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Acciaio

Metalleghe, fatturato in crescita del 42 per cento

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Metalleghe di Flero

Altra annata buona per la Metalleghe di Flero. L’azienda presieduta da Guido Dusi, infatti, ha chiuso i conti del 2017 con un fatturato passato da 158 a 224 milioni di euro: una crescita di ben il 42 per cento, dovuta soprattutto al consolidamento della partecipazione detenuta nella Forsteel srl di Offlaga. Il margine operativo lordo – secondo quanto scritto da Bresciaoggi e riferito da BsNews.it – si attesta su 10,456 milioni di euro (era di 14,203 mln), mentre il reddito operativo a 7,703 mln (10,262 mln in precedenza), i profitti passano da 7,348 mln (6,991 mln di pertinenza) a 1,378 mln, di cui 0,518 mln di competenza. In crescita i dipendenti, passati da 396 a 422.

L’azienda che si occupa di commercializzazione e lavorazione di additivi per acciaieria e fonderia (oltre che nella produzione e vendita di leghe a base silicea e di fusioni di rame per i circuiti di raffreddamento per forni industriali) nel 2016 ha avviato un nuovo impianto per la produzione di silicio metallico in Bosnia e acquisito il 40% del capitale della Az Tech srl di Racconigi (Cuneo).

METAL 4.0 – Soluzioni ERP per il settore Metal – SAP S/4 HANA & SAP Business One

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Le aziende del settore Metal hanno la necessità di monitorare costantemente i processi attraverso l’utilizzo di strumenti di controllo adatti sia alla gestione di una produzione su ordine cliente, sia alla pianificazione e produzione su previsione. Le aziende del settore pongono rilevante attenzione alla necessità di gestire le specifiche di prodotto associandogli un numero elevato di attributi che ne descrivano puntualmente dimensioni, profili, caratteristiche chimico-fisiche, garantendo allo stesso tempo una rintracciabilità totale dei manufatti all’interno del flusso logistico e produttivo. 

Il processo di conto trasformazione attiva e passiva, spesso presente nella produzione e lavorazione dei metalli non ferrosi, deve essere integralmente inserito nelle procedure aziendali sia in ambito logistico che di controllo di gestione. Le aziende del settore metal hanno la necessità di integrare i processi logistici primari con le funzioni di supporto quali il controllo qualità del prodotto, la manutenzione e gestione delle attrezzature e degli impianti.

Queste soluzioni sono state sviluppate per soddisfare le necessità operative e organizzative peculiari per il settore della siderurgia e metallurgia.  Possono rappresentare la linea guida per favorire uno sviluppo organizzativo consapevole, essendo già oggi aperte a contesti multi-societari e pronte a espandersi verso scenari di e-business. Le soluzioni SAP coniugano l’esigenza di poter descrivere compiutamente, utilizzando un numero di attributi esteso a piacere, anche interconnessi tra loro, un nastro d’acciaio, un tubo o un profilato speciale. Sfruttano la configurazione di prodotto nel flusso dall’ordine all’identificazione dei semilavorati e delle materie prime da utilizzare in produzione. Memorizzano le specifiche rilevate al termine di una lavorazione utilizzando la gestione delle partite a livello di fascio, lotto, o singolo articolo.

Già dalla fase di inserimento ordine, la definizione delle specifiche di prodotto attiva strutture di pricing e di determinazione dei costi che permettono un immediato riscontro della marginalità. Le stesse specifiche di prodotto, trasferite in tutte le fasi produttive, rendono agevole massimizzare l’efficienza di materiali e manodopera grazie a funzioni di accorpamento, ad esempio per attività di taglio o di trattamento termico.

Le soluzioni SAP non si limitano a gestire i processi fondamentali ma ne stimolano l’evoluzione verso modelli organizzativi più snelli e razionali. In un contesto sempre più internazionale e competitivo, la necessità di contare su strumenti informativi precisi e tempestivi è diventato un “must” irrinunciabile per supportare le scelte aziendali più convenienti. 

