Magazine di informazione economica di Brescia e Provincia

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Agricoltura e allevamento - page 5

Imprese agricole, dalla Camera di commercio 50mila euro di contributi

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La Camera di Commercio di Brescia ha stanziato un fondo di € 50.000 destinato alle imprese agricole operanti nel settore dell’allevamento di bovini, bufale, ovini e caprini da latte, per l’acquisto di nuove vasche da latte. Il bando di concorso avrà durata dal 18 luglio al 31 dicembre 2016. Il contributo coprirà il 50% della spesa al netto di IVA, fino ad un massimo di € 5.000 per ogni impresa, con una spesa minima di € 2.000. L’assegnazione dei contributi avverrà secondo il criterio della priorità cronologica di presentazione delle domande on line. Per visionare il regolamento ed i moduli collegarsi al sito www.bs.camcom.it alla pagina Contributi alle imprese/Bandi di contributo camerali/Settore Agricoltura. Per informazioni contattare l’Ufficio Promozione del Territorio: tel. 030/3725.271-356.

Infortuni, Brescia sotto media ma le morti bianche sono in aumento

in Agricoltura e allevamento/Cgil/Economia/Edilizia/Sindacati by

I settori interessati maggiormente da infortuni mortali sono sempre gli stessi, agricoltura e edilizia, con caduta dall’alto e ribaltamento dei mezzi agricoli, utilizzati spesso da agricoltori ormai pensionati che utilizzano quei veicoli per anni, senza mai adeguarli. Segue il settore metalmeccanico. Il settore artigiano continua a mantenere un alto tasso di infortuni mortali. La classe di età di lavoratori maggiormente colpiti da infortuni mortali è quella tra i 40 e i 59 anni. È la fotografia tracciata dalla relazione annuale dell’Inail relativa al 2015 diffusa nei giorni scorsi e rielaborata in un rapporto di sintesi dall’ufficio sicurezza Ambiente della Camera del Lavoro di Brescia. Un anno considerato – sia a livello nazionale che regionale e provinciale – il peggiore dell’ultimo decennio con più di 1.200 lavoratori che hanno perso la vita svolgendo il proprio lavoro, con un incremento del 2,6% rispetto al 2014 e del 6,1% rispetto al 2013.

Per quanto riguarda le malattie professionali si conferma il trend di aumento a livello nazionale, cosa che avviene però in misura minore a livello provinciale e lombardo. Per Brescia le cifre sono irrisorie, sia di denunce che di riconoscimenti, se consideriamo l’alta concentrazione produttiva tipica della nostra provincia.

Per Brescia, le malattie professionali denunciate nel 2015 arrivano a 535 casi, 46 casi in più rispetto al 2014. La media nazionale di malattie professionali riconosciute si aggira intorno al 34,4%. Per la Lombardia è sempre Bergamo la provincia con il maggior numero di casi denunciati, ed il 50% delle denunce vengono riconosciute come Malattie Professionali da parte dell’Inail. La provincia di Brescia rimane sotto la media nazionale, cioè 138 riconoscimenti su 535 denunce il 25,7%. «Si conferma in generale il trend in diminuzione per gli infortuni nell’ultimo quiquennio, mentre lo stesso tasso di decremento non si ripropone per gli infortuni mortali – spiega Antonella Albanaese, responsabile dell’Ufficio Sicurezza Ambiente della Camera del Lavoro di Brescia -; infatti nonostante il calo delle ore lavorate in generale e nei settori a maggiore sinistrosità come l’edilizia, il numero delle morti per infortunio aumenta».

Le malattie professionali hanno fatto registrare un incremento negli anni: «Questo andamento assume una valenza importante – sottolinea Antonella Albanese -: perché fa emergere la realtà dei rischi presenti nel mondo del lavoro ed evidenzia la maggiore consapevolezza da parte dei lavoratori, il che è fondamentale per la valutazione dei rischi emergenti senza trascurare il fattore ambiente che interagisce con i fattori di rischio lavorativo. Un esempio sono i tumori polmonari, fenomeno molto sottostimato in una provincia come la nostra».

