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Boglioli di Gambara, dopo i licenziamenti scatta la protesta

in Aziende/Boglioli/Crisi/Economia by
L'outlet della Boglioli di Gambara

Scatta la protesta alla Boglioli di Gambara, società controllata da un fondo spagnolo (Phi Industrial Acquisitions) e ammessa al concordato preventivo in continutà. L’azienda del settore abbigliamento ha avviato le procedure di licenziamento collettivo per 50 dei 181 operai (in prevalenza donne) che da circa un anno si trovano costretti a fare i conti con la crisi e con la Cigs. Nei giorni scorsi, nella Bassa, si è tenuta una partecipata assemblea convocata dalla Cgil e i lavoratori sono pronti a dare battaglia. Nell’incontro del 14 dicembre – come informa Bresciaoggi –  i rappresentanti degli occupati chiederanno il ricorso al contratto di solidarietà in alternativa ai licenziamenti: se andrà diversamente scatteranno gli scioperi e forse addirittura una clamorosa protesta alla prossima edizione di Pitti.

Imprese bresciane: vendite stabili, margini in crescita – I DATI COMPLETI

in Aib/Associazioni di categoria/Aziende/Economia/Partner 2/Tendenze by
L'indagine di Aib sulle prospettive economico finanziarie dei gruppi bresciani

Aib ha pubblicato il nuovo rapporto del suo centro studi sulle dinamiche industriali dei principali gruppi bresciani. Di seguito pubblichiamo una sintesi: per il rapporto completo è possibile cliccare qui.

Il rapporto analizza le principali dinamiche economico-finanziarie nel 2016 relative ai più rilevanti gruppi industriali bresciani a vocazione manifatturiera. In particolare vengono prese in considerazione le imprese manifatturiere di fascia dimensionale intermedia, caratterizzate da alcune peculiarità, fra cui: proprietà concentrata, produzioni specializzate, forte vocazione internazionale, autosufficienza patrimoniale, spiccata propensione all’innovazione e risultati economici in media migliori delle aziende piccole e grandi.

Lo studio, oltre all’analisi relativa all’evoluzione dei principali aggregati economico-finanziari registrati negli ultimi due esercizi (gli anni 2015 e 2016), prevede anche un focus su un periodo più esteso (il decennio 2007- 2016).  La prima sezione, relativa ai risultati ottenuti nel 2016 confrontati con l’anno immediatamente precedente, ha riguardato 90 gruppi industriali bresciani a vocazione manifatturiera. Tali operatori hanno prodotto nel 2016 un volume d’affari pari a 14,4 miliardi di euro, con un’occupazione complessiva di oltre 48 mila unità.

La dimensione media dei gruppi analizzati è pertanto pari a 160 milioni di euro per quanto riguarda il fatturato e 539 addetti.

La segmentazione dei gruppi per settore di attività vede la prevalenza dei comparti metalmeccanici (76 operatori), andando a riflettere la specializzazione produttiva dell’industria locale: i rimanenti 14 fanno riferimento a settori comunque rilevanti per l’economia del territorio, come l’Alimentare, il Carta e stampa, il Chimico, gomma e plastica e il Sistema Moda.

Le imprese complessivamente incluse nell’area di consolidamento sono 700 (in media 7,8 per ogni gruppo): di queste, 287 (41%) hanno sede in provincia di Brescia, 98 (14%) nel resto d’Italia e ben 315 (45%) all’estero. Le realtà produttive sono 324 (46%), 262 (38%) sono commerciali e 114 (16%) svolgono altre attività (immobiliari, finanziarie, logistica, energia, società agricole, ecc.).

La forte propensione all’internazionalizzazione viene confermata anche dal fatto che nel 2016 ben il 58,2% dei ricavi è stato generato all’estero: un valore elevato che tuttavia nasconde una certa eterogeneità fra settori. Per quasi la metà del campione le vendite all’estero intercettano oltre il 60% del volume d’affari complessivo, mentre per quasi il 20% dei gruppi, le vendite realizzate oltre confine incidono per non meno dell’80% del fatturato.