Forniscono istantaneamente al management le informazioni necessarie al processo decisionale attraverso il controllo completo degli scenari logistici, valutando preventivamente le conseguenze di ogni decisione attraverso una precisa analisi della profittabilità. Lo sviluppo del business in questo modo si appoggia alla forza dei dati che costituiscono la base per garantire un governo efficace dell’azienda.

Le soluzioni includono la gestione dei processi caratteristici delle aziende che operano ai diversi livelli della filiera:

> Trafilatura ;

> Laminatoi ;

> Estrusioni ;

> Centri Servizi Acciai ;

> Fonderie ;

> Pressofusioni ;

> Lavorazioni meccaniche e di precisione.

Le soluzioni SAP sono basate sulla tecnologia HANA, il motore per l’impresa in tempo reale. Fornisce una base su cui costruire una nuova generazione di applicazioni, consentendo ai clienti di analizzare in tempo reale grandi quantità di dati virtualmente provenienti da qualsiasi fonte.
Neosperience è un partner capace di intervenire realizzando progetti completi di cambiamento anche di tipo organizzativo capitalizzando una grande e lunga esperienza nella gestione dei sistemi d’impresa e contestualizzando questa esperienza in un’efficace modalità di utilizzo delle piattaforme SAP.
Per maggiori informazioni: www.neosgroup.it

METAL 4.0: Tecnologie per realizzare la Smart Factory nel settore Metal

in Acciaio/Economia/Evidenza by
Metal 4.0
L’industria 4.0 scaturisce dalla quarta rivoluzione industriale. Non esiste ancora una definizione esauriente del fenomeno, ma in estrema sintesi alcuni analisti tendono a descriverla come un processo che porterà alla produzione industriale del tutto automatizzata e interconnessa. Secondo un recente rapporto della multinazionale di consulenza McKinsey le nuove tecnologie digitali avranno un impatto profondo nell’ambito di quattro direttrici di sviluppo: la prima riguarda l’utilizzo dei dati, la potenza di calcolo e la connettività, e si declina in big data, open data, Internet of Things, machine-to-machine e cloud computing per la centralizzazione delle informazioni e la loro conservazione. La seconda è quella degli analytics: una volta raccolti i dati, bisogna ricavarne valore. Oggi solo l’1% dei dati raccolti viene utilizzato dalle imprese, che potrebbero invece ottenere vantaggi a partire dal “machine learning”, dalle macchine cioè che perfezionano la loro resa “imparando” dai dati via via raccolti e analizzati.  La terza direttrice di sviluppo è l’interazione tra uomo e macchina, che coinvolge le interfacce “touch”, sempre più diffuse, e la realtà aumentata:  per fare un esempio la possibilità di migliorare le proprie prestazioni sul lavoro utilizzando strumenti come i Google Glass. Infine c’è tutto il settore che si occupa del passaggio dal digitale al “reale”, e che comprende la manifattura additiva, la stampa 3D, la robotica, le comunicazioni, le interazioni machine-to-machine e le nuove tecnologie per immagazzinare e utilizzare l’energia in modo mirato, razionalizzando i costi e ottimizzando le prestazioni.

Nel settore siderurgico e metallurgico alcuni strumenti informatici possono realizzare il paradigma della Smart Factory:

Augmented Reality (AR)

Gli elementi che “aumentano” la realtà possono essere inseriti con un dispositivo mobile, come uno smartphone, con l’uso di un PC dotato di webcam o di altri sensori, con dispositivi di visione (per es. occhiali a proiezione sulla retina), di ascolto (auricolari) e di manipolazione (guanti) che aggiungono informazioni multimediali alla realtà già normalmente percepita.

