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Agricoltura e allevamento

Montichiari, a marzo attesi 50mila hobby farmer per la fiera Vita in campagna

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Non solo orto, giardino, piante da frutto, biodiversità, animali delle razze tipiche delle nostre fattorie, ecosostenibilità.  Alla Fiera di Vita in Campagna, la manifestazione leader dedicata agli hobby farmer (Montichiari, Brescia, 24-26 marzo), ampio spazio anche alla biodiversità agroalimentare rappresentata da centinaia di prodotti 100% made in Italy esposti al salone Origine. Oltre 100 tra agricoltori e piccoli artigiani provenienti da tutte le regioni italiane esporranno le loro eccellenze che i visitatori potranno conoscere, assaggiare ed acquistare. Tra un corso sull’utilizzo delle attrezzature di cucina, le degustazioni e i cooking show realizzati in collaborazione con la Federazione italiana cuochi, primo piano sulle piccole-grandi specialità introvabili nella tradizionale rete distributiva di prodotti agroalimentari: dalla liquirizia di Calabria, una dop dalle caratteristiche salutistiche uniche al mondo grazie al suo particolare contenuto di liquirizina, al pomodoro Siccagno siciliano, che non necessita di irrigazione; dai peperoni cruschi igp di Senise (Basilicata) ai salami lombardi, dalla lucanina di Picerno ai taralli, il pane, l’olio e le mozzarelle pugliesi, dalla norcineria umbra alla pasta proveniente dai grani antichi valli trapanesi. Al padiglione Origine anche i corsi gratuiti su come fare il pane, la pasta sfoglia all’uovo e su come cucinare i prodotti tipici presenti all’esposizione. Le specialità protagoniste di Origine saranno anche gli ingredienti base al Ristorante di Origine, curato dallo chef Carlo Bresciani del ristorante Antica Cascina San Zago di Salò (BS).

Fiera di Vita in Campagna è la principale mostra-mercato dedicata agli agricoltori per passione. Sei i padiglioni (3 dedicati alla piccola agricoltura e a quella hobbistica; uno alla multifunzione in agricoltura; uno a vivere la casa in campagna e l’ultimo intitolato a ‘Origine’); 300 gli espositori, più di 150 corsi gratuiti no stop con 40 esperti e 50mila visitatori attesi a Montichiari. Orto, giardinaggio, piante officinali, frutteto, vigneto, oliveto ma anche allevamenti di piccole dimensioni, biodiversità, fattorie didattiche per i bambini e le famiglie, fattorie sociali, agrobirrifici saranno protagonisti alla 3 giorni di Fiera di Vita in Campagna. L’evento è organizzato dal mensile “Vita in Campagna”, edizioni L’Informatore Agrario.

Info su orari corsi e degustazioni su www.lafiera.vitaincampagna.it

Fiera di Vita in Campagna: Centro Fiera del Garda di Montichiari (BS), 24-26 marzo 2017

Orario continuato dalle 9.00 alle 18.30. Ingresso 14,00 euro (gratuito fino ai 12 anni). Biglietto scontato scaricando il coupon di ingresso ridotto su www.vitaincampagna.it/couponridotto

 

 

 

Dalla Regione 1,7 milioni per le aziende vitivinicole

in Agricoltura e allevamento/Alimentare/Bandi/Economia/Evidenza/Istituzioni/Regione by
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Con un provvedimento approvato dalla Giunta regionale su proposta dell’assessore all’Agricoltura Gianni Fava, sono stati stanziati 1,7 milioni di euro per il settore vitivinicolo.
Destinatari del provvedimento micro, piccole e medie imprese agricole e di trasformazione, grandi imprese con meno di 750 occupati e un fatturato inferiore a 200 milioni di euro.

“In tempi record abbiamo aperto la misura investimenti sull’ocm del settore vitivinicolo – ha commentato l’assessore all’Agricoltura Gianni Fava – che da tempo i nostri viticultori aspettavano. La conferenza Stato – Regioni si e’ pronunciata il 2 febbraio e noi, la settimana dopo, abbiamo scelto di aprire il bando che andra’ incontro alle sempre forti esigenze di ammodernamento degli impianti e di commercializzazione del vino, in una logica che tenda a privilegiare l’aumento della competitivita’ di una regione come la Lombardia sempre piu’ leader sui mercati nazionali e internazionali per produzione qualitativa e non per quantita’”.