Di seguito i risultati più significativi, riferiti al biennio 2015-2016:
• Nel 2016 le vendite hanno sperimentato un’evoluzione complessivamente piatta
rispetto al 2015 (0,0%). La suddetta dinamica trae giustificazione dal contesto
macroeconomico che ha caratterizzato l’anno in questione. Il prodotto a livello globale
è cresciuto del 3,2%, mostrando un lieve rallentamento rispetto al 2015 (+3,4%). La
decelerazione delle economie avanzate è in buona parte imputabile alla frenata che
ha caratterizzato gli Stati Uniti, mentre Germania, Francia e Italia sono state
protagoniste di un’accelerazione della crescita del prodotto più o meno intensa. I
paesi a più recente industrializzazione hanno confermato i propri tassi di sviluppo
(+4,3%, sia nel 2015, sia nel 2016), pur mostrando una significativa variabilità al loro
interno. Gli scambi mondiali hanno registrato una nuova frenata (+1,4% nel 2016, dal
+1,9% nel 2015), riflettendo motivazioni strutturali, oltre che congiunturali. In tale
contesto, le principali commodity industriali hanno evidenziato uno sgonfiamento
delle proprie quotazioni, espresse sia in dollari, sia in euro. Ciò ha controbilanciato,
a livello monetario, gli effetti positivi derivanti dalla domanda globale in crescita.
• La dinamica stagnate del volume d’affari è confermata anche dall’analisi “micro”, che
mostra un campione letteralmente diviso in due, fra gli operatori con fatturato in
crescita e quelli con fatturato in diminuzione.
• Le limitate tensioni sui costi hanno favorito il recupero della redditività operativa: il
Margine operativo lordo è infatti cresciuto mediamente del 9,8%, con una dinamica
nettamente superiore a quella delle vendite. In tale ambito, il 60% dei gruppi censiti
ha registrato una crescita del MOL, mentre il restante 40% ha segnalato una
contrazione.
• Nel 2016 il rapporto fra il MOL e i ricavi si è attestato all’11,9% (10,8% nel 2015): il
miglioramento dell’indicatore è stato particolarmente diffuso fra i settori analizzati,
sebbene essi si caratterizzino per livelli piuttosto differenziati. La maggioranza
assoluta dei gruppi del panel si posiziona per valori dell’EBITDA margin compresi fra
il 6% e il 15%.
• I progressi del ROA riflettono quelli del MOL: l’indicatore in questione ha raggiunto
nel 2016 il 5,9% (dal 5,3% nel 2015). Si tratta di una dinamica positiva, favorita dalla
salita del ROS (proxy della redditività delle vendite), che ha più che compensato la
discesa della Rotazione del capitale investito, che misura la velocità di
disinvestimento delle risorse aziendali.
• La crescita della redditività operativa, unita al calo dell’onerosità debitoria
(quest’ultima passata dal 3,0% del 2015, al 2,7% del 2016) ha determinato un
significativo incremento del cosiddetto “Effetto semplice di leva finanziaria”. Il
differenziale fra il ROI (inteso come la massima remunerazione che può essere
offerta ai finanziatori di rischio e di credito) e il costo medio dell’indebitamento
finanziario, si è così attestato nel 2016 al 5,2%, rispetto al 4,0% nel 2015. Tale
dinamica, ha pertanto consentito di portare l’intero campione su livelli di “sicurezza”
e di ridurre i rischi che un improvviso calo della redditività e/o un brusco innalzamento
del costo del debito possano facilmente portare il differenziale ROI-ROD sotto lo zero;
l’esistenza di valori positivi del suddetto spread può essere intesa infatti come la
condizione minima di sopravvivenza.
• L’evoluzione del reddito netto (+23,7% nel 2016 sul 2015) ha beneficiato dei
progressi sperimentati nella marginalità operativa e della minore incidenza dell’area
finanziaria sul Conto Economico; complessivamente il ROE si è quindi attestato al
7,4% (dal 6,3% nel 2015). Il miglioramento non è stato diffuso, ma ha riguardato la
metà dei gruppi del campione. Va poi evidenziato che nel 2016 il 12,5% del panel si
caratterizza per valori negativi del ROE, in leggero aumento rispetto al 10,1% nel
2015; allo stesso tempo, si è ridotto il numero degli operatori appartenenti alle classi
più virtuose.
• Come già emerso nelle passate edizioni del rapporto, il grado di capitalizzazione si
mantiene elevato: l’Indice di indipendenza finanziaria, che pone al numeratore i mezzi
propri e al denominatore l’intero capitale investito, ha raggiunto nel 2016 il 46,3% (dal
45,4% nel 2015). Il ricorso all’indebitamento si è quindi confermato contenuto: il
Ufficio Studi e Ricerche AIB 5
Leverage finanziario, che mette in relazione i debiti a onerosità esplicita col
patrimonio netto si è attestato nel 2016 al valore di 0,6, rispetto allo 0,7 registrato nel
2015.
• Per quanto riguarda la liquidità, ovvero la capacità dell’azienda di fare fronte agli
impegni di breve periodo attraverso l’utilizzo del capitale circolante, non si segnalano
problematiche di rilievo: nel 2016 l’Indice di disponibilità ha raggiunto il valore di 1,7
(da 1,6 nel 2015). Ciò sta a significare che gli impieghi correnti (grazie al contributo
delle rimanenze) sono più che sufficienti a coprire l’ammontare delle fonti a breve.
Dal punto di vista dinamico, la Durata del ciclo commerciale è rimasta invariata (134
giorni sia nel 2015, sia nel 2016): non ha quindi subito variazioni il lasso di tempo in
cui il fabbisogno finanziario aziendale deve essere coperto per fare fronte alla
temporanea mancanza di liquidità. La stabilità dell’indice è frutto dei minimi
movimenti che hanno interessato le sue componenti, ovvero: la rotazione delle
rimanenze e quella dei crediti e dei debiti.
• La propensione a investire è rimasta elevata: nel 2016 i gruppi manifatturieri bresciani
hanno destinato agli investimenti in immobilizzazioni materiali un’ingente porzione
del proprio valore aggiunto, pari al 18,5%. Si tratta di un valore significativo, che ben
rispecchia la voglia di “fare industria” degli operatori analizzati. Quasi il 70% dei
gruppi ha devoluto agli investimenti un valore non superiore a quello medio, mentre
poco meno del 15% degli stessi ha investito oltre il 30% della ricchezza prodotta.

