio 2018 ha visto una importante crescita del Valore della Produzione che passa da 9,8 milioni di euro del 2017, a 13,1 milioni di euro nel 2018, registrando un aumento del 33,6%. Anche l’EBITDA cresce a 1,47 milioni rispetto ai 1,26 milioni dell’anno precedente. L’utile netto dopo le imposte (di € 226.135) si attesta a 728.801 € contro i 584.204 € del 2017. In miglioramento rispetto al 2017 anche la posizione finanziaria netta.

L’incidenza della quota export sul fatturato aziendale è cresciuta e si attesta attorno al 10%, in ulteriore crescita anche nei primi mesi del 2019.

Nella relazione sulla gestione si evidenzia come negli ultimi anni l’Azienda stia concentrando le forze per ampliare l’export, dirigendo lo sguardo verso mercati esteri sempre più attenti al Made in Italy, ad un’alimentazione genuina e di qualità. Prosegue Bonaglia:<<I mercati esteri, soprattutto Stati Uniti ed Asia, sono molto complessi da affrontare sia per gli aspetti legislativi che per i gusti e le abitudini di consumo. Il nostro modo di lavorare, tuttavia, ci dà grandi chanche poiché da sempre siamo abituati a sfide impossibili e ad adattarci alle richieste del cliente sviluppando prodotti su misura. E’ il caso della certificazione Kosher ottenuta la scorsa estate dal prestigioso ente americano “OK Kosher” che ci ha aperto un importante canale in nord America, oppure dello sviluppo del nuovo prodotto a base di ceci partendo proprio dal seme e non dalla farina, ottenendo così una qualità molto più elevata. E’ stata comunque un’ottima annata per tutto, anche per le linee VEG e BIO che hanno aiutato il business oltre confine, dove i valori di genuinità e innovazione sono molto richiesti>>.

Export, il cibo italiano vale 41 miliardi… Ecco la mappa con le rotte

in Agricoltura e allevamento/Alimentare/Economia/Export/Tendenze by
Uva, foto generica da Pixabay

Vini, acque minerali e oli in USA, pesce fresco in Spagna, alimenti per animali nelle Filippine. UK primo per animali e secondo per frutta, ortaggi e gelati. In forte aumento Polonia e Australia per vini, Indonesia per alimenti per animali, Cina per cioccolato, caffè e spezie, Canada per formaggi, Russia per pasta, Spagna per frutta e granaglie, Croazia per oli, Slovenia e Vietnam per carni, Portogallo per pesce fresco e Ungheria per quello lavorato

 

L’agroalimentare “made in Italy” nel mondo vale 41 miliardi di euro all’anno e cresce del +1,4%. Ma per sapere dove va e da dove parte l’export, quali sono i maggiori mercati di sbocco e i prodotti più apprezzati arriva la mappa: “L’agroalimentare italiano nel mondo”, realizzata dalla Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi e Coldiretti Lombardia, con Promos Italia sui settori dell’agricoltura, della pesca, dell’allevamento, dell’industria alimentare e delle bevande, esclusi silvicoltura e tabacco. La mappa, disponibile in italiano e inglese, è scaricabile in internet (https://www.promos-milano.it/). Una mappa che arriva nei giorni di “Milano Food City”, la settimana dedicata al cibo e alla cultura della sana alimentazione, dal 3 al 9 maggio.

“Parlare e ragionare di cibo – spiega Giovanni Benedetti, Direttore della Coldiretti Lombardia e membro di giunta della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi – non è più solo un tema per addetti ai lavori, ma significa prendere in considerazione una leva strategica per lo sviluppo economico e occupazionale del nostro Paese. L’andamento sui mercati esteri potrebbe ulteriormente migliorare con una più efficace tutela nei confronti della “agropirateria” internazionale, che fattura oltre 100 miliardi di euro utilizzando impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che si richiamano all’Italia per prodotti taroccati che non hanno nulla a che fare con la realtà nazionale”

