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maggio 2019

Mf Aim Awards 2019 a Neosperience per la migliore performarce azionaria negli ultimi 12 mesi

in Economia/Evidenza/Innovation club/Innovazione/Rubriche by
Nella serata di gala del 27 maggio, Neosperience è stata premiata per la migliore performance azionaria negli ultimi 12 mesi nell’ambito dei MF AIM ITALIA AWARDS 2019. L’azienda bresciana è sbarcata a Piazza Affari il 20 Febbraio 2019 anche per dare più forza alla strategia di crescita inserendo quel percorso di internazionalizzazione che partirà dagli Stati Uniti senza trascurare l’Europa e l’Asia. Iniziative grazie alle quali trovano forza quelle proiezioni che mettono in luce un forte sviluppo del giro d’affari nei prossimi cinque anni, al termine dei quali i ricavi dovrebbero superare i 50 milioni di Euro. Il 2018 si è chiuso con un valore della produzione di 11,2 milioni ed un balzo del 118% dell’Ebitda a 3,4 milioni con margini migliorati dal 29,5% al 39,3 per cento.Performance rese possibili dai più elevati margini di vendita, dal maggior peso nel mix di prodotti ricorrenti a più alto valore aggiunto e da un’efficace gestione dei costi. “In un mercato sempre più complesso, la Digital Customer Experience rappresenta un elemento imprescindibile per qualsiasi azienda che intende differenziarsi e crescere” precisa il Ceo e co-fondatore di Neosperience. Ed è anche per questo che il mercato della Digital Customer Experience presenta ampi margini di crescita come testimoniano anche gli studi più recenti. Nel 2018, sottolinea Melpignano, “il nostro segmento di interesse specifico, noto anche come il nome di Empathic Artificial Intelligence, ha generato ricavi complessivi per circa 1 miliardo ma secondo gli analisti nel 2023 il giro d’affari raggiungerà i 25 miliardi crescendo ad un tasso medio annuo del 90,4 per cento”. 

“Nei prossimi anni vogliamo crescere ed aumentare le vendite della nostra piattaforma ‘Neosperience Cloud’ e delle solution su di essa basate soprattutto all’estero, con un focus sull’Europa Occidentale e gli Stati Uniti, dove abbiamo già dei partner attivi.” Iniziative grazie le quali, aggiunge Dario Melpignano, amministratore delegato e co-fondatore di Neosperience, “potremo migliorare in misura sensibile anche i margini reddituali proprio grazie alle economie di scala che la crescita dei ricavi ci permetterà di raggiungere”.

“Il mondo dell’e-commerce” puntualizza il Ceo di Neosperience, “ha profondamente mutato l’esperienza di acquisto,rendendola più facile, intuitiva e veloce. Tuttavia nella transizione del business verso il mondo online si è persa efficacia e oggi i canali digitali non tengono conto dell’aspetto psicologico, emotivo e personale dei propri clienti.” In buona sostanza, prosegue Melpignano, “un bravo venditore ascolta il suo cliente, lo mette a suo agio e adatta ciò che dice a chi ha di fronte, alle sue reazioni e alla sua personalità. Le tecnologie del digital marketing e dell’e-commerce non hanno affatto tali capacità.” Da questo “è nata l’idea di ‘Neosperience Cloud’, una piattaforma software basata sull’Intelligenza Artificiale in grado di captare e stabilire relazioni empatiche per consentire alle aziende di conoscere, coinvolgere e fidelizzare i propri clienti, aumentando nel contempo la possibilità di accrescere il valore del brand promosso.”

Neosperience utilizza l’intelligenza artificiale e un dataset di informazioni per elaborare un profilo per ogni utente, individuandone le caratteristiche per poi dare vita a un’esperienza di acquisto personalizzata. Neosperience opera in qualità di ‘software vendor’, fornendo ai clienti la piattaforma proprietaria in modalità Software-as-a-Service, dietro il pagamento di una licenza ricorrente. La piattaforma ‘as-a-service’,  prosegue il Ceo di Neosperience, “ci consente di generare rapidamente soluzioni applicative verticali e scalabili, aggiornando l’approccio al mercato ed evitando l’obsolescenza, dando vita a nuove opportunità di sviluppo del modello come dimostra anche l’esperienza più recente. Da inizio anno abbiamo infatti lanciato alcuni nuovi moduli della piattaforma adatti a singoli settori merceologici, quali NeosVocImage Memorability ePeople Analytics. Soluzioni che per il loro funzionamento utilizzano la piattaforma Neosperience Cloud e “questo elemento permette ai clienti di ‘provare’ alcune delle funzionalità della piattaforma stessa e di poter acquistare i singoli moduli, facilmente integrabili nei processi di digital transformation che le aziende devono oggi urgentemente attuare.”