Come precedentemente accennato, il rapporto ha affrontato l’evoluzione dei principali indicatori economico-finanziari dei gruppi industriali bresciani anche per il periodo 2007- 2016. Tale analisi, che non dovrebbe avere eguali in ambito territoriale, ha riguardato 55 operatori, rispetto ai 90 coinvolti nella prima sezione: 35 operatori si sono quindi “persi per strada”. Nei dieci anni oggetto del focus, si è sperimentato un certo turnover fra i gruppi: alcuni hanno iniziato a redigere il bilancio consolidato, altri non sono stati più tenuti a farlo. Ciò, unito alla logica del panel chiuso qui adottata (che fa sì che in caso di un’osservazione mancante, venga eliminata l’intera serie di riferimento) ha determinato la “sopravvivenza” nel campione di 55 operatori fra i 90 precedentemente analizzati.
Gli esponenti imprenditoriali selezionati a livello settoriale rappresentano adeguatamente l’universo delle imprese manifatturiere bresciane: 46 appartengono ai comparti metalmeccanici, mentre i rimanenti 9 fanno riferimento ad altri ambiti. Il valore complessivo dei ricavi realizzati nel 2016 ammonta a circa 10,6 miliardi di euro, mentre la dotazione occupazionale delle imprese incluse nell’area di consolidamento supera le 38 mila unità.
Di seguito i risultati più significativi, riferiti al periodo 2007-2016:
• Dopo il crollo registrato nel 2009 (-36,2% sul 2008), il volume d’affari complessivo è
velocemente tornato su livelli non distanti dai massimi pre-crisi, ma dal 2011 la
velocità del recupero ha perso smalto. I ricavi sperimentati nel 2016 sono di poco
superiori a quelli realizzati nel 2007 (+2,9%), ma sono ancora inferiori a quelli del
2008 (-3,8%). Ciò è in gran parte imputabile ai valori record dei prezzi assunti in
quell’anno da alcune materie prime di riferimento per l’industria bresciana: al netto di
tale aspetto, l’intensità del recupero sarebbe superiore. Per quanto riguarda la
distribuzione dei gruppi per anno in cui sono statti realizzati i valori minimi delle
vendite, vi è, come nelle aspettative, una netta convergenza sul 2009 (tale fenomeno
ha interessato 39 operatori); sul versante dei valori massimi, forse a sorpresa, è in
testa il 2016 (ben 21 gruppi), seguito a distanza dal 2008 (11) e dal 2007 (9). La
parziale asimmetria fra i valori cumulati e quelli “micro” può trovare giustificazione nel
fatto che il record realizzato nel 2008 nasce da pochi gruppi che negli anni successivi
non sono stati più in grado di replicare tali performance; al contrario di quanto
sperimentato nel 2016, quando i buoni risultati nei ricavi sono apparsi generalmente
più diffusi.
• Al di là degli incrementi “contabili” del Patrimonio netto, derivanti dalle rivalutazioni degli
immobili effettuate nel 20081 e nel 20132, la capitalizzazione è sensibilmente cresciuta
negli anni: nel dettaglio, nel 2016 l’Indice di indipendenza finanziaria ha raggiunto il
46,6% (nel 2007 era pari al 35,8%). La dipendenza da finanziatori terzi è
conseguentemente diminuita, con il Leverage finanziario che negli ultimi anni si è
attestato su un valore pari a 0,6: vale a dire che, per ogni 100 euro di mezzi propri, i
gruppi del campione hanno fatto ricorso all’indebitamento finanziario per 60.
• Alla ripresa dei ricavi è corrisposto un sensibile recupero dei margini: l’incidenza del
Margine operativo lordo sulle vendite (11,9% nel 2016) è in miglioramento dai minimi del
2009 (8,1%), posizionandosi poco al di sotto dei livelli pre-crisi (12,4% nel 2007). In
questo ambito l’anno 2007 è risultato il migliore per quasi un terzo del campione (17
1 D.L. 29 novembre 2008, n. 185, convertito nella Legge 28 gennaio 2009, n. 2.
2 Legge 147/2013 (Legge di stabilità 2014).

gruppi), mentre il 2016 lo è stato per 13 operatori. Il 2009 (18 gruppi) e il 2012 (12)
emergono invece come gli anni peggiori.
• Il ROA evidenzia una dinamica in parte difforme da quella registrata dall’EBITDA margin,
con una caduta più intensa e un recupero relativamente meno brillante: i livelli raggiunti
nel 2016 (6,1%), pur in netto recupero sul 2009 (1,5%) risultano ancora molto lontani dal
2007 (8,9%) e dal 2008 (7,3%). Ciò è imputabile, fra l’altro, agli elevati ammortamenti a
bilancio, frutto degli ingenti investimenti effettuati in questi anni.
• L’evoluzione complessiva del ROA ha seguito quella delle sue componenti: negli anni, i
margini sulle vendite (misurati dal ROS) si sono ridotti e la Rotazione del capitale investito ha fornito un contributo negativo alla formazione della redditività operativa.
• Dopo il crollo nel 2009 (-2,7%), il differenziale ROI-ROD mostra segnali di evidente
recupero: il valore registrato nel 2016 (5,9%) è secondo solo a quello del 2007 (7,0%).
Tale miglioramento è giustificato da un incremento della redditività operativa (ROI),
accompagnato da una contestuale flessione del costo del debito (ROD).
• La redditività netta ha seguito l’evoluzione di quella operativa: nel 2016 il valore del ROE
(8,1%) ha registrato un’accelerazione rispetto al recente passato, ma siamo ancora
lontani dalle performance sperimentate nel 2007 (13,0%), che si conferma l’anno d’oro
per i risultati aziendali. Ben 28 gruppi hanno infatti registrato in quell’esercizio il valore
massimo del ROE (nel 2016 solo 4, anche a causa della maggiore patrimonializzazione
che caratterizza in quell’anno i gruppi osservati). Come nelle aspettative, il 2009 si
conferma l’anno peggiore, sia in termini complessivi (valore del ROE pari a -0,4%), sia
in termini “micro” (25 gruppi hanno sperimentato in quell’anno il valore minimo).
• I gruppi presi a riferimento nel rapporto emergono come uno straordinario serbatoio di
occupazione: nel 2016, il numero degli addetti (calcolati sulle 55 imprese “capogruppo
operative”) si è attestato 5,5 punti percentuali sopra i livelli del 2007; tutto ciò a fronte di
una contrazione nell’industria in senso stretto pari al 10,2% nel periodo 2008-2016. Ne
deriva che le asperità di questi anni e la crescente propensione all’internazionalizzazione
dei gruppi bresciani a vocazione manifatturiera non hanno scalfito il loro legame col
territorio di origine; anzi, la dinamica degli organici evidenziata nel decennio 2007-2016
certifica uno sviluppo “sano” e rispettoso della forza lavoro locale, la quale si conferma
ancora una volta come un vero e proprio asset strategico per le imprese bresciane.