Internet of Thing (IoT)

La finalità è lo sviluppo di prodotti elettronici integrati che rendano efficace il concetto di “Internet delle cose” (IoT) e l’offerta di servizi di progettazione per sistemi embedded.

Si concepiscono prodotti a misura degli ambiti applicativi reali che consentano di diffondere, valorizzare e rendere concretamente produttive le potenzialità innovative dell’IoT, anche in ambiti caratterizzati da barriere di accesso economiche, culturali o tecniche.

L’obiettivo è quello di coniugare la consolidata competenza tecnica, l’innovazione di processo e di prodotto con la facilità d’uso e l’elevata integrazione dei sistemi, garantendo costi e caratteristiche tecniche di prodotto ottimali per l’applicazione cui sono destinati.

RFID per i processi logistici

Si gestisce la (rin)tracciabilità ininterrotta dei prodotti che scorrono lungo la filiera estesa, ottenuta matricolando tutte le funzioni di movimentazione sia all’interno che all’esterno del magazzino.

MES

Il MES è  un ponte di connessione naturale tra la crescente complessità delle soluzioni aziendali ERP e APS e la maggior dinamicità e precisione, sempre più richieste a chi agisce all’interno dei reparti operativi aziendali. 

Assecondare ed indirizzare al meglio i processi operativi, gestendo in tempo reale le comunicazioni verso le altre applicazioni aziendali, è il compito assegnato alle le soluzioni MES di nuova generazione.

Se ben integrate, tutte queste tecnologie porteranno molteplici vantaggi

1. Maggiore flessibilità, attraverso la produzione di piccoli lotti ai costi della grande scala

2. Maggiore velocità, dal prototipo alla produzione in serie attraverso tecnologie innovative

3. Maggiore produttivià, attraverso ridotti tempi di set-up, diminuzione degli errori e fermi macchina

4. Migliore qualità, e minori scarti mediante sensori che monitorano la produzione in tempo reale

5. Maggiore competitività, del prodotto grazie alle maggiori funzionalità derivanti dall’Internet of things

Tuttavia non sarà solo la tecnologia a definire, da sola, il nuovo scenario produttivo, bensì il fattore umano sarà sempre più essenziale oltre che necessario. Il passaggio obbligato deve impattare la crescita di professionalità e skills che saranno necessarie in azienda, capacità legate all’utilizzo di sistemi produttivi più “intelligenti” e con un alto tasso di innovazione. 

Per maggiori informazioni: www.neosgroup.it

Stefana, ricorso dei tedeschi per annullare l’asta di assegnazione

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La società tedesca Per Germany Handels GmbH, vistosi respingere dal giudice delegato l’istanza di sospensione della procedura di aggiudicazione e cessione del ramo d’azienda Stefana via Bologna di Nave (Bs), ha proposto in data odierna il reclamo al Tribunale di Brescia per l’annullamento dell’asta per vizi procedurali assegnata a Duferco.

La società tedesca Per Germany Handels Gmbh è la consociata europea del gruppo iraniano S.I.S. CO (Sepahan Industrial Steel Co. www.payamsanatco.com ) che opera dal 2005 e che esporta in 20 Paesi nel mondo prodotti siderurgici in acciaio di base (billette, tondo c.a. e IPE) prodotti in Iran oltre ad altri prodotti che per ora commercializza sul mercato interno.

La presentazione del reclamo al Tribunale dimostra la serietà delle intenzioni degli investitori stranieri e del loro piano industriale che prevede l’integrale ripresa dell’attività produttiva e la riattivazione dell’intero impianto industriale con tutti i 139 dipendenti attualmente in forza.

Il piano industriale predisposto prevede di riattivare i due impianti produttivi esistenti per la produzione di Travi-Laminati e Vergella oltre che di produrre derivati della Vergella (rete e tralicci) sugli impianti esistenti. Inoltre si prevede di sviluppare, attraverso opportuni investimenti, una nuova produzione di tondi in acciaio di qualità.