Agroalimentare italiano nel mondo: Germania, Francia, Stati Uniti, Regno Unito i maggiori mercati per l’export. Prima la Germania (+1,6%) seguita da Francia (+4,3%), Stati Uniti (+4%) e Regno Unito (+1,6%). Tra le prime 20 in crescita anche Polonia (+6,3%), Svezia e Australia (+3,8%). Aumenti più contenuti per Giappone e Russia, rallenta la Cina. E se la Germania e la Francia sono i primi acquirenti per quasi tutti i prodotti, gli Stati Uniti eccellono per vini (+4%), acque minerali (+7,4%) e oli, la Spagna per pesce fresco, le Filippine (+36,4%) e la Grecia (+7,1%) per alimenti per animali, il Regno Unito per animali vivi e loro prodotti (+33,1%). Il Regno Unito al secondo posto per frutta e ortaggi lavorati e conservati e per gelati, l’Austria al terzo per cereali e riso. In forte crescita per vini la Polonia (+23,3%) e l’Australia (+18,5%) ma anche la Francia (+10,1%), l’Indonesia per alimenti per animali (+100,7%), la Cina per cioccolato, caffè e spezie (+21,7%), il Canada per formaggi (+27,2%), la Russia per la pasta (+43,5%), la Spagna per frutta (+22,5%) e granaglie (+13,6%), la Croazia per oli (+35,2%), la Slovenia e il Vietnam per carni (+17% circa), l’Ungheria per pesci lavorati e conservati (+44,1%) e il Portogallo per i prodotti di acquacultura (+209%). Emerge da elaborazioni della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi insieme a Coldiretti Lombardia e Promos Italia su dati Istat, anni 2018 e 2017.

I prodotti “made in Italy” più esportati. Cioccolato, tè, caffè, spezie e piatti pronti con 7 miliardi di euro (+3,6%), seguiti dai vini con 6,2 miliardi (+3,3%), vengono poi pane, pasta e farinacei con 3,9 miliardi di euro (+2,5%) ma anche 3,5 miliardi (+4,2%). Superano i 3 miliardi di euro anche frutta (+2,4%), prodotti lattiero-caseari (+3,2%), carni e prodotti non lavorati da colture permanenti (tra cui uva, agrumi). Gli aumenti più consistenti si registrano per pane e prodotti di pasticceria con 1,2 miliardi (+72%), prodotti per animali (+10,5%) e gelati (+7,4%).

I maggiori esportatori italiani? Cuneo e Verona con 3 miliardi di euro. Al terzo posto sale Milano con 1,6 miliardi, +4,4%. Vengono poi Parma 4°, Bolzano 5°, Salerno 6° e Modena 7°. Tra le prime venti posizioni la maggiore crescita a Cuneo (+11%), Ravenna (+8,1%) e Treviso (+6,2%).

Lombardia con 6,4 miliardi di export rappresenta circa un sesto del totale italiano. Oltre a Milano, 3° in Italia, tra le prime 20 ci sono anche Bergamo 12° con 880 milioni circa (+5,9%) e Mantova 19° con 661 milioni. A crescere di più sono però Lodi (+7,1%) e Como (+6,2%). Como leader italiana in pesci, crostacei lavorati e conservati (con 155 milioni, +8,9%), Brescia 8° e Milano 17°, Lodi prima per prodotti lattiero-caseari dove rappresenta un decimo del totale nazionale, +9,4% con Mantova 5°, Cremona 6°, Brescia 8°, Bergamo 9° e Milano 14°. Pavia eccelle invece per granaglie, amidi e prodotti amidacei (17% nazionale, +4,3%), Milano è prima per prodotti da forno e terza per cioccolata, caffè e spezie.

Feste di Pasqua, il settore delle vacanze dà lavoro a 40mila bresciani

in Alimentare/Economia/Tendenze by
Pasqua

Al via le feste di Pasqua e ai ponti, per quasi un mese di possibili partenze con affari in crescita del 10% rispetto allo scorso anno. I settori della vacanza organizzata con le agenzie di viaggio valgono 750 milioni al mese in Italia, di cui 190 milioni in Lombardia e 140 milioni a Milano. Crescono le imprese legate al turismo e impegnate nell’accoglienza per gite e viaggi, +6% in Lombardia in cinque anni. Si tratta di oltre 58 mila imprese in Lombardia su 407 mila in Italia (+8,2%), con 311 mila addetti in Lombardia su 1,75 milioni in Italia. Prima Milano con 21 mila  imprese, in crescita del 14% in cinque anni, con 150 mila addetti La Lombardia pesa per business nel settore alberghi, ristorazione e agenzie di viaggio con 12 miliardi all’anno su un totale nazionale di circa 45 miliardi, di cui 8 a Milano. Emerge da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi su dati registro imprese e Aida.