SOSTEGNO A COMMERCIALIZZAZIONE – I contributi previsti sono finalizzati a investimenti, materiali e immateriali, in impianti di trattamento, infrastrutture vinicole e per interventi finalizzati alla commercializzazione del prodotto. Il contributo e’ destinato a coprire spese per investimenti tra i 5.000 e i 200.000 euro, con un sostegno massimo del 40 per cento per le piccole e medie imprese, e un 20 per cento massimo per le imprese piu’ grandi.

“Ancora un volta – ha detto il presidente della Giunta regionale Roberto Maroni, presentando il provvedimento nella conferenza stampa dopo giunta – dimostriamo attenzione alle piccole aziende, che fanno piu’ fatica e hanno bisogno di maggiore aiuto”.

Agroalimentare, nel Bresciano dà lavoro a 29mila persone

in Agricoltura e allevamento/Economia/Tendenze by
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Agroalimentare, a Milano cresce il business, quasi mezzo miliardo in più in un anno. Secondo un’elaborazione della Camera di commercio di Milano, aumenta il fatturato che vale 44 miliardi su 68 in regione e 271 in Italia (rispettivamente in più in 12 mesi 400 milioni, mezzo miliardo e un miliardo). A Milano sono 12 mila le imprese con 134 mila addetti, in regione 71 mila con 270 mila addetti e in Italia un milione con 2 milioni di lavoratori. Nei primi nove mesi del 2016, Milano ha esportato nel settore food per un miliardo, su 4 miliardi in Lombardia e 28 in Italia.

Sono 71 mila le imprese nel settore agroalimentare in Lombardia su quasi un milione in Italia con 270 mila addetti su quasi 2 milioni in Italia. In Lombardia, di queste, 46 mila sono nell’agricoltura, 6 mila sono negozi alimentari come supermercati, 6 mila nell’industria alimentare e delle bevande. In Lombardia Brescia ha 14 mila imprese e 29 mila addetti, Milano 12 mila imprese con 134 mila addetti, Mantova 9 mila imprese e 17 mila addetti, Pavia 8 mila imprese e 12 mila addetti, Bergamo 8 mila imprese e 20 mila addetti, Cremona 5 mila imprese e 12 mila addetti. Emerge da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano sui dati del registro imprese 2016.

Le imprese in Italia si concentrano a Bari (35.194), Napoli (29.995), Foggia (29.249), Roma (27.763), Salerno (24.633) e Cuneo (23.254). Ai primi posti per addetti: Milano (134 mila), Bari (66 mila), Roma (65 mila), Verona (60 mila), Cuneo e Napoli (quasi 55 mila).

Nei primi nove mesi del 2016 è di 4 miliardi l’export del settore agroalimentare lombardo, su un totale italiano di 28 miliardi, un dato in crescita rispetto all’anno precedente (+3%, 124 milioni in più). Nei primi nove mesi del 2016, Milano ha esportato per un miliardo. Per l’export, Bergamo ha avuto un business estero di 586 milioni, Mantova e Brescia di oltre 400. Prime aree nel mondo destinatarie dei cibi lombardi: Unione Europea (3 miliardi circa), il nord America, che vale quanto gli altri Paesi europei non comunitari, inclusa la Russia, con oltre 400 milioni, l’Asia orientale con 255 milioni. Emerge da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano sui dati Istat al 2016.

DATI SETTORE AGROALIMENTARE DELLE PROVINCE LOMBARDE

Tavolo 4.0, Apindustria: avvio positivo

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Comprendere appieno e nelle sue diverse sfaccettature il processo in corso, lavorare in sinergia portando un contributo in relazione alle rispettive competenze, portare avanti azioni concrete con l’obiettivo comune di una ricaduta utile per tutto il territorio bresciano. Sono i principali punti condivisi dai partecipanti al primo incontro, che si è tenuto lunedì alla Camera di Commercio, del tavolo istituzionale legato al Comitato Industria 4.0 Brescia.