Flero, via ufficiale alla digital factory di Sfida 4.0

in Aziende/Città e Hinterland/Economia/Formazione/Innovazione/Manifatturiero/Partner 2/Sei consulting/Zone by
Il team di Sfida 4.0

Inaugurazione in pompa magna – questa mattina, a Flero – per il nuovo Sfida 4.0, la Digital Factory promossa da Sei Consulting e dedicata ai programmi di innovazione e di sviluppo delle piccole e medie imprese del territorio Lombardo.

Il complesso tecnologico di Flero (via Quinzano 23/a) sorge su una superficie di circa 1000 mq ricavata in un ex opificio alle porte di Brescia che ospita 3 mini fabbriche con percorso esperienziale, laboratori e aule dove conoscere, capire e sperimentare l’applicazione e le logiche del 4.0.

Sono 24 i partner coinvolti nell’iniziativa che hanno fornito macchinari o tecnologie e 7 gli sponsor (cfr allegato). Unica in Italia nel suo genere, l’iniziativa è stata realizzata in piena sintonia e sinergia, in logica di rete, con le altre iniziative messe a punto dalle istituzioni locali: Università di Brescia e Innexhub, quindi con Aib, Csmt, Camera di Commercio, ecc.

Un progetto ambizioso, di cui Ivan Losio – patron di Sei Consulting e di Sfida 4.0 – ha parlato anche in un intervento pubblicato pochi giorni fa su BsNews sul tema del rapporto tra innovazione e imprese.

Il programma indicativo della giornata prevede:
– 9.30-10, accrediti e welcome coffee;
– 10-11, presentazione del progetto;
– 11- 12, interventi delle istituzioni (Baronchelli di AIB, Sivieri di Api, Ziletti della Camera di Commercio e Faglia dell’Unibs);
– 12-12.20, evoluzione del progetto Sfida;
A seguire lunch e tour della fabbrica.

Gabeca diventa Marcello Gabana: utile a 1 milione, Ebitda a 7

in Alimentare/Aziende/Cave e discariche/Daniela Grandi/Economia/Evidenza/Fabrizio Scuri/Gabeca/Personaggi by
Fabrizio Scuri e Daniela Grandi

Il Gruppo Gabeca torna all’utile e si prepara a nuove sfide sotto il nome di Marcello Gabana Holding. A presentare le novità, con il bilancio del 2016 e le prospettive di sviluppo, sono stati questa mattina – nel corso di una conferenza stampa convocata a Villa Fenaroli di Rezzato – l’amministratore delegato Fabrizio Scuri e il presidente Daniela Grandi, accompagnati dalla brand manager Claudia Gabana.

Nell’anno contabile che si è appena chiuso tutti gli indicatori sono positivi. “Il dato più lampante”, ha sottolineato Scuri, “è il ritorno all’utile (più 1,06 milioni, mentre nel 2015 la perdita era stata di 1,3 milioni, ndr), con un Ebitda che vola – secondo previsioni – a 7 milioni di euro (pari al 16,4 per cento del valore della produzione), raddoppiando nell’arco di un solo triennio. Testimonianze di buona salute”, ha aggiunto, “che sono ancora più positive se si considera che i dipendenti sono in crescita ormai da anni” (130, i due terzi nell’agroalimentare, tutti in Italia).

Ma non solo. Il patrimonio rimane stabile a 63,4 milioni di euro. Le disponibilità liquide crescono del 147%, arrivando a quota 20,4 milioni di euro (un tesoretto che potrebbe essere utilizzato per nuove acquisizioni) e superando abbondantemente i debiti verso le banche (12,1 milioni, meno 13 per cento sul 2015). Che oltretutto sono quasi tutti a medio-lungo termine.

In questo quadro, anche i fatturati complessivi crescono leggermente rispetto al 2015 (43,1 milioni contro 42,9), se pure rimangono leggermente sotto le attese a causa della drastica riduzione dell’andamento internazionale del prezzo del riso, che si ripercuote sul prezzo di vendita alla Gdo.

L’agroalimentare, come ormai da anni, rimane comunque il principale settore di ricavo del gruppo, con un fatturato di 23,1 milioni di euro. E a trainare i numeri è sempre Grandi Riso, quarto produttore italiano con un ponte sempre più solido verso l’estero. Cresce l’export (con un vero boom verso Spagna, Turchia, Francia e Croazia): non a caso Grandi Riso sarà l’unica riseria presente a Fico-Eataly World, il più grande parco agricolo tematico del mondo (6 milioni di visitatori previsti con 2 mln di stranieri), che si aprirà il 15 novembre 2017 a Bologna.