Uggero De Miranda confermato alla presidenza di Ramet

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Uggero De Miranda (Ori Martin) è stato confermato per il triennio 2017-2020 alla presidenza di Ramet (Ricerca Ambientale per la Metallurgia), il Consorzio nato nel 2005 in seno ad Associazione Industriale Bresciana, che riunisce 24 aziende sider-metallurgiche bresciane con l’obiettivo di promuovere studi e ricerche in campo ambientale.

Il Consiglio di Amministrazione, riunitosi questa mattina in AIB, ha nominato Marco Lonati (Alfa Acciai) vice presidente della società consortile e risulta inoltre composto da Nicola Cantele (Eredi Gnutti Metalli), Roberto Dalla Bona (Fonderie Guido Glisenti), Francesco Franzoni (Raffmetal), Gabriele Gnutti (Almag), Giuseppe Pasini (Gruppo Feralpi). Siedono in Consiglio in rappresentanza di AIB anche Alessandro Corsini, che assume l’incarico di Amministratore delegato di Ramet, e Donato Zambelli.

Leali steel, niente concordato. C’è il rischio fallimento

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Rischio fallimento per la Leali Steel dopo che il giudice del tribunale di Trento ha deliberato l’impraticabilità della strada del concordato. Ora, dunque – secondo quanto riferito dal quotidiano Bresciaoggi – l’azienda torna “in bonis”. Ma uno qualsiasi dei creditori può presentare istanza di fallimento. Un’ipotesi drammatica per gli oltre 230 dipendenti dell’azienda, di cui 132 nello stabilimento di Odolo. Tra l’azienda e il fallimento ci sono comunque i tre interessamenti arrivati ad oggi, quelli di Acciaierie Venete (43 milioni), Ori Martin (39 milioni, vincolati all’acquisto diretto del laminatoio di Odolo) e MoSteel (2,5 milioni per il solo stabilimento di Borgo Val Sugana).

Stefana, sono 140 i lavoratori a rischio

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Sono 140 i lavoratori che rischiano il posto alla Stefana di Nave. Alla scadenza fissata per il sesto bando, infatti, non sono arrivate offerte per il sito di via Bologna, in concordato preventivo, nonostante le diverse manifestazioni di interesse arrivate nelle settimane precedenti da gruppi italiani e stranieri. E l’assenza di offerte sorprende tutti i soggetti coinvolti, che confidavano in una positiva chiusura della vicenda in tempi brevi come testimoniato dal fatto che per i lavoratori erano stati chiesti due mesi di cassa integrazione (scaduti a febbraio). Il commissario giudiziale Valerio Galeri, a Bresciaoggi, ha parlato di incredulità e angoscia per gli ultimi sviluppi. Mentre il segretario della Cgil Damiano Galletti ha accusato Aib di essere stato troppo assente.

La base della trattativa, lo ricordiamo, era di 10 milioni di euro, più la presa in carico dei 140 lavoratori (di cui 30 in vista di pensionamento).

Aib, Enrico Gnutti annuncia il sostegno a Beretta

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Enrico Gnutti, presidente delle Trafilerie Carlo Gnutti di Chiari (460 dipendenti e un fatturato da 470 milioni di euro), ha deciso di fare outing in vista delle elezioni per la presidenza dell’associazione industriali bresciani.

L’ha fatto con un’intervista al Giornale di Brescia in cui, pur esprimendo gradimento per entrambi i candidati, ha spiegato di sostenere il patron dell’omonima fabbrica d’armi e criticato Pasini per la candidatura: “Aveva detto che non era disponibile. Si era chiamato fuori e poi si è riproposto. Era preferibile che lo dicesse da subito”. Circostanza che comunque – ha sottolineato – non ha determinato la sua preferenza basata su “ragioni di merito”.