L’obiettivo è aiutare le aziende di tutto il mondo ad individuare, ingaggiare e monetizzare i clienti acquisiti e potenziali in tutto il mondo non solo nell’ambito “Business to Consumer” ma anche in quello “Business to Business” dove le aziende oggi pur muovendosi con database pubblici internazionali composti da centiania di milioni di record e iniziative fieristiche non sanno trovare sempre il business partner o il cliente migliore nè creare e scegliere per questi il messaggio più adatto

Aziende dell’alta tecnologia, nel Bresciano sono 1.822

in Economia/Tech/Tendenze by
Tecnologia, foto generica da Pixabay

Telecomunicazioni, veicoli spaziali, apparecchi ottici sistemi informatici prodotti farmaceutici e chimici, fibre, veicoli elettrici e imbarcazioni. La classifica delle imprese ad alta e medio alta tecnologia, secondo i dati elaborati dalla Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi che indagano le performance delle imprese sulla base della classificazione dei settori ad alta tecnologia stilata dall’OCSE, assegna il podio a Milano con 6.160 imprese attive nei settori ad alta (1.500) e medio alta tecnologia per un totale di 140 mila addetti.
I dati lombardi – Milano si conferma ai vertici della classifica non solo per numero di imprese, ma anche per l’incidenza dei settori ad alta e medio alta tecnologia sul numero delle imprese del territorio, percentuale che nel capoluogo lombardo raggiunge il 26%, valore quasi doppio rispetto al dato nazionale (14%) e lombardo (20%). Incidenze piuttosto alte anche a Lodi, che supera il dato regionale con il 21% di imprese ad alta e medio alta tecnologia e Monza Brianza, quasi al 20%.
Buone le performance di Monza Brianza e Lodi anche per numero di addetti, con rispettivamente 32.113 addetti e 3.600 addetti, in aumento dello 0,6%.
Rispetto al numero di imprese, la Lombardia pesa circa il 30%, a quota 15.152 imprese con oltre 300 mila addetti: dopo Milano, Brescia con 1.822 imprese, Bergamo 1.493, Varese 1.413, Monza Brianza 1.353, Como 662, Pavia 633, Mantova 502, Lecco 452, Cremona 347, Lodi 237, Sondrio 78.
I dati italiani –  In Italia, sono complessivamente 55.837 le imprese targate alta (10.194) e medio alta tecnologia, che danno lavoro a quasi 1 milione di addetti. Dopo Milano, la classifica delle province italiane vede Torino seconda con 2.768 imprese, terza Roma (2.071). A seguire Vicenza, Brescia e Bologna con rispettivamente 1.871, 1.822 e 1.590 imprese.

Accessori auto, quali sono i principali

in Automotive/Economia by

Gli accessori auto sono articoli che servono a rendere l’utilizzo dell’automobile più comodo, sicuro, conveniente, oppure a tenere il veicolo pulito. Nel catalogo di autoparti.it troverai una vasta gamma di accessori, utili per qualunque automobilista. Tutti gli articoli sono suddivisi nelle seguenti categorie:

Tappetini auto. Questi prodotti sono insostituibili per tenere in ordine il pavimento dell’auto. Ci sono tappetini anche portaoggetti, per esempio per il cellulare sul cruscotto.
Apparecchi elettronici per auto. In questa categoria si trovano vari dispositivi elettronici con i relativi accessori, dai kit Bluetooth ai navigatori satellitari: sono tutti dei dispositivi che servono al conducente per non distrarsi durante la guida.
Prodotti per la pulizia e la cura della carrozzeria. Tra questi sono inclusi deodoranti e vari strumenti e prodotti per pulire la scocca e i suoi elementi, spazzole per gli interni, raschietti per il ghiaccio, panni e accessori per pulire i vetri, ecc. Servono a tenere più pulita automobile all’esterno e all’interno.
Accessori per l’esterno. Tra questi, ci sono telai per la targa, bauli da tetto, catene da neve, copri-ruota, deflettori per il vento; sono tutti articoli per la protezione delle finiture esterne o per un trasporto più semplice degli oggetti.
Coperture. Ci sono coperture per i sedili, per il volante, per le gomme o anche per tutto il veicolo.
Attrezzi per il viaggio, per emergenze e per guasti. Tra questi ci sono cric, pompe, compressori, luci, badili, chiavi, kit di riparazione, cunei, cavi e carica-batterie. Tutto ciò che può servire quando si è in viaggio.
Guasti ed emergenze. In questa categoria si trovano martelli d’emergenza, kit di pronto soccorso, estintori, giubbetti rifrangenti, torce e triangoli di segnalazione. Sono accessori insostituibili in caso di emergenza.
Funi e cinghie. Ci sono cinghie da sollevamento, funi e cinghie da traino.
Tendine parasole. Questi accessori servono a proteggere l’interno dell’auto dai raggi diretti del sole.
Borse e contenitori. Ci sono vari oggetti per organizzare in modo comodo e intelligente il bagagliaio, come reti o borse.
Comfort interno. In questa categoria si trovano deumidificatori e cuscini per il collo.
Accessori per viaggiare con cuccioli sono presentati in varie coperture per sedili, comode se si viaggia con il proprio amico a quattro zampe.
Accessori auto per bambini. In questa categoria si trovano seggiolini per bambini di ogni età, dai trasportini per neonati ai rialzi per bambini più grandi.
Frigoriferi da auto. Servono a tenere in fresco bevande o cibo durante un viaggio.