A seguire – tornando alla composizione dei fatturati del gruppo – il settore ambientale, che ha chiuso a 16,17 milioni, con Gedit che gestirà il nuovo impianto Calcinato chiudendo quello di Montichiari e la nuova avventura di Ecoplant, che a Cremona sta avviando un impianto da 140mila tonnellate all’anno con 300 codici Cer autorizzati. Infine c’è l’immobiliare, in crescita 3,7 milioni di euro.

Un 2016 intenso, insomma. E l’anno in corso si annuncia già altrettanto positivo e ricco di novità. Anche nel nome e nel marchio. “La Marcello Gabana Spa è da sempre la holding del gruppo, ma dal 2018 assumerà questo ruolo anche dal punto di vista formale”, ha sottolineato Daniela Grandi, “una decisione che va nell’ottica della semplificazione e dell’ottimizzazione finanziaria, visto che la Marcello Gabana diventa l’unico riferimento del sistema bancario del gruppo. Guardiamo al futuro senza dimenticare il passato”, ha aggiunto la presidente, “consapevoli che la vera sfida – per restare al passo con i tempi – è quella di continuare a innovare, nella struttura e nei processi aziendali”.

La Boglioli ammessa al concordato preventivo

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Boglioli ammessa al concordato preventivo - immagine dal Web

Boglioli comunica che il Tribunale di Brescia, con provvedimento depositato lunedì 25 settembre 2017, ha ammesso la società alla procedura di concordato preventivo convocando inoltre l’adunanza dei creditori per il 18 gennaio 2018. L’ammissione da parte del tribunale è un passo fondamentale nell’ambito del rilancio dell’azienda – si legge nella nota ufficiale -, attraverso il quale gli organi della procedura hanno ritenuto il piano presentato, supportato dal nuovo azionista PHI Industrial Acquisitions, meritevole di essere sottoposto al voto dei creditori, che avranno l’ultima parola al riguardo.

I nuovi fondi per il rilancio dell’azienda, già impegnati da parte del nuovo socio, saranno sbloccati e messi a disposizione dell’azienda non appena intervenuta l’omologa del concordato. Inoltre, la società rende noto che tutte le deleghe operative sono state conferite al nuovo Presidente, Francesco Russo, come naturale avvicendamento con Andrea Perrone (chiamato dal precedente azionista WISE Sgr a gestire l’azienda nel difficile momento), in seguito al cambio di azionariato (100%) avvenuto lo scorso mese di luglio, quando PHI Industrial Acquisitions è subentrato nella veste di nuovo azionista di controllo della società.

“In questi primi mesi di lavoro abbiamo già potuto toccare con mano l’enorme potenziale che Boglioli ha nei principali mercati mondiali, grazie alla forza del suo brand e all’eccellenza del suo prodotto, e siamo entusiasti di lavorare con tutte le nostre forze ed energie per riportare l’azienda tra i leader nel mondo nel capospalla e nell’eleganza maschile”. Francesco Russo dal 2014 fa parte del team del fondo PHI Industrial Acquisitions in Italia, ed ha una forte esperienza manageriale nel campo della moda e del tessile, avendo recentemente ricoperto, tra l’altro, i ruoli di direttore generale di La Perla, e di Presidente e Amministratore Delegato di Mascioni. Andrea Perrone, in accordo con i nuovi azionisti che lo ringraziano per il suo operato, continuerà a sedere nel Consiglio di Amministrazione di Boglioli, proseguendo così il suo contributo per la società.

Aib, Pasini detta la linea: vigileremo sulle promesse della politica

in Acciaio/Aib/Associazioni di categoria/Aziende/Economia/Feralpi/Tendenze by
I vertici di Aib, foto Andrea Tortelli, www.bsnews.it

La ripresa c’è, ma lo Stato deve fare di più e noi vigileremo perché ciò avvenga. A dirlo  – secondo quanto riportato dal quotidiano on line di Brescia e provincia BsNews.it – è stato pochi minuti fa il presidente di Aib Giuseppe Pasini, che – durante una conferenza stampa convocata in via Cefalonia alle 11 – ha fatto il punto sulla situazione dell’economia bresciana. Snocciolando “timori e sollecitazioni” degli industriali in vista di del referendum di ottobre e della tornata elettorale del prossimo anno. Per indicare poi le linee programmatiche 2017-2001

Pasini ha sottolineato la buona congiuntura nazionale, frutto soprattutto degli investimenti privati nel settore manifatturiero, sostenuti da provvedimenti come quello per l’Industria 4.0. “Non vorremmo che al termine di queste agevolazioni ci fosse un rallentamento”, ha aggiunto. Per poi affrontare il tema delle elezioni, in cui “Aib guarderà con molto interesse ai programmi politici” e saremo “attenti e severi”.

Incoraggianti i numeri sul fronte della disoccupazione, ma non senza ombre. Scende del 79,7 per cento la  straordinaria, scende del 57 per cento l’ordinaria, mentre quella in deroga sale del 48 per cento. Il tasso di disoccupazione bresciano rimane comunque del 8,6 (7,4 in Lombardia, 11,7 in Italia), ma la giovanile è del 32,9 per cento (29,9 in Lombardia, 37,8 in Italia). “Il dato che fa preoccupare e che fa drizzare i capelli”, ha però detto Pasini, “è il confronto con i migliori lander tedeschi, che ci vedeva sostanzialmente pari nel 2008 e oggi vede loro a percentuali fra il 6 e il 4,4 per cento”. E ha aggiunto: “Dobbiamo fare tutti di più, anche sul fronte della formazione”.