Promosso da Apindustria Brescia, il tavolo ha raccolto ad oggi l’adesione di Prefettura, Provincia, Comune, Camera di Commercio, Università degli Studi di Brescia, Università Cattolica del Sacro Cuore, Accademia di Belle arti SantaGiulia – Gruppo Foppa, Afgp – Agenzia Formazione Giovanni Piamarta, Csmt, Aqm, Cgil, Cisl, Uil, Acli bresciane, Cna, Ascab, Coldiretti, Ordine degli Ingegneri, Ordine dei Dottori Commercialisti, Giornale di Brescia. In rappresentanza di tali realtà, hanno preso parte al primo incontro convocato, insieme a Douglas Sivieri, presidente di Apindustria, il prefetto Valerio Valenti, Raffaele Gareri (Dirigente Area Risorse e Sviluppo della Provincia), Massimo Ziletti (segretario generale della Camera di Commercio), Rodolfo Faglia (Delegato del Rettore ai rapporti con l’industria e promozione dell’innovazione, Università degli Sudi di Brescia), Giovanni Panzeri ed Erica Cabrioli (rispettivamente direttore dell’Università Cattolica e responsabile della Formazione Permanente), Riccardo Romagnoli (direttore SantaGiulia), Giuseppe Raineri (direttore AFGP), Riccardo Trichilo e Gabriele Ceselin (rispettivamente presidente di Csmt e Aqm e direttore generale di Csmt e a.d. di Aqm), Damiano Galletti (segretario provinciale Cgil), Mario Bailo (segretario provinciale Uil), Fabrizio Molteni (vice presidente Acli), Mauro Savoldi (Cna), Piera Taglietti (segretario Ascab), Marco Belardi (presidente Ordine degli Ingegneri) e Michele De Tavonatti (Presidente Ordine dei Dottori Commercialisti).

“Si può parlare di era 4.0 più che di industria – ha suggerito Riccardo Trichilo, presidente del Csmt -, trattandosi di un tema anche culturale e con ampie ricadute sulla popolazione”. Un’osservazione condivisa da tutti i presenti, unitamente alla necessità di una visione di lungo periodo. L’incontro di lunedì ha rappresentato l’occasione per porre le basi circa una condivisione di intenti e per tratteggiare le attività che ciascuna realtà sta portando avanti in ambito 4.0. Il prossimo passaggio sarà un approfondimento sul processo in corso, per poi svolgere un lavoro più mirato, che avrà valenze formative e culturali oltre che strettamente tecniche. Due i tavoli che lavoreranno a partire dall’inizio del 2017: uno, tecnico, con l’obiettivo di offrire risposte concrete alle imprese; il secondo, di carattere istituzionale, avrà invece una funzione di indirizzo e quindi il compito di analizzare il fenomeno e le sue ricadute a livello sociale e sul mondo del lavoro, portando avanti studi e attività formative.

Considerata la trasversalità del fenomeno, Api ha fatto richiesta formale alla Camera di Commercio affinché coordini il tavolo istituzionale. Il prossimo incontro sarà programmato nella seconda metà di gennaio e si auspica un allargamento della partecipazione associativa, indipendentemente dai singoli progetti avviati. “Spero in un consenso ampio attorno al progetto, a partire dalla presenza di tutte le istituzioni” ha sottolineato il prefetto Valerio Valenti.

Agricoltura, Lombardia costretta ad anticipare 173 milioni per lo Stato

in Agricoltura e allevamento/Economia/Evidenza/Istituzioni/Lombardia/Regione/Zone by
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“Regione Lombardia e’ riuscita a superare le inefficienze e i ritardi di Agea e l’Organismo pagatore regionale ha pagato nei termini gli agricoltori lombardi, per i 294 milioni complessivi loro spettanti, suddivisi tra 264 milioni per la Domanda Unica della Pac e 30 milioni per il Psr”. E’ quanto riferisce l’assessore all’Agricoltura della Lombardia, Gianni Fava, soddisfatto per aver rispettato i termini, nonostante i ritardi di Agea nel trasferimento delle risorse.

“Dagli organi centrali non sono stati trasferiti 191 milioni di euro e ne sono pervenuti appena 17,4 – rivela Fava -. Regione Lombardia e’ stata cosi’ costretta ad anticipare le risorse, in attesa del trasferimento da Roma, per 173,6 milioni”. Eppure, prosegue l’assessore lombardo, “il grande lavoro di squadra all’interno della Direzione Centrale Programmazione e Finanze della Regione ha consentito di liquidare gli agricoltori e di ovviare all’incapacita’ di Agea di garantire il trasferimento dei fondi nei tempi prestabiliti, pur disponendo di moltissima liquidita’. Non credo tutte le regioni raggiungeranno l’obbiettivo purtroppo”.