Lombardia: i settori delle vacanze. Prima Milano con 21 mila  imprese, in crescita del 14% in cinque anni, 150 mila addetti, seguita da Brescia con 8 mila e 40 mila addetti, Bergamo con 6 mila (+3,4% e 27 mila addetti), Varese e Monza (circa 4 mila imprese, con 19 mila e 14 mila addetti), Como e Pavia (circa 3 mila con 16 mila e 9 mila addetti).

Italia: i settori delle vacanze. Prima Roma per imprese con 35 mila imprese (+18,7% in cinque anni e 131 mila addetti) e Milano per addetti (150 mila). Seguono Napoli con 20 mila imprese (+15,6%) e 66 mila addetti e Torino con 14 mila e 50 mila addetti. Circa 9 mila imprese anche a Salerno, Bari e Brescia.

L’industria del miele non ha crisi: +36 per cento in dieci anni

in Agricoltura e allevamento/Alimentare/Economia/Tendenze by
Miele

Sempre più fornitori per miele e propoli. Sono 720 le imprese lombarde attive nella produzione di miele (+2% in un anno, + 36% in quasi dieci anni), su un totale italiano di 5.603. In testa tra le province lombarde Brescia con 108 imprese, + 3% in un anno e + 26% in circa dieci, Bergamo (102, +89% in una decina d’anni), Varese (95 imprese, +3%), Sondrio (80, + 19% in dieci anni). Tra i territori lombardi che sono cresciuti maggiormente, Lodi (+23% in un anno) e Monza in dieci anni (+94% con 35 imprese). Emerge da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi e di Coldiretti Lombardia sui dati registro imprese al 2018, 2017, 2013, 2009.

“In Lombardia – spiega Giovanni Benedetti, direttore di Coldiretti Lombardia e membro di giunta della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi –  vengono gestiti 143mila alveari per una popolazione stimata di oltre 4 miliardi di api. A livello nazionale esistono più di 50 varietà di miele a seconda del tipo di “pascolo” delle api: dal miele di acacia al millefiori (che è tra i più diffusi), da quello di arancia a quello di castagno (più scuro e amarognolo), dal miele di tiglio a quello di melata, fino ai mieli da piante aromatiche come la lavanda, il timo e il rosmarino. Per non cadere nell’inganno dei prodotti stranieri spacciati per nazionali il consiglio è di verificare con attenzione l’origine in etichetta oppure di rivolgersi direttamente ai produttori”.

Gli addetti. Sono oltre 3 mila in Italia (+18% in un anno), di cui circa 700 in Piemonte (+14%) e 379 in Lombardia (+8%). Più addetti in Italia a Cuneo (+13%) con 175, Torino (+13%) con 150 e Catania con 179 (+49% in un anno).

Le imprese in Italia. Sono 5.603 le imprese italiane attive nella produzione di miele, in crescita del +5% in un anno  e del 49% in dieci anni. La provincia italiana con più imprese è Torino (251, +6% in un anno e + 65% in dieci), seguono Cuneo con 218 (+2% e +66%), Catania con 222 (+8% e + 59%), Trento con 151 (+ 2% e + 29%).

Stranieri, donne e giovani. Sono 227 gli stranieri nel settore in Italia (4% del settore), di cui 23 in Lombardia (3%). Le donne pesano il 26% del settore in Italia con 1.472 imprese, di cui 180 in Lombardia (25%). Pesano i giovani col 16% delle imprese nazionali (880), di cui 102 in Lombardia (14%).