“E’ vero, andiamo meglio”, ha concluso Pasini, “ma non possiamo vivere soltanto di export: mancano gli investimenti pubblici (nel 2013 gli investimenti privati hanno superato quelli pubblici, tornando a crescere, ndr). Uno Stato che non investe nelle infrastrutture non può fare da volano per le imprese”. Con un un esempio forte: “Il 14 dicembre il Consiglio di Stato si pronuncerà sull’autostrada della Valtrompia: la speranza è che la vicenda si risolva velocemente. Auspichiamo comunque un accordo tra le parti, perché altrimenti il rischio è che non vedremo più l’autostrada “.

Infine il direttore Marco Nicolai è tornato sul tema dell’aeroporto di Montichiari, sottolineando che Enac ha indicato la soluzione di attribuire la concessione a una newco con i bresciani al 20 per cento e Save all’80. “Questa via stiamo perseguendo, ma la capitalizzazione per quota nostra – e parliamo di circa 100 milioni di euro di investimenti – è subordinata alla concessione di Enac”. Sulla parte fiera, invece, “siamo consapevoli che aver salvaguardato i muri non ha risolto il problema, ma stiamo lavorando ad alcune ipotesi che auspichiamo di potervi esporre il prima possibile”.

 

Sfide lavorative, bando da 10mila euro da Sei Consulting

in Cfp Zanardelli/Economia/Formazione/Partner/Sei consulting by

Diecimila euro di premi. Con questo incentivo non da poco, Ivan Losio (patron di Sei Consulting e del nuovo hub tecnologico Sfida Italia 4.0) ha lanciato oggi la prima edizione del concorso Hard Work Challenge, riservato ai giovani dai 18 ai 35 anni.

L’iniziativa, promossa dalla società di consulenza aziendale con sede in via Vantini, a Brescia, punta a premiare le migliori “sfide” in ambito lavorativo ed educativo. I partecipanti – il concorso è aperto a tutti gli italiani e agli stranieri residenti da almeno dieci anni – dovranno infatti raccontare e documentare le proprie esperienze, compilando un form sul sito www.sei-consulting.it nella sezione apposita entro il 30 settembre.

A decidere i lavori migliori sarà una giuria di qualità presieduta da Losio, ma composta da nomi eccellenti, tra cui Claudio Teodori (docente alla facoltà di Economia di Brescia), Aldo Rebecchi (presidente della Fondazione Micheletti) e Marco Pardo (Cfp Zanardelli). Tra i criteri, la replicabilità dei progetti e la capacità di trovare soluzioni innovative.

Il vincitore riceverà un assegno da 5mila euro e la possibilità di accedere a uno stage retribuito della durata di sei mesi a Sfida Italia 4.0 srl. Mentre altri 3mila euro andranno al miglior lavoro della categoria team e 2mila al miglior Under 21.

La premiazione dei vincitori avverrà a fine ottobre, con l’inaugurazione del Digital Innovation Hub di Flero, fabbrica didattica permanente in cui Sei e altri soggetti promuoveranno progetti di formazione esperienziale per le Piccole e medie imprese (alcuni corsi si sono già tenuti).

Fratelli Berlucchi, fatturato in crescita a 2,5 milioni di euro

in Agricoltura e allevamento/Alimentare/Economia/Franciacorta/Fratelli Berlucchi/Zone by
Pia Donata Berlucchi, presidente dell'azienda Fratelli Berlucchi

Fratelli Berlucchi compie 40 anni. E lo fa con un bilancio ancora in crescita, con un fatturato che sale a 2,5 milioni di euro (più 12 per cento rispetto all’anno precedente). L’azienda di Corte Franca – secondo quanto riportato da Bresciaoggi – è cresciuta soprattutto grazie agli ordini dall’estero: oggi l’export rappresenta circa il 10 per cento del fatturato. In testa, come mercato partner, gli Stati Uniti, seguiti da Inghilterra, Norvegia, Giappone, Svizzera, Cina e Messico.

La produzione della tenuta composta da una settantina di ettari (compresi quattro boschi) è di circa 400mila bottiglie all’anno: 60mila sono i fermi (Curtefranca Bianco e Rosso), in calo rispetto a una decina di anni fa a vantaggio – ovviamente – dei Franciacorta. Qui l’azienda ha deciso di puntare tutto su vini millesimati – Brut, Satèn, Rosè e Pas Dosè – raggruppati sotto il brand Freccianera cui si aggiungono le due riserve Casa delle Colonne.

L’azienda è controllata dalla famiglia Berlucchi, in particolare – come dice il nome – dai fratelli dello scomparso Francesco (Gabriella, Marcello, Roberto e Pia Donata) e dai tre figli (Antonio, Ignazio e Alessandro).

Feralpi torna all’utile ed è sempre più vicina al miliardo di euro di fatturato

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Si dimostra premiante la strategia del Gruppo Feralpi che, tra diversificazione, verticalizzazione e internazionalizzazione – dopo un bilancio 2015 in leggera perdita – archivia un 2016 positivo. Gli investimenti e le sinergie intragruppo continuano a sostenere la crescita anche sul fronte produttivo.

In salita i volumi (+7,5% di acciaio in billette con 2,4 milioni di tonnellate) per un fatturato che, nel 2016, ha raggiunto i 932 milioni di euro (consolidato Feralpi Holding SpA), in leggero aumento rispetto ai 922,9 milioni del 2015.