«Bisogna lavorare ancora molto nella realtà produttiva della nostra provincia – conclude Albanese – per far sì che cresca la cultura della prevenzione per la salute e sicurezza nel lavoro e si comprenda pienamente che lo sviluppo della prevenzione non è un costo, ma un investimento che trascina innovazione tecnologica degli impianti produttivi, organizzativa e procedurale con ricadute positive sui livelli di produttività di cui il sistema italiano ha vitale bisogno».

Il boom dei voucher registrato negli ultimi anni lascia inoltre intendere un aumento dell’area di irregolarità e lavoro sommerso. Spesso infatti, il verificarsi di infortuni avviene, non casualmente, nel primo giorno di prestazione coperta dai voucher.

La preoccupazione maggiore è rappresentata dall’evidenza che la grave crisi di questi anni comportando difficoltà produttive e finanziarie per le aziende, spinge molto spesso queste ultime a trascurare, soprattutto gli aspetti della salute e sicurezza all’interno dei luoghi di lavoro, a scapito delle condizioni di lavoro.

Vino, dalla Regione 3,4 milioni per le cantine del territorio

in Agricoltura e allevamento/Economia/Evidenza by

“Regione Lombardia ha allocato l’intero budget delle risorse a disposizione per l’Ocm Vino per la campagna 2016-17 e questa e’ la migliore risposta per chi continua a insistere nel tentativo di centralizzare l’operazione. Non sarebbe necessario, se tutte le Regioni funzionassero come la Lombardia”. Cosi’ l’assessore all’Agricoltura della Lombardia, Gianni Fava, annuncia che la graduatoria delle domande ammissibili a finanziamento sulla quota regionale per la promozione del vino sui mercati dei paesi terzi e’ stata inviata al ministero delle Politiche agricole, secondo la nuova formula che vede il Mipaaf competente nella validazione dell’operazione.

SOGGETTI BENEFICIARI E PROGETTI – “La spesa ammessa per progetti di internalizzazione extra-Ue – comunica Fava – e’ di oltre 14,2 milioni di euro, mentre il contributo regionale lombardo e’ di 3,4 milioni, impiegato per intero e a vantaggio di operazioni che coinvolgono cantine lombarde, ma anche progetti multiregionali con capofila la Lombardia o altre regioni”. Fra i soggetti beneficiari: ente Vini bresciani, azienda agricola Mirabella, Consorzio Lieti Calici (Cina), Consorzio tutela vini Oltrepo’ Pavese, Consorzio tutela Franciacorta, As.co.vi.lo., Ati Lombardy Taste, Guido Berlucchi & C. spa, Ca’ del Bosco srl, Consorzio Lieti Calici (Usa), Castello del Poggio. I progetti multiregionali con capofila la Lombardia: Consorzio tutela vini Lugana, Ati Interwine Scarl. I progetti multiregionali con capofila con capofila altre regioni: Ati Farnese Vni srl, Consorzio Divinitalia, Associazione Dop in the World, Ati Vip, Ati Consortium Vini.

Camera di commercio, 50mila euro di aiuti agli allevatori bresciani

in Agricoltura e allevamento/Camera di commercio/Economia/Evidenza by

La Camera di Commercio di Brescia ha stanziato un fondo di € 50.000 destinato alle imprese agricole operanti nel settore dell’allevamento di bovini, bufale, ovini e caprini da latte, per l’acquisto di nuove vasche da latte. Il bando di concorso avrà durata dal 18 luglio al 31 dicembre 2016. Il contributo coprirà il 50% della spesa al netto di IVA, fino ad un massimo di € 5.000 per ogni impresa, con una spesa minima di € 2.000. L’assegnazione dei contributi avverrà secondo il criterio della priorità cronologica di presentazione delle domande on line. Per visionare il regolamento ed i moduli collegarsi al sito www.bs.camcom.it alla pagina Contributi alle imprese/Bandi di contributo camerali/Settore Agricoltura. Per informazioni contattare l’Ufficio Promozione del Territorio: tel. 030/3725.271-356.