Boom di enoteche in Lombardia, ma Brescia è ferma…

in Alimentare/Economia/Tendenze by
Enoteca, foto da Pixabay

Sono 988 le enoteche in Lombardia nel 2018, rispetto alle 851 di cinque anni fa e alle 786 del 2010 secondo un’elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi sulle localizzazioni. In otto anni la crescita del settore è stata del 25,7%, in cinque anni del 16,1%, stabile il settore nell’ultimo anno (+0,2%). Milano è prima in Lombardia con 256 imprese (+43% in otto anni, +23,7% in cinque). Le imprese a Brescia sono 165 (stabili rispetto a otto anni fa), a Bergamo 106 (+53,6% in 8 anni e 39,5% in 5 anni), a Varese 103 (+12% in 5 anni) e a Monza 82 (+30,2% in 8 anni, 15,5% in 5 anni). Un comparto che in Lombardia impiega circa 1200 addetti e genera in un anno un giro d’affari da 67 milioni di euro, circa un quinto del totale italiano. È quanto emerge da una elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi e Coldiretti Lombardia su dati Registro Imprese e AIDA – Bureau van Dijk.

Le enoteche in Italia sono 7.278, +14% in otto anni, +8,7% in 5 anni, stabili nell’ultimo anno, un comparto che impiega oltre 7.800 addetti, per un giro d’affari che supera i 280 milioni di euro in un anno. Prime per imprese Napoli (547 +10,1% in 5 anni), Roma (486, +24% in 8 anni, +11,2 in 5 anni) e Milano (256, +43% in otto anni, +23,7% in cinque). Dopo Milano c’è Torino (229, +27,9% in 8 anni), Bari (196, +12% in 8 anni), Brescia (165, stabile rispetto a 8 anni fa), Firenze (164, -3,5% in 8 anni), Venezia (160, +14,3% in 8 anni), Padova (144, +29,7% in 8 anni). Crescono di più in Italia Bologna (+147,9% in otto anni, da 48 a 119), Matera (da 11 a 23, +109,1%), Mantova (+78,6% da 28 a 50), Prato (+76,5% da 17 a 30) e Trieste (+70,6%). Guardando la concentrazione di enoteche nelle singole città, i primi 10 comuni in Italia, per numero di localizzazioni attive, sono Roma, al primo posto con 340 enoteche, Napoli (231), Milano (134), Torino (115), Firenze (89), Genova (85), Venezia (68), Palermo (60), Bologna (59), Bari (55).

L’identikit del settore in Lombardia, donne al 20,7%, giovani all’8,3%. Considerando le sedi di impresa attive in Lombardia (che possono avere più localizzazioni), ci sono più donne a Mantova (32,1% 9 delle 28 sedi di impresa) e Como (35,3% 18 delle 51 totali). Più giovani a Como (13,7%) e Pavia (12,1%). 22 in tutto le imprese straniere attive in Lombardia (3,3% del totale) di cui 11 attive a Milano.

L’identikit del settore in Italia, donne al 26,7% e giovani al 11,8%. Considerando le sedi di impresa (che possono avere più localizzazioni) e i territori con più di 50 attività nel settore, ci sono più giovani a Taranto (25,4% delle 59 sedi di impresa), a Catania (22,1% su 68 imprese), Caserta (17% su 106 imprese), Lecce e Bari (16% delle 73 e 141 imprese). Più donne a Taranto (47,5% delle 59 imprese), Caserta (40,6% su 106 imprese), Pisa (37% delle 54 imprese), Como (35,3% delle 51), Catania (33,8% delle 68 imprese) e Cagliari (32,6% di 58). Più stranieri a Firenze (10,4%) e Roma (9,1%).

Pasta Zara, i lavoratori tornano a sperare e danno l’ok alla rinuncia al premio

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Pasta Zara torna a sperare grazie all’operazione che ha portato Barilla ad acquisire lo stabilimento di Muggia (Trieste), dando una boccata d’ossigeno al gruppo che dà lavoro a 470 persone e comprende anche gli stabilimenti di Riese (Veneto) e Rovaato.

Pasta Zara, lo ricordiamo, è stato ammesso pochi mesi fa al concordato preventivo per la pesante situazione debitoria (circa 240 milioni di euro). L’operazione dovrebbe portare nelle casse dell’azienda circa 120 milioni. Il resto lo faranno i sacrifici chiesti ai lavoratori, come la rinuncia al premio di risultato per i prossimi cinque anni con la ridefinizione – al raggiungimento del 10 per cento dell’Ebitda – di un nuovo premio per traguardi.

I lavoratori, nelle scorse ore, hanno accettato infatti la bozza di accordo per la rinuncia al Premio per obbiettivi in tutta la durata del piano concordatario che riguarda la società. 214 i favorevoli e 114 i contrari.