Secondo gli ultimi report, infatti, fa le regioni dotate di organismo pagatore proprio solamente Veneto e Toscana parrebbe possano sperare di completare i trasferimenti di risorse alle imprese agricole (rimane l’incognita della quota del Psr, sempre per i ritardi di Agea), avendo comunque anticipato come la Lombardia buona parte dei fondi grazie alle risorse regionali. “Il tutto mentre fuori impazza il dibattito sulla utilita’ ed efficienza delle regioni e qualche illuminato soggetto teorizza la necessita’ di centralizzare le competenze a Roma anche in agricoltura. I Lombardi possono contare su efficienza e preparazione della propria struttura regionale. Altrettanto non si puo’ dire di chi ha bisogno di confrontarsi con lo stato”.

Referendum, Coldiretti si schiera: speriamo nel sì al nuovo impianto costituzionale

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Fa discutere l’ultima mail inviata da Coldiretti ai propri associati, che – tra le righe – dà la propria benedizione alla riforma costituzionale che domenica sarà al vaglio degli elettori. Nella breve mail, infatti, il presidente nazionale Moncalvo (ricordiamo che uno dei suoi vice è il bresciano Ettore Prandini) cita i risultati raggiunti: “ragguardevoli sia sotto il profilo delle quantità, che dal punto di vista dei grandi spartiacque normativi messi in campo dal Governo”. Quindi l’endorsement: “Noi desideriamo che questa impronta legata alla velocità, alla certezza sui tempi, alla responsabilità trovi una conferma anche grazie al possibile nuovo impianto Costituzionale a disposizione del Paese, per una forte spinta alla competitività delle nostre imprese, ed anche per la centralità che si sta dando al tema dell’agroalimentare e dell’internazionalizzazione. Non accadeva da decenni. E finalmente è accaduto!”. Insomma: votate sì al referendum. E la polemica è in arrivo.

Contraffazione alimentare, giovedì un seminario alla Camera di commercio

in Agricoltura e allevamento/Alimentare/Associazioni di categoria/Camera di commercio/Economia/Eventi/Evidenza by
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Giovedì 17 novembre 2016 dalle 9,30 alle 12.30 alla Camera di Commercio di Brescia, via Einaudi n. 23 – Brescia, si terrà il seminario dal titolo: “Contraffazione alimentare: l’etichettatura come strumento di tutela”. Le iscrizioni possono essere effettuate inviando la scheda compilata, disponibile sul sito internet www.bs.camcom.it, all’indirizzo di posta pni@bs.camcom.it entro il 15 novembre; si accettano adesioni sino a esaurimento posti in sala. Le Imprese interessate possono inoltre porre quesiti utilizzando il form disponibile on line e inviandolo unitamente alla richiesta di iscrizione al seminario: le tematiche di interesse generale potranno essere approfondite dagli esperti in sede di seminario, mentre quesiti specifici saranno trattati riservatamente via mail o via skype, come previsto dal servizio. Per informazioni è a disposizione l’Ufficio competitività delle Imprese, tel. 030.3725298 / 030.3725264 /030.3725346, e-mail pni@bs.camcom.it .

Nuova sfida per la Centrale del latte: arriva la confezione da 33 centilitri

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Nuova sfida per la Centrale del latte di Brescia, che ha deciso di entrare sul mercato con un prodotto senza confronti sugli scaffali italiani. Si tratta della nuova bottiglia di latte da 33 centilitri, che da circa un mese è disponibile in supermercati e negozi nelle versioni “Parzialmente scremato” e “Alta digeribilità” (meno dello 0,1 per cento di lattosio).

“Questo formato”, ha spiegato il direttore Andrea Bartolozzi, “è stato pensato per per coloro che apprezzano il latte pur non essendone grandi consumatori: ad esempio per chi lo usa soltanto per macchiare il caffè. Per noi si tratta di una novità importante, frutto di ricerca interna e del superamento di alcune difficoltà tecniche, che ci permetterà di allargare ulteriormente i confini del nostro mercato. Abbiamo un formato diverso dai nostri concorrenti (20 cl)”, ha aggiunto, “ma anche un prezzo inferiore. Inoltre solo noi siamo italiani al 100 per cento”.

A spiegare la complessità tecnica dell’operazione ci ha quindi pensato il responsabile della produzione Paolo Bonometti, che ha sottolineato come il nuovo formato sia stato concepito per non ridurre al minimo l’impatto sulle procedure di produzione e sulla logistica. E ha evidenziato come “il contenitore sia tutto in Pet, con barriera antiluce, doppio sigillo di garanzia che – in assenza del classico foglio di alluminio – permette di richiudere la bottiglia con il semplice avvitamento del tappo ripristinando le condizioni originali di conservazione”.