Mirtilli, nel Bresciano coltivazioni triplicate nell’arco di un decennio

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Il mirtillo è sempre più di moda per le proprietà antiossidanti. E Brescia, una delle province italiane a maggiore vocazione agricola, ha deciso di non mancare all’appuntamento con il mercato. Nel giro di un decennio, infatti, secondo i dati diffusi dalla Coldiretti la coltivazione delle bacche blu è passata da 34mila metri quadrati (2006) a ben 90mila (2015). Ogni pianta di mirtillopuò arrivare a produrre fino a tre chili di frutti a stagione, ma l’investimento iniziale è comunque significativo: ci vogliono circa tre anni dalla piantumazione, infatti, prima che dalla pianta arrivino i frutti. Il prezzo al chilogrammo all’ingrosso varia dai 4 ai 6 euro, per poi raddoppiare al dettaglio.

Fondi Pac, premi accoppiati. Fava: approccio positivo del ministero

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“Trovo positivo l’approccio del ministero delle Politiche agricole a un problema che solleviamo da tempo e che riguarda l’adeguatezza degli strumenti del premio accoppiato relativo al Primo pilastro della Politica agricola comune. Si tratta di leve che, per definizione, dovrebbero servire a intervenire in quei comparti che la legislazione comunitaria definisce a rischio declino”. Cosi’ afferma l’assessore all’Agricoltura Gianni Fava, condividendo buona parte delle proposte avanzate dal Mipaaf in vista dell’incontro con le Regioni.

MERCATI IN EVOLUZIONE – “E’ evidente che in questi due anni il mondo sia cambiato e che l’evoluzione dei mercati ci costringa a una revisione sostanziale delle azioni e delle strategie, volte

proprio a scongiurare fenomeni di declino – dichiara l’assessore lombardo -. Il tempo non gioca a nostro favore, in quanto si e’ arrivati alla definizione di una proposta a tre settimane dalla scadenza del termine e questo certo non aiuta. Ciononostante, condivido l’impostazione generale che ha ispirato la proposta ministeriale, pur avendo qualche riserva sulle modalita’ tecniche utilizzate”.

PREMIO PER CAPO IN CALO – Tuttavia, l’allargamento della platea dei soggetti beneficiari dei contributi, a fronte di un plafond invariato, fa notare Fava, “inevitabilmente portera’ a una forte contrazione del premio per capo allevato, che quest’anno con riferimento alle vacche da latte mediamente e’ stato di 87 euro”. “A spanne – prosegue – stimiamo che con le nuove modalita’ questo

possa attestarsi al di sotto dei 60 euro, con una differenza sostanziale proprio in un periodo difficile come quello che stiamo vivendo nel comparto del latte”. Tale diminuzione non puo’ che essere compensata da altri interventi strutturali. “Per questo motivo – spiega l’assessore – ho reiterato al ministro Maurizio Martina la richiesta di ripensare la norma sui super-prelievi e di rinunciare definitivamente alla riscossione del fondo. Si tratta infatti di 70 milioni di quanto meno dubbia riscossione; se rimanessero nelle casse degli allevatori, potrebbero per molti di loro controbilanciare gli effetti di un minor introito frutto di un contributo inferiore”.

OBBLIGHI E RAPPORTI CON UE – Non ci sarebbero conseguenze alcune nei rapporti con l’Unione europea. “L’obiettivo di incasso riguardo alle sanzioni e’ stato raggiunto – sottolinea Fava – e quindi siamo gia’ nelle condizioni di poter ottemperare agli obblighi comunitari, senza dover ulteriormente gravare sulle tasche dei produttori, con un balzello iniquo che rischia di mettere in crisi molte aziende, le quali gia’ oggi non hanno bilanci propriamente floridi”. Restano in ogni caso un paio di criticita’ da valutare su altri due versanti, a giudizio dell’assessore all’Agricoltura della Lombardia. Il primo e’ relativo al contributo alle carni da macello. “Anche in questo caso servirebbe un aumento del plafond, per evitare un’eccessiva discriminazione fra comparti”, osserva.

SUINICOLTURA, SERVE CORAGGIO – L’altro aspetto e’ legato al tema dei vitelli a carne bianca. “Saluto con favore il fatto che la nostra richiesta, pendente da anni, sia stata accolta e che anche questa categoria possa essere finalmente ammessa a beneficio – afferma -. Resta pero’ l’amaro in bocca nel constatare che complessivamente il beneficio per capo ammonta solo a 6,50 euro: una cifra evidentemente non congrua nell’ottica appunto della tutela del comparto”. Resta poi per ultimo aperta la questione suinicoltura, che ancora oggi non trova spazio nella proposta presentata e per la quale credo servirebbe un po’ di coraggio.