Latte, prezzo in crescita. Martinoni: le aziende ne prendano atto

in Alimentare/Economia by
Latte, foto generica

“Ci sono buone notizie per il settore del latte e per gli allevatori italiani –  afferma Francesco Martinoni, presidente di Confagricoltura Brescia –grazie ad una serie di fattori interni e internazionali.   A conferma di questo basti pensare che il prezzo del Grana Padano (nove mesi) è salito nelle recenti contrattazioni sino a 6 euro e 60 centesimi, dopo aver toccato solo la scorsa primavera i 6,10 euro/kg. Questo grazie anche alle politiche del Consorzio che hanno favorito la crescita dell’export della nostra maggiore Dop casearia”.

Dopo un primo semestre difficile per il settore, a partire dalla scorsa l’estate il mercato sta ripartendo e la prospettiva del prossimo futuro è decisamente migliore: “Il latte spot supera la quotazione di  43 centesimi al chilo, riportandosi ai livelli di fine 2017 – continua il presidente Martinoni – e, anche a causa della straordinaria siccità in alcuni paesi del nord Europa, l’incremento produttivo europeo si è rallentato rispetto alle previsioni. Questo deve andare  a beneficio del prezzo del latte riconosciuto agli allevatori, come testimoniato dal trend positivo del valore medio europeo alla stalla”. Il contesto nazionale, con il segno più dei principali indicatori – con le quotazioni  delle produzioni nazionali tutte in crescita -, insieme all’andamento internazionale che vede un aumento dello sviluppo degli scambi, consentono dunque di tratteggiare un quadro a tinte più positive

Ci sono quindi – secondo Confagricoltura –  tutte le condizioni per affrontare positivamente la stagione del rinnovo dei contratti con le imprese lattiero-casearie. Il primo banco di prova è la trattativa in corso con uno dei più grandi player del settore, ovvero Lactalis, che attraverso Italatte controlla marchi storici come Galbani.  “Siamo in fase conclusiva nella contrattazione con questa grande impresa – ha evidenziato Francesco Martinoni – in cui contiamo di giungere ad un positivo accordo che veda riconosciuto un’equa remunerazione agli allevatori”. “Restiamo comunque consapevoli – conclude Martinoni –  della necessità di sviluppare strategie di più ampio respiro per la valorizzazione del latte italiano a partire dall’aggregazione di prodotto. Vanno inoltre ripresi alcuni temi centrali su cui sviluppare la politica settoriale: nuove regole per il rapporto con la Gdo, archiviando l’intollerabile meccanismo delle doppie aste; l’individuazione di nuovi sbocchi di mercato come l’industria dolciaria di eccellenza e, non ultimo, e il rafforzamento dell’export”.

Agroalimentare, cresce l’impresa dell’autunno

in Agricoltura e allevamento/Alimentare/Economia/Tendenze by
Produzione delle mele, foto d'archivio

Crescono i settori dell’agroalimentare legati all’autunno, sia in Lombardia che in Italia. In cinque anni si registra il +11% a Milano, dove si contano 290 imprese, +5% in Lombardia con 4.261 attività e +10% in Italia con 152 mila attività. In un anno, invece, la crescita è del +2% in regione e +3% a livello nazionale. Emerge dai dati della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi e di Coldiretti Lombardia a giugno 2018. Sono legate all’autunno attività quali la coltivazione di uva (2.991 imprese in regione, di cui 148 a Milano su 80 mila in Italia), mele (243 imprese su 8 mila nazionali), castagne, bacche: mirtilli, ribes, kiwi, cachi, melograno, nocciole (443 su 11 mila), olive (464 di cui 86 a Milano su 49 mila), produzione di olio (28 di cui 6 nel capoluogo su 3 mila) e di vino (92 di cui 16 milanesi su 1.845). Settori che contano 150 mila addetti in Italia, di cui 6 mila in Lombardia e circa 600 a Milano. Un imprenditore su dieci è giovane, sia in regione che in Italia.

Business da 1,4 miliardi all’anno in regione su 17 miliardi in Italia, con 650 milioni a Milano, circa 300 a Brescia, circa 100 a Bergamo, Pavia, Lecco. Prime in Italia Verona con circa 2 miliardi, Treviso e Firenze con oltre 1 miliardo.