Infine è intervenuto il presidente Franco Dusina, che ha spiegato come il nuovo prodotto sia la rappresentazione della “quarta colonna” dell’attività della centrale: l’innovazione di prodotto e di processo (le altre sono la qualità, il servizio e la sicurezza). “Il nostro è latte 100 per cento bresciano”, ha quindi aggiunto il presidente della Centrale, “il fatto di essere piccoli, che può essere visto come un limite, è la nostra forza. Siamo bravi e dinamici e la gente ce lo riconosce”. A testimoniarlo sono anche i conti: settembre e ottobre, infatti, sono andati oltre ogni attese, un trend che potrebbe portare a un aumento dell’utile (la Centrale è in attivo da anni) nel caso le dinamiche legate al prezzo del latte non influiscano troppo sulla remuneratività. Un quadro che porta Dusina a dire che “la legge va nella direzione di imporre ai Comuni di cedere ai privati le società ritenute non strategiche, ma non tutte le aziende pubbliche possono essere trattate alla stessa maniera”.

Trattativa latte, il mondo agricolo si divide. L’ira dell’assessore Fava

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“Prendo atto della notizia, che spero venga smentita, che un paio di organizzazioni di produttori lombarde hanno deciso unilateralmente di rompere il fronte che faticosamente avevamo costruito col Tavolo Latte di Milano, precipitandosi a firmare un accordo con Lactalis, ancora una volta penalizzante sul fronte dei valori oggi realmente ottenibili sul mercato”. Lo dice, visibilmente contrariato, l’assessore all’Agricoltura della Lombardia, Gianni Fava, alla luce della firma di un accordo sul prezzo del latte fra due organizzazioni di produttori lombarde e Lactalis a prezzi molto inferiori rispetto alle attuali quotazioni della materia prima spot.

SCARSA RESPONSABILITA’ – “Se questa notizia fosse confermata – prosegue Fava – si tratterebbe di un gesto gravissimo, che dimostra ancora una volta quale sia il livello di responsabilita’ di alcuni soggetti che operano sul mercato e che, ahime’, rischia di mettere seriamente in discussione la funzione e il valore stesse delle op come strumento di garanzia e di tutela del valore delle produzioni lattiere delle nostre regioni”. “A questo punto credo che nessuno abbia piu’ titolo per chiedere alla politica di intervenire – continua l’assessore – quando al contrario e’ lo stesso mondo delle imprese e della propria rappresentanza a dimostrare scarsa solidarieta’ e assenza totale di lungimiranza”. “Io mi chiedo come facciano i soci di quelle op, relativamente alle quali nei prossimi giorni sono proprio curioso di vedere se possono ancora contare sui termini numerici di rappresentanza, a sopportare tutto questo e, contestualmente, capisco per quale motivo l’incontro proposto dal sottoscritto a una di esse per la giornata di ieri sia stato respinto al mittente e rinviato a data da destinarsi. Ora capisco: mentre non avevano tempo per ricevere me, andavano a sottoscrivere gli accordi sul latte”.

COMPORTAMENTO IRRESPONSABILE – “Per quanto mi riguarda – conclude l’assessore lombardo Fava – con certi soggetti non ci sara’ piu’ alcun incontro. Sono solo dispiaciuto per i poveri produttori di latte, che dovranno fare i conti con le conseguenze che questi comportamenti irresponsabili genereranno nei loro confronti. Mi aspetto che qualcuno di questi soggetti ai prossimi convegni si presenti urlando che e’ colpa della politica e che serve un nuovo Marcora, anche se temo che con costoro non basterebbe nemmeno Gesu’ Cristo”.

Sulla stessa linea – se pure con toni più morbii – si schiera anche Confagricoltura, che ha non ha mancato di mandare una nota sull’argomento

“Dopo l’incontro in Regione promosso dall’assessore Fava, abbiamo provveduto, insieme alle altre Organizzazioni di rappresentanza del settore agricolo a contattare Assolatte” afferma il presidente di Confagricoltura Lombardia Matteo Lasagna “per avviare un dialogo che non si limiti unicamente alla questione del prezzo alla stalla, per quanto fondamentale nell’immediato, ma che possa portare ad affrontare le diverse questioni che interessano il comparto lattiero – caseario in un’ottica interprofessionale”. “Personalmente – prosegue Matteo Lasagna – sono convinto che esistano le condizioni perché questo approccio possa portare a risultati positivi, nell’interesse di tutti gli allevatori”.