Infine Gnutti ha elogiato Beretta per aver presentato il proprio programma: “Resto dell’idea che noi dobbiamo conoscere le linee generali di chi vuole rappresentarci – ha raccontato al Giornale di Brescia – altrimenti come facciamo a scegliere? Per i dettagli si può attendere, ma per le linee generali no: vanno rese note subito e discusse. Io da anni non partecipo alla vita associativa, ma voglio sapere: ho potuto leggere quali sono le intenzioni di Gussalli Beretta. Quelle di Pasini invece no”.

Aib, Pasini in campo per dare continuità al lavoro di Bonometti

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Beppe Pasini

“Marco Bonometti si è sacrificato molto e ha fatto tanto per l’Aib: ha dato una direzione generale all’associazione creando le condizioni per svolgere un ottimo lavoro a servizio degli associati, anche supportandoli nell’affrontare al meglio il percorso per l’internazionalizzazione. In generale Bonometti è un patrimonio che Brescia dovrebbe far fruttare al meglio”.

Con queste parole – in un’intervista rilasciata a Bresciaoggi – Giuseppe Pasini, patron del gruppo Feralpi e aspirante numero uno di Aib, si è espresso sui rapporti con il presidente in carica: una presa di posizione chiara che sottolinea la continuità con quanto fatto dal proprietario di Omr fino a oggi (“La chiamata – si legge ancora – è stata fatta da imprenditori che fanno riferimento all’attuale leader, Bonometti, capace nel suo mandato di far crescere l’associazione non solo in ter- mini di iscritti, ma anche in autorevolezza. Il presidente ha il merito di aver messo al centro dell’attenzione tante questioni in un confronto continuo con tutto il territorio: se ha fatto tanto bene, non vedo perchè si debba di- sfare quanto realizzato”).

Nell’intervista Pasini definisce Franco Gussalli Beretta – suo rivale nella corsa per la poltrona di presidente – “un’ottima persona”, ma sottolinea che “c’è il rischio che si possa arrivare a una spaccatura e questo va evitato”.

Acciaio, Piombino ad alta tensione: tutte le manovre in corso

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Ugo Calzoni

Segnaliamo ai lettori e ripubblichiamo un interessante intervento di Ugo Calzoni sulla rivista FirstOnLine:

Da Populonia a Follonica e in tutta la val di Cornia la mobilitazione dei Sindaci e del Sindacato ha riproposto per l’ennesima volta il problema della sopravvivenza della siderurgia piombinese ormai limitata alla lavorazione a freddo della ex Magona e all’asfittica gestione delle Acciaierie da tre anni nelle mani della Cevital di Isach Rebrab.

L’imprenditore algerino paga certamente le difficoltà politiche casalinghe che lo vedono in contrasto con il locale Governo ma aggiunge negativamente i ritardi accumulati col piano di riassetto e di rilancio del sito industriale e del suo porto; piano che aveva spinto la liquidazione disposta dalla Legge Marzano ad affidargli la proprietà e la gestione del grande stabilimento che fu dello Stato, poi della famiglia Lucchini e infine dei russi della Severstal.

Cevital ha soltanto rimesso in funzione le tre linee di laminazione (vergella, lunghi e rotaie) comprando qua e là l’acciaio necessario ad alimentare gli impianti: in un primo tempo approvvigionandosi dai Riva, poi saltuariamente dai bresciani e, infine, sul mercato internazionale delle billette. L’alto forno a ciclo integrale promesso è di fatto rinviato sine die e quello elettrico, da complementare ad alternativo, è rimasto solo sulla carta. Tutto ciò ha costretto Piombino a lavorare a singhiozzo e a ridurre notevolmente il portafoglio-ordini delle rotaie che potevano essere il cuore strategico del business dal momento che lo stabilimento toscano resta con l’austriaca Voest Alpine l’unico produttore europeo.