Maggiore concentrazione in Italia a Bari, Trapani, Treviso, Foggia, Trento, Verona e Cuneo. Prima Bari con circa 10 mila imprese, +28% in cinque anni, seguita da Trapani con oltre 8 mila, Treviso con quasi 7 mila, + 16%, Foggia con 6 mila, +7%, Trento, Verona e Cuneo con 5 mila, +13%, + 16% e +24%.

Maggiore concentrazione in Lombardia a Pavia, Brescia, Sondrio, Bergamo. Prima Pavia con 1532 imprese, seconda Brescia con circa mille imprese, +15% in cinque anni, seguita da Sondrio con 480, + 14%, Bergamo con 355, +22%, Milano con 290, +11%.

Crescono di più in Italia Rovigo, Belluno, Verbania. Rovigo con 54 imprese, +8,00%,in un anno, +116,00% in cinque anni, Belluno con 71 imprese, +10,90% in un anno, +115,20% in cinque anni, Verbania con 34 imprese, +13,30% in un anno, + 112,50% in cinque anni, Ferrara con 309 imprese, +10,00%,in un anno, +,100,60% in cinque anni, Isernia con 46 imprese, +21,10% in un anno, +91,70% in cinque anni.

Tra i territori con oltre mille imprese, crescono Bolzano, Avellino, Caserta: Bolzano con 2.784 imprese, +10,50% in un anno, +73,80% in cinque anni,  Avellino con 2.195 imprese, +16,10% in un anno, +59,40% in cinque anni, Caserta con 1.347 imprese, +12,50% in un anno, +53,80%in cinque anni, Napoli con 1.454 imprese, +13,30% in un anno, +47,20% in cinque anni, Matera con 959 imprese, +5,70% in un anno +45,10% in cinque anni, Ravenna con 1.307 imprese, +4,10% in un anno, +31,20% in cinque anni, Bari con 9.630 imprese, +5,40% in un anno, +28,10% in cinque anni, Viterbo con 2.840 imprese, + 3,80% in un anno, +27,40% in cinque anni, Nuoro con 1.077 imprese, +5,40% in un anno, +24,40% in cinque anni,

Crescono di più in Lombardia Cremona, Varese, Como, Lecco, Mantova, Bergamo, Monza. Cremona con 24 imprese, +4,30% in un anno, +84,60% in cinque anni, Varese con 93 imprese, +10,70% in un anno, +78,80% in cinque anni, Como con 87 imprese, +7,40% in un anno, + 67,30% in cinque anni, Lecco con 62,imprese, +12,70% in un anno, +59,00% in cinque anni, Mantova con 264 imprese +8,60% in un anno, +32,70% in cinque anni, Bergamo con 355 imprese, +5,30% in un anno, +21,60% in cinque anni, Monza e Brianza con 51 imprese, +2,00% in un anno, +21,40% in cinque anni.

Più peso dei giovani a Avellino, Napoli, Caserta ma anche Torino e Imperia. Giovani più presenti ad Avellino (500 imprese su 2.195, 22,8%), Napoli (330, 1.454, 22,7%), Caserta (282, 1.347, 20,9%). Tra le prime anche Salerno (582, 3.751, 15,5%),  Torino (87, 583, 14,9%), Crotone  (241, 1.659, 14,5%),  (145, 1.007, 14,4%).

Più peso dei giovani in Lombardia a Varese, Sondrio, Como. Più giovani a Varese (18 su 93,19,4%), Sondrio (77, 480, 16,0%), Como (12,  87, 13,8%).

Boom di take away e cibi pronti: nel Bresciano le imprese sono 788

in Alimentare/Economia/Tendenze by
Taake aawaay e cibi pronti a Brescia: i dati

Cresce la passione di lombardi e italiani per il cibo d’asporto e i pasti pronti nel 2018. Sono 5.803 le imprese attive in regione nel settore su 37.715 nel Paese e crescono in un anno di circa il 2% secondo i dati elaborati dalla Camera di commercio di Milano Monza Brianza e Lodi su fonte registro imprese al primo trimestre 2018 e 2017. Un settore che in Lombardia impiega 18 mila addetti su 109 mila in Italia e nel quale pesano soprattutto stranieri (50,2% contro la media italiana del 24,4%) e giovani (22,6% contro media italiana del 21,3%) ma meno le donne (19% in Lombardia, 27,1% in Italia).