Allevatori in assemblea: “Per il settore è la crisi più lunga della storia”

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“Il sistema allevatori sta affrontando il momento più difficile della propria lunga storia”: questo l’allarme lanciato dal presidente Germano Pè ai soci dell’Associazione Regionale Allevatori di Lombardia, riuniti in assemblea nei giorni scorsi a Crema. All’ordine del giorno, la spirale di difficoltà che sembra ormai quasi cronicamente avvolgere il mondo allevatoriale togliendo prospettive ad un comparto portante dell’economia italiana.

“Abbiamo quasi concluso la riorganizzazione del sistema regionale in quattro grandi macro associazioni – ha spiegato Pè-. Un percorso che non ha presentato ostacoli, dimostrando come il lavorare in sinergia sia sempre stato nostro patrimonio. C’è però grande preoccupazione per la situazione critica del mercato del latte e per la continua riduzione delle contribuzioni pubbliche messe a disposizione per il nostro lavoro: nel quinquennio 2009-2014 il calo percentuale dei finanziamenti ha superato il 30%, e secondo alcune stime tra il 2014 ed il 2015 potrebbe esserci un ulteriore taglio del 55%. Ipotesi che risulterebbe insostenibile anche per una realtà ben organizzata ed efficiente come la nostra”.

Sotto questo fronte, Pè ringrazia l’assessore all’agricoltura di Lombardia Gianni Fava: “Ha già fatto molto, riuscendo a modificare il riparto ministeriale. Ora confidiamo che, pur conoscendo le difficoltà di reperire risorse nel bilancio regionale, ci possa aiutare a superare questo momento difficilissimo”.

Il presidente sottolinea l’importanza del sistema allevatoriale che, con oltre 160 mila analisi effettuate giornalmente su oltre 20 mila campioni di latte, continua a rappresentare un punto di riferimento fondamentale non solo per gli allevatori, ma anche e soprattutto per garantire alla collettività il grande valore della sicurezza alimentare.

“Rivendichiamo con orgoglio e grande soddisfazione il raggiungimento di obbiettivi importanti per difendere e migliorare il reddito dei nostri soci, ma anche il carattere più ampio di un’attività che punta ad offrire certezze ai consumatori garantendo l’alta qualità delle vere produzioni made in Italy”.

Su questo fronte non è mancato un cenno alla sospensione del servizio SATA, riconosciuto come un modello d’eccellenza a livello nazionale, che ha portato inevitabilmente al licenziamento di tecnici specializzati. “E’ un fatto grave – ha detto Pè-. Si tratta di personale cui è affidato il futuro del nostro lavoro. Senza consulenza tecnica la massa di dati raccolti perde valore, e senza contatti con università ed enti di ricerca il rischio è che venga a mancare quella spinta all’innovazione così importante per mantenere elevata la competitività della nostre aziende”. E quest’ultima affermazione è confermata dal comunicato a firma di molti professori e ricercatori dei nostri atenei diffuso in questi giorni.

All’assemblea era presente anche il presidente di Coldiretti Lombardia Ettore Prandini, che ha fatto il punto in modo sintetico ma chiaro e preciso sulle sfide da affrontare nel breve futuro e sulle conseguenti strategie necessarie alla salvaguardia della nostra zootecnia.

In conclusione, Pè ha ringraziato i numerosi ospiti intervenuti tra cui il dott. Frazzi della veterinaria regionale ed il nuovo direttore AIA Roberto Maddè.

 

Incubatoio ittico di Clusane, si apre il 15 luglio

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“Un investimento sul futuro del lago, sulla professione di pescatore e la distintivita’ di un territorio la cui tipicita’ poggia anche sul valore aggiunto di una grande tradizione gastronomica”. Ha definito cosi’ l’incubatoio ittico l’assessore all’Agricoltura di Regione Lombardia Gianni Fava, visitando questa mattina il cantiere, ormai completato, della struttura per la riproduzione dei pesci di Clusane d’Iseo (Brescia). Al sopralluogo erano presenti i consiglieri regionali Alberto Cavalli, Alessandro Sala e Fabio Rolfi, e il sindaco di Iseo, Riccardo Venchiarutti.