Si conferma la forte propensione internazionale con una quota di fatturato generato all’estero del 68%, in linea con l’esercizio precedente. In Italia, il settore dell’edilizia ha mostrato leggeri segnali di ripresa, innescati tuttavia più dalla crescita di compravendite, spinte dal deprezzamento degli immobili e un maggior credito alle famiglie, che da un incremento reale di nuovi edifici. Situazione ben diversa in Germania dove nel 2016 la crescita del prodotto interno lordo ha segnato un +1,9% rispetto al 2015 anche grazie all’impulso del settore delle costruzioni che è cresciuto del 3,1% (fonte Istituto Federale di Statistica). Se in Italia la produzione del settore edile è scesa del 32,2% in sei anni, dal 2010 al 2016, in Germania è cresciuta del +7,6% (fonte Centro studi ImpresaLavoro).
La crescita del mercato tedesco, ed europeo in generale, è stata intercettata da Feralpi Stahl che si è confermata una colonna portante a sostegno dell’internazionalizzazione commerciale e produttiva del Gruppo.

Il primo semestre 2017: produzioni in salita

Per il Gruppo Feralpi i primi sei mesi del 2017 sono stati caratterizzati da un’accelerazione della produzione sostenuta da un deciso incremento dei prodotti a freddo e derivati. Più nello specifico, la produzione di acciaio è stata di 1,24 milioni di tonnellate con una crescita del 4,25% rispetto al primo semestre 2016. I prodotti derivati hanno confermato l’ascesa con 488mila tonnellate ovvero il 13,56% in più del corrispondente periodo dello scorso anno. In leggero calo la produzione di laminati a caldo con 1,01 milioni di tonnellate (-2,4%).
«Il 2016 – ha commentato Giuseppe Pasini, Presidente del Gruppo Feralpi – è stato un anno che non ha visto, in Italia, sostanziali miglioramenti sul versante della domanda. Tuttavia, siamo entrati in nuovi mercati, come quelli ad alto valore aggiunto con acciai di alta qualità (grazie a Caleotto), e abbiamo rafforzato la presenza in business differenti, come quello dei profilati mercantili con Feralpi Profilati Nave (che nei primi sei mesi del 2017 ha prodotto oltre 26 mila tonnellate di acciaio), quello dei presagomati con Presider e quello della lavorazione delle travi con Metallurgica Piemontese Lavorazioni. Con Alpifer, la holding che incorpora le partecipazioni in Steelfer e Unifer, ci siamo verticalizzati nella logica di filiera integrata. Abbiamo inoltre preservato la nostra matrice internazionale con Feralpi Stahl, il punto di riferimento per il Gruppo, che ci ha permesso di cogliere le opportunità offerte nei mercati europei. Questa strategia ci ha portato verso risultati positivi non solo in termini produttivi, ma soprattutto sotto il profilo della marginalità».
«Abbiamo investito costantemente – continua Pasini – per avere una struttura impiantistica ed organizzativa efficiente con le tecnologie ed i sistemi gestionali proprie di un’industria 4.0. Al tempo stesso, ci siamo impegnati perché i nostri lavoratori siano sempre formati e aggiornati. L’unione tra queste due componenti ci sta dando la forza per continuare ad essere competitivi».

Il bilancio (fonte: Feralpi Holding)

Il consolidato 2016 di Feralpi Holding vede iscritto in bilancio un fatturato di 932 mln euro contro i 922,9 mln del 2015. La componente estera ha comunque rappresentato il 68% del totale, come l’anno precedente.
Il Consolidato 2016 evidenzia un incremento del fatturato (+1,0%) e del valore della produzione (+1,2%) rispetto all’anno precedente. L’EBIT passa da +12,8 a +59,8 mln euro. A questo si accompagna una riduzione, in valore assoluto, degli oneri finanziari netti che passano da -4,7 a -4,4 mln euro, ovvero lo 0,5% sul valore della produzione. Il risultato prima delle imposte, positivo per 6,9 mln euro nel 2015, evidenzia nel 2016 un saldo attivo, pari a 53,2 mln euro. Al netto dell’effetto imposte, il risultato si presenta positivo (+37,5 mln euro) dopo aver spesato ammortamenti e svalutazioni per 40 mln euro. L’EBITDA è passato dai 53,8 mln del 2015 ai 99,9 mln del 2016 (alcune poste del bilancio 2015 sono stati riclassificati secondo i nuovi principi contabili).
Il bilancio (fonte: Feralpi Siderurgica)
Il consolidato 2016 di Feralpi Siderurgica vede iscritto in bilancio un fatturato di 925 mln euro, circa l’1% rispetto dell’esercizio precedente, mentre il valore della produzione pari 937,8 mln euro vede un incremento rispetto all’esercizio precedente dell’1,9%. Il risultato d’esercizio è positivo per 38,6 mln euro dopo aver accantonato ammortamenti e svalutazioni per 38 mln euro, generando un cash flow pari a 76,5 mln euro, contro i 33,2 dello scorso esercizio.
Nel complesso, la differenza tra valore e costi della produzione, positiva nel 2015 per 6,5 mln euro, incrementa nel 2016 con un +60,3 mln euro. Gli oneri finanziari registrano una contrazione in valore assoluto: da 4,7 a 4,4 mln euro, ovvero lo 0,5% sul valore della produzione. L’EBITDA passa da 46 mln
euro del 2015 a 98 mln del 2016, mentre l’EBIT si conferma positivo con 60,3 mln euro contro i 6,5 mln dell’esercizio precedente.