Take away e cibi pronti in Lombardia. Si tratta soprattutto di imprese specializzate nella somministrazione con asporto, 5.581 attività, ma ci sono anche oltre duecento imprese tra produzione di pasti, sughi e estratti pronti. Milano è prima con 1.888 imprese attive, seguita da Brescia (788), Bergamo (691), Monza Brianza (503) e Varese (476). In un anno sono Milano (+4,5%), Monza Brianza (+4,1%), Como (+3,9%) e Pavia (+3,3%) a crescere di più.

Take away e cibi pronti in Italia. 37.715 imprese, +1,8% in un anno, e circa 109 mila addetti sono i numeri del settore in Italia. Roma (3 mila imprese, 8% nazionale), Napoli (1.969, 5,2%) e Milano (1.888, 5%) sono i territori che concentrano il maggior numero di attività seguite da Torino (1.546), Bologna (845) e Catania (810). Aosta (+15,4%), Isernia (+12%), Parma (+8,4%) e Piacenza (+7,9%) i territori che crescono di più. Lombardo il primato per la presenza di imprenditori stranieri nel settore con Lecco (62,4%), Milano (60,6%) e Lodi (53,3%) le province dove pesano di più in Italia. Caltanissetta (30,1%), Asti (29,9%) e Messina (29,4%) sono, invece, le aree dove l’imprenditoria giovanile ha un peso maggiore e Rieti (54%), Chieti (45,6%) e Frosinone (42,3%) quelle in cui le imprenditrici pesano di più.

Business da 1,3 miliardi in Lombardia su 5,5 miliardi in Italia per piatti pronti e take away. Tra le regioni prima l’Emilia Romagna con 1,5 miliardi, seconda la Lombardia e terzo il Lazio con 840 milioni. Tra i territori, prima in Italia è Roma con 784 milioni, seguita da Ravenna con 578 milioni, Milano con 332 milioni, Monza con 300 milioni, Parma con 291 milioni, Modena con 239 milioni, Napoli con 195 milioni, Brescia con 182 milioni, Rimini con 147 milioni, Bergamo con 134 milioni, Mantova con 125 milioni, Pavia con 118 milioni.

Riso, il gruppo Marcello Gabana parte alla conquista della Germania

in Agricoltura e allevamento/Alimentare/Economia/Export/Gabeca by
Claudia Gabana, Fabrizio Scuri e Daniela Grandi

Grandi Riso – quarto produttore italiano di riso e azienda di punta del gruppo Marcello Gabana Holding di Calcinato (Bs) – parte alla conquista della Germania. Dai prossimi giorni, infatti, cinque prodotti dell’azienda di Codigoro (Fe) saranno ufficialmente in vendita sugli scaffali di Kaufland.

Kaufland è una delle principali catene di supermercati del Paese e rappresenta il marchio di qualità gruppo Swartz, che possiede anche i discount Lidl. Un colosso che conta quasi 10mila store distribuiti in 26 Stati.

I prodotti in vendita – che verranno consegnati a partire dal 19 settembre – saranno il riso Fellix integrale, l’Igp Carnaroli e l’Arborio Igp Delta del Po’, a cui una recente indagine di Altroconsumo ha riconosciuto l’“etichetta” di unico arborio in purezza italiano tra quelli analizzati. Ma anche cinque risotti pronti da 200 grammi (tartufo, carote e zucchine, porcini, asparagi, e pomodoro capperi e olive).

Ma non si tratta dell’unica novità. Sempre da questo mese, infatti, i prodotti Grandi Riso (gli Igp carnaroli, arborio e baldo e volano) entreranno ufficialmente nella sede Eataly di Monaco di Baviera, poche settimane dopo aver trovato spazio nelle filiali italiane dei negozi fondati da Oscar Farinetti (Milano Smeraldo, Roma e Torino Lingotto).  Il 5 e 6 ottobre (ultimo weekend dell’October fest), in particolare, ad Eataly Monaco si terranno due giornate di promozione con eventi e show-cooking all’interno del punto vendita.

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