Pochi soldi, scarsa liquidità, capitale insufficiente hanno obbligato Rebrab a non poter onorare gli impegni di investimento assunti e a dover cercare altre soluzioni come la ricerca di qualche socio o, almeno, di un fornitore di billette in grado di star “sul credere” per molti mesi. Da qui le sue giornate bresciane in cerca di partner o di contare sull’acciaio della Leali steel di Borgo Valsugana. E’ pur vero che nella città lombarda opera il suo studio legale di fiducia ma è altrettanto vero che da Brescia non è sorto nulla di buono per il futuro piombinese della Cevital. Anzi.

In questi giorni ha preso campo il Commissario della liquidazione Piero Nardi con un messaggio non molto criptico. Pur avendo venduto i cespiti della Caleotto di Lecco (Pasini-Gozzi) e di Servola (Arvedi) nonché in corso anche le trafilerie di Condove, ha ricordato alla stampa che nelle sue mani sono ancora saldamente tenute quote delle Acciaierie di Piombino per il 27,7% del capitale oltre ad una azione giuridicamente perseguibile qualora Cevital non sia in grado di onorare tutti gli impegni (nessuno escluso) presi a suo tempo.

Piero Nardi è stato uno dei potenti boiardi dell’acciaio di Stato. Protagonista della cessione ai Lucchini dell’Ilva di Piombino; poi manager e Ceo della Lucchini per tutto il periodo crepuscolare del Gruppo fino all’arrivo di Enrico Bondi che, cacciati tutti i dirigenti, di fatto venderà cespiti, centrali elettriche, fabbriche e pingui magazzini spianando la strada ai russi di Severstal. Ora Piero Nardi è il Commissario della liquidazione e, si dice in Toscana, in grado di non accontentarsi degli eventi ma di costruirne di migliori a suo piacimento.

Ecco perché l’amo del 27,7% è stato gettato nelle acque pescose dell’orizzonte piombinese. In primo luogo perchè gli impianti di laminazione (lunghi e vergella) sono altamente produttivi e garantiscono una altissima qualità al prodotto. Quello delle rotaie,poi, non ha bisogno di ulteriori migliorie sfornando rotaie di lunghezza competitiva a livello mondiale. Infine di alto forno a ciclo integrale non se ne parla più. L’impianto, quasi una pregiudiziale politica, di identità, che i piombinesi hanno sempre messo davanti ad ogni altra ragione o aspettativa, è ormai lasciato cadere a fronte di un futuro possibile forno elettrico. Ne guadagnerebbe l’ambiente senza più cokerie, carbone ed emissioni a sostegno di un futuro dell’immenso patrimonio territoriale che va dal centro di Piombino fino all’attuale centrale dell’Enel. Un autorevole politico a commento della mobilitazione pubblica dei giorni scorsi ha sottolineato più volte che il futuro dello stabilimento sta “ nella utilizzazione degli attuali impianti”.

Così Piero Nardi ha riaperto le porte ai vecchi amici bresciani che, lasciato alle spalle il tabù del ciclo integrale, potrebbero fare dello stabilimento un boccone ambito ed ambizioso e fornire l’acciaio necessario con le non sfruttate capacità produttive installate nei loro impianti. Al limite potrebbero governare anche insieme a Rebrab che rimane pur sempre un grosso consumatore di tondo per cemento armato in quel di Algeri.

A Brescia già circolano i nomi dei più sollecitati osservatori delle vicende piombinesi: si tratta di Antonio Gozzi, presidente di Federacciai e guida della Duferco in alleanza con Giuseppe Pasini della Feralpi. Altre voci aggiungono che sulle rotaie fanno corrono le ruote di Lovere dei Lucchini. Certo è che lo scenario promette “pièces” economiche ed imprenditoriali di grande interesse. Infatti i colossi dell’Alfa Acciai e dei Banzato, minacciati al cuore dalle produzioni piombinesi, non potranno accontentarsi di pagare il biglietto e godersi lo spettacolo stando in platea.

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