Le diversificazioni

Nel nuovo assetto del Gruppo, Acciaierie di Calvisano ha rafforzato la propria funzione di hub produttivo di acciai di qualità, supportando la diversificazione del Gruppo Feralpi nei mercati a più alto valore, alimentando ad esempio l’attività di Caleotto a Lecco (al 50%), specializzata nelle vergelle in acciaio di qualità per i settori meccanico e automobilistico, e di Feralpi Profilati Nave che, rilevata nel giugno 2016 dall’acquisizione dell’ex stabilimento Stefana di via Brescia, ha diversificato il business nel mercato dei laminati mercantili in Italia e all’estero.

Gli investimenti

Il 2016 è stato un anno in cui il Gruppo è stato impegnato a profondere nuovi investimenti, tanto sul fronte tecnico quanto gestionale, per mantenere un alto livello competitivo. Nel complesso, lo scorso anno il Gruppo Feralpi ha investito complessivamente 40,4 milioni di euro (erano 42,7 milioni nei dodici mesi del 2015) per un totale di 180 milioni negli ultimi quattro anni.
Il personale
A fianco degli investimenti tecnici, la valorizzazione della professionalità e la crescita delle capacità dei collaboratori si è confermata un altro fattore centrale delle strategie di sviluppo. Si è infatti data continuità ad iniziative dedicate ai dipendenti del Gruppo sia sotto il profilo della formazione sia sotto la realizzazione di progetti e attività finalizzate alla creazione di benessere.
Sotto questa doppia direttrice, durante il 2016 Feralpi ha erogato 15,8 ore di formazione pro-capite di Gruppo. Hanno trovato continuità anche diverse attività rivolte alle nuove generazioni che sono idealmente raccolte nel Progetto denominato Feralpi Bootcamp. L’adesione alla rete WHP (Workplace Health Promotion, promozione della salute nei luoghi di lavoro), ha rafforzando l’attenzione e l’impegno verso la tutela della salute dei propri collaboratori.

La valsabbina Eva conquista gli Usa con Sace e Simest

in Ambiente/Aziende/Economia/Energia/Evidenza/Valsabbia/Zone by
Un impianto fotovoltaico di Eva, in Valsabbia

Sace e Simest, che insieme costituiscono il Polo dell’export e dell’internazionalizzazione del Gruppo CDP, sostengono congiuntamente l’ingresso negli Stati Uniti di E.VA. Energie Valsabbia (Gruppo EVA), azienda bresciana attiva nel settore nelle energie rinnovabili e nel campo dei servizi per l’efficienza energetica.

Il Gruppo EVA ha acquisito per circa 4,5 milioni di euro il controllo della Californiana Alternative Energy Systems Consulting Inc. (AESC), attiva nei servizi energetici innovativi (produzione distribuita, efficientamento energetico, energie rinnovabili, mobilità elettrica, smart grid etc) verso i privati e verso le principali utilities ed authorities pubbliche californiane.

L’acquisizione è stata resa possibile grazie alla costituzione da parte di Gruppo EVA di una newco statunitense con SIMEST socio al 49% (per un investimento pari a 2 milioni di euro) e a un finanziamento bancario di Intesa Sanpaolo pari a circa 2 milioni di euro, garantito da SACE. A capo della nuova società, Antonio Corradini attuale Direttore Generale di AESC. Nella strutturazione dell’Acquisizione EVA è stata supportata dall’avv. Carlo Periti dello studio Negri-Clementi.

Con l’Acquisizione di AESC il Gruppo EVA espande le proprie attività in un settore ad altissimo potenziale di crescita e in un’area tra le più avanzate e ricche del mondo. Questo gli consentirà di accelerare ed arricchire di opzioni strategiche lo sviluppo del piano industriale che punta, da un lato a potenziare la produzione idroelettrica e fotovoltaica (con le 28 centrali di proprietà per una potenza installata complessiva di oltre 32,0 MWp), dall’altro alla fornitura di servizi energetici innovativi. Per il raggiungimento di questi obiettivi il Gruppo EVA assumerà nei prossimi 12 mesi oltre 20 nuovi ingegneri (informatici, elettrici e meccanici) dalle migliori università italiane e statunitensi. Grazie all’acquisizione, inoltre, il Gruppo EVA raggiungerà nel 2017 un fatturato consolidato di oltre 25,0 milioni di euro ed un EBITDA di circa 13,5 milioni di euro.

SACE e SIMEST costituiscono il Polo dell’Export e dell’Internazionalizzazione del Gruppo CDP

·    SACE, controllata al 100% da Cassa depositi e prestiti, offre servizi di export credit, assicurazione del credito, protezione degli investimenti all’estero, garanzie finanziarie, cauzioni e factoring. Con € 87 miliardi di operazioni assicurate in 198 paesi, SACE sostiene la competitività delle imprese in Italia e all’estero, garantendo flussi di cassa più stabili e trasformando i rischi di insolvenza delle imprese in opportunità di sviluppo.

·       SIMEST, controllata al 76% dalla SACE e partecipata da primarie banche italiane e associazioni imprenditoriali interviene in tutte le fasi dello sviluppo estero delle imprese italiane, con finanziamenti a tasso agevolato a sostegno dell’internazionalizzazione, con contributi agli interessi a supporto dell’export e attraverso l’acquisizione di partecipazioni.

E.VA. Energie Valsabbia è una azienda della provincia di Brescia attiva dal 2001. Ha registrato nel 2016 un fatturato consolidato pari ad euro 17,5 milioni, con un EBITDA di circa 9,7 milioni di euro, impiegando 17 addetti.

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