“Come evidenziato da tutte le recenti analisi del comparto lattiero – caseario, il mercato sta fornendo, finalmente, dei segnali positivi che necessariamente dovranno portare a un beneficio economico per i produttori, dopo un lungo periodo di sacrifici. Per questo motivo, pur comprendendo la volontà di dare risposte agli allevatori in tempi rapidi , ritengo fondamentale che il fronte agricolo rimanga compatto per potere sostenere con maggiore forza le nostre istanze nell’ambito della trattativa che verrà avviata a breve”. “Riteniamo quindi del tutto inopportune eventuali fughe in avanti da parte di Organizzazioni di prodotto o di altri soggetti che sottoscrivano accordi separati in questa fase, rompendo il fronte comune degli allevatori” conclude il presidente di Confagricoltura Lombardia.

Agroalimentare ed ecologia, il gruppo Gabeca rilancia la sfida

in Agricoltura e allevamento/Alimentare/Ambiente/Aziende/Economia/Gabeca by
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Il Gruppo Gabeca di Calcinato chiude anche il 2015 con i conti in ordine e alza nuovamente l’asticella degli obiettivi per il prossimo triennio. Con una certezza: il riso, di cui il Gruppo è il quarto produttore italiano attraverso la controllata Grandi Riso, rimane la principale voce di fatturato del gruppo. E una scommessa: una nuova società – Ecoplant, con sede a Cremona – che già da gennaio inizierà la propria attività, finalizzata in particolare al recupero e al riutilizzo dei materiali.

A presentare i conti del 2015 e le prospettive fino al 2018 sono stati questa mattina – nel corso di una conferenza stampa convocata al museo Mille Miglia – l’amministratore delegato Fabrizio Scuri e il presidente Daniela Grandi.

“Il bilancio dello scorso anno – ha sottolineato Scuri – è stato chiuso con un valore della produzione di 42,9 milioni (sostanzialmente stabile rispetto ai 43,3 del 2014) e un Ebitda in crescita del 51 per cento da 3,8 (8,8 per cento sui ricavi) a 5,7 milioni (13,4 per cento). Il dato finale segna meno 1,3 milioni, ma si giustifica con oneri straordinari e con la svalutazione del magazzino di Paradiso. Nel contempo – ha aggiunto l’ad – i debiti verso le banche calano di un ulteriore 18 per cento scendendo fino a 11,4 milioni (16,3 milioni del 2013, 13,9 milioni del 2014), inferiori rispetto alla liquidità che passa da 8,2 a 12,3 milioni di euro con un balzo in avanti del 48,79 per cento”.

Per il futuro gli obiettivi – messi nero su bianco nel piano 2016/2019 – sono altrettanto ambiziosi. Già in questo 2016 il valore della produzione salirà fino a 44,9 milioni con un Ebitda a 7 milioni (15,5 per cento). Dal 2017 un apporto significativo dovrebbe darlo Ecoplant: con un impianto – a Cremona – da 140mila tonnellate all’anno (soprattutto rifiuti non pericolosi) e 300 codici Cer autorizzati.

“La sfida di Ecoplant”, sottolinea l’ad Scuri, “è quella di portare un valore aggiunto al gruppo e al mercato, operando su standard rigorosi, chiudendo il ciclo dei rifiuti (recupero, riciclo e riutilizzo) e garantendo la totale tracciabilità della filiera. Una garanzia per i manager delle aziende che smaltiscono, ma anche per in cittadini e per l’ambiente”.

Interessante è anche osservare la torta della ripartizione dei fatturati del Gruppo fondato da Marcello Gabana. “La prima voce di fatturato – ha evidenziato con soddisfazione Daniela Grandi – rimane l’agroalimentare con 23,7 milioni. Grandi Riso, con sede a Codigoro, è il quarto produttore italiano di riso: su questa azienda stiamo puntando da anni e punteremo sempre di più, lavorando allo sviluppo di nuovi prodotti e investendo sul marketing”. A seguire il settore l’ecologia con 15,9 milioni, di cui fan parte Gedit di Montichiari e Gelab (società di analisi che sta potenziando le proprie attività). Infine l’immobiliare, a quota 3,2 milioni.

Insomma: conti in ordine, prospettive positive e un motivo aggiuntivo d’orgoglio. “Una delle nostre soddisfazioni”, commenta Daniela Grandi, “è che in questo contesto riusciamo a mantenere invariati i livelli occupazionali: anzi assumiamo giovani e figure qualificate per crescere”. Nel 2015 il numero dei dipendenti è salito a quota 128 dipendenti (i due terzi nell’agroalimentare, tutti in Italia), 6 in più rispetto allo scorso anno.

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