GARANTIRE IL LAVORO DEI PESCATORI – “Un’opera gestita dalla provincia di Brescia, – ha ricordato Fava – per la quale Regione Lombardia ha dato un importante contributo mettendo a disposizione le risorse necessarie. Un progetto la cui realizzazione e’ stata fortemente sollecitata dai consiglieri regionali bresciani, e voluta dall’amministrazione comunale locale”. L’opera nasce dall’esigenza di continuare a garantire lavoro ai pescatori professionali che vivono di prelievo sostenibile del pesce. Il 15 luglio prossimo la data di fine lavori e la consegna del cantiere; a dicembre i pesci saranno nell’incubatoio.

ISTITUZIONI UNITE, LE COSE SI POSSONO FARE – “Oggi diciamo a quelle migliaia di persone che visitano Montisola – ha proseguito Fava – che senza questo progetto, senza i pescatori, tutta quella tipicita’ e distintivita’ che trovano dopo la visita a Floating Piers non esisterebbero. Se con l’opera di Christo abbiamo dato lustro al territorio facendo conoscere al mondo un pezzo di Lombardia, se non avessimo deciso di investire qui, la stessa attivita’ ittica sarebbe stata messa a rischio e non potremmo continuare a sfoggiare quel gran biglietto da visita della nostra tradizione gastronomica, che qui poggia sul pesce di lago. Quando Comune, provincia e Regione e gli organi istituzionali sul territorio si mettono insieme, le cose si possono fare”.

A DISPOSIZIONE DI TUTTA LA COMUNITA’ – Nonostante le difficolta’ progettuali e gli ostacoli trovati. “Questo territorio si vende perche’ e’ bello, perche’ ha una sua vocazione, la pesca di acqua dolce e’ attivita’ tradizionale – ha sottolineato Fava – con il suo indotto, a partire dalla ristorazione, che e’ straordinaria e ci permette sempre di fare bella figura”. “D’ora in poi i pescatori del lago possono contare su una struttura, a disposizione di tutta la comunita’ e di tutto il territorio – ha continuato l’assessore regionale -. Una volta che e’ entrata nel pieno dell’attivita’, anche quelli che all’inizio hanno storto il naso si accorgeranno del valore di opere come questa”.

COSA DICE LA LEGGE – La normativa comunitaria prevede un incubatoio a ciclo chiuso per l’attivita’ ittiogenica: il pesce riprodotto non puo’ essere trasferito da un bacino all’altro, ogni lago deve avere la riproduzione nel proprio ambito. In particolare in quelli dove c’e’ forte prelievo di acqua per produzione di corrente elettrica, come l’Iseo: l’abbassamento del livello causa lo scoprimento delle ghiaie dove alcune specie, come il lavarello (il 50% del reddito dei pescatori

professionali), depositano le uova. Senza incubatoio popolazioni ittiche simili avrebbero seri problemi di riproduzione. Nel grande laboratorio con le vasche per l’incubazione troveranno posto, dunque, le uova per il ripopolamento di coregone nella specie lavarello, persico, tinche, cavedani, lucci e trote lacustri; alcune di queste specie sono utili anche per la pesca sportiva. (Lnews)

Allevatori, Girelli (Pd): Fava si attivi subito per i bandi 400 posti a rischio

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Il Gruppo regionale del Pd ha incontrato stamattina, al Pirellone, una delegazione dei lavoratori delle Apa, le associazioni provinciali allevatori. Alcuni di questi tecnici specializzati che , all’interno delle singole organizzazioni, si occupano di attuare tutte le iniziative volte al miglioramento del bestiame allevato e alla valorizzazione dei prodotti derivati, hanno appena ricevuto la lettera di licenziamento. E sono a rischio 400 posti a causa dei ritardi nell’erogazione dei finanziamenti pubblici regionali. Per questo motivo, le organizzazioni sindacali hanno organizzato una manifestazione davanti all’ingresso della sede del Consiglio regionale, proprio mentre in Aula si teneva la seduta del martedì.

Il Pd ha incontrato la delegazione, guidata da Oliviero Sora della Fai Cisl, Giancarlo Venturini della Flai Cgil ed Eliodoro Manenti della Uila, per decidere una linea comune di intervento nei confronti di Regione Lombardia e in particolare dell’assessore all’Agricoltura Fava, che sembra non rispondere all’appello delle Apa e dei loro 400 dipendenti.

“Per quanto riguarda il livello nazionale, il Ministero delle Politiche agricole ha fatto la sua parte con la circolare con cui ora la Regione può emanare i bandi, relativi all’assistenza tecnica, che permetteranno di far arrivare i finanziamenti necessari alla sopravvivenza delle Apa e, dunque, di ritirare le procedure di licenziamento – fa sapere Gianantonio Girelli, consigliere regionale del Pd –. Perciò, il nostro appello è all’assessore Fava affinché si attivi immediatamente per predisporre i bandi. I tempi sono strettissimi, i posti di lavoro a rischio molti: altre regioni, come il Veneto, lo stanno già facendo”.

E non è tutto: “Per quanto riguarda invece i controlli funzionali, Regione Lombardia sta bloccando, in sede di Conferenza Stato-Regioni, il riparto delle risorse con la solita stucchevole polemica politica – prosegue Girelli –. Più di 6 milioni di euro sono pronti per essere distribuiti alle Apa, soldi che rappresenterebbero una vera e propria boccata d’ossigeno per il sistema. Perciò, Fava la smetta con queste polemiche di natura politica, capisca che le elezioni sono finite e che sta giocando sulla pelle di lavoratori di indubbia competenza e di un capitale umano che una volta perso non tornerebbe più. Non avere queste 400 alte professionalità per il mondo agricolo significherebbe l’interruzione di un servizio di qualità che garantisce sicurezza e tipicità non solo agli allevatori, ma soprattutto, in fondo alla filiera, ai consumatori finali, quindi, a tutti i cittadini lombardi”, conclude il consigliere Pd.

Sistema allevatori: pronti a nuove azioni per contenere i costi

in Agricoltura e allevamento/Economia by

“Il sistema allevatori è riuscito ad assicurare i servizi di assistenza tecnica agli associati nonostante i pesanti tagli delle contribuzioni pubbliche: ma siamo pronti a mettere in atto nuove strategie di contenimento dei costi per fronteggiare il perdurare di questa situazione di crisi”.

Questo il messaggio lanciato dal presidente Germano Pè ai soci dell’Associazione Interprovinciale Allevatori di Brescia e Bergamo, riuniti nei giorni scorsi in assemblea in entrambe le città per la scelta dei delegati destinati, come da statuto, a partecipare all’assemblea generale dell’organismo in programma entro la fine del mese di giugno. A tener banco in entrambe le sedi quindi è stato ancora una volta il tema delle contribuzioni pubbliche e dei pesanti tagli a sostegno delle attività selettive che hanno investito il mondo allevatoriale negli ultimi anni.

Il sistema allevatori lombardo ha già cominciato a fare la sua parte in termini di razionalizzazione: dopo la fusione tra le Apa di Brescia e Bergamo, si è compiuta anche quella di tra Milano, Como, Varese e Pavia, che con Mantova e Cremona costituiscono le quattro grandi realtà regionali.

“Ma siamo pronti a nuove strategie di contenimento dei costi – ha detto il presidente -. A livello nazionale è iniziata una revisione dell’organizzazione dei controlli con la realizzazione di nuovi sistemi di raccolta dati che vedono l’allevatore coinvolto nell’informatizzazione dei dati e di un nuovo software. Saremo inoltre coinvolti per la realizzazione di quanto previsto dal Piano Operativo Nazionale a salvaguardia della biodiversità nel campo animale”.

L’Aipa di Brescia e Bergamo associa circa 1400 allevamenti da latte (994 a Brescia, 406 a Bergamo), per un totale di oltre 195 mila capi controllati (152 mila nel Bresciano e oltre 42 mila a Bergam), oltre a varie altre realtà nel settore dei bovini da carne, dei caprini da latte, deli ovicaprini, delle bufale, dei suini, degli equini e dei conigli.

“Le associazioni allevatoriali rappresentano un patrimonio comune per la difesa e la tutela della sicurezza alimentare dei cittadini – ha concluso Pè -. Da qui deriva l’impegno a tutto campo per difendere e preservare ciò che i nostri predecessori hanno costruito con tanto sacrificio”.

 

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