Stranieri imprenditori, nel Bresciano sono 12mila

in Economia/Tendenze by
Imprenditori stranieri in crescita

Imprenditori stranieri, ecco le principali nazionalità: a Milano, secondo i dati della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi al 2018, sono 8 mila i titolari egiziani, 6 mila i cinesi, 3 mila marocchini, bengalesi e albanesi.  In Lombardia prime nazionalità gli egiziani con 11 mila imprese, marocchini e cinesi con 10 mila, rumeni con 9 mila, albanesi con 6 mila. In Italia prime nazionalità i marocchini con 67 mila imprese, i cinesi con 53 mila, i rumeni con 50 mila, gli albanesi con 32 mila, i bengalesi con 31 mila.

Focus sui Paesi arabi, ci sono 25 mila ditte con titolare dai paesi arabi in Lombardia su 105 mila in Italia, stabili in un anno e +13% in cinque anni. Si tratta, in prevalenza di imprenditori da Egitto, 11 mila, Marocco, 10 mila, Tunisia, 3 mila. A Milano si concentrano 13 mila ditte, a  Bergamo, Brescia, Monza e Brianza circa 2 mila, a Varese, Como, Pavia, Mantova circa mille. In Italia prime Milano con 13 mila ditte, Roma con 8 mila, Torino con 6 mila, Napoli con 4 mila, Caserta con 3 mila. Oltre 2 mila a Reggio Emilia, Firenze, Genova, Reggio Calabria, Salerno, Bergamo.

Stranieri, tra imprese aperte sul territorio e investimenti esteri superano nel 2018 seicentomila le imprese in Italia, centomila in Lombardia e cinquantamila a Milano, secondo i dati della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi. Crescono le imprese estere e controllate da stranieri a ritmi del 2% in un anno e del 20% circa in cinque anni in Lombardia e in Italia. Per Milano del 3% in un anno e del 34% in cinque anni. Pesano un decimo di tutte le imprese in Lombardia e in Italia, un peso che sale al 16% per Milano.

Per Marco Accornero, membro di giunta della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi: “Le attività di imprenditori nati all’estero, per la maggior parte sono ditte individuali, sono in forte crescita, in molti casi si tratta di imprese specializzate in alcuni settori. I prodotti e servizi spesso sono dedicati alla comunità di appartenenza e contribuiscono a creare proposte nuove di mercato per gli stessi italiani. Anche attraverso queste imprese, a Milano si creano rapporti con i paesi d’origine e nuove occasioni di business e culturali, in un trend europeo e internazionale”.

Lavorano nelle imprese straniere 102 mila addetti a Milano e circa 200 mila in Lombardia, quasi un milione in Italia. Le imprese straniere hanno 102 mila addetti a Milano, 197 mila in Lombardia, di cui circa 20 mila a  Bergamo e Brescia, 905 mila in Italia. Più facile lavorare per un imprenditore straniero a Lodi, con 3 mila addetti, il 7% di tutti gli addetti nelle imprese lodigiane, Pavia con 8 mila addetti, il 7%. A Milano, Lombardia e in Italia è il 5% degli addetti a  lavorare per stranieri.

In Italia prime per presenza di stranieri nelle imprese: Prato (9 mila imprese straniere, 31% del territorio), Firenze (16 mila, 18%), Trieste (2 mila, 17%), Imperia (4 mila, 17%), Milano (49 mila, 16%), Roma (58 mila, 16%), Reggio Emilia (8 mila, 16%), Genova (11 mila, 15%).

In Lombardia, dopo Milano, sono più numerosi a Brescia, con 12 mila imprese, + 6% in cinque anni, Bergamo con 9 mila, +19%, Monza e Varese con circa 7 mila imprese, +32% e +18%. Dopo Milano pesano di più a  Lodi con quasi 2 mila imprese, il 13% del totale.

I principali settori degli stranieri sono: commercio con 10 mila imprese a Milano, 19 mila in Lombardia su 158 mila in Italia, costruzione con 10 mila e 24 mila su 108 mila, ristorazione con 5 mila e 11 mila su 41 mila. Alti anche i servizi alla persona con 2 mila a Milano e 4 mila lombardi su 18 mila nazionali, la confezione di abbigliamento con mille imprese su 3 mila in regione e 16 mila nel Paese.

Principali paesi di provenienza, sulle ditte individuali registrate, sono: Egitto con 8 mila ditte a Milano su 16 mila in Italia, Cina con 6 mila su 53 mila, Marocco, con 3 mila su 67 mila, Romania con 3 mila su 50 mila, Albania con 3 mila su 32 mila, Bangladesh con 3 mila su 31 mila.

Brescia, le imprese smart danno lavoro a 40mila persone

in Economia/Tendenze by
Smart Factory

Milano sempre più smart city: sono 44 mila le imprese, secondo una elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi al 2018 e 363 mila gli addetti. Sono le grandi città a trainare la crescita dei settori “smart” d’Italia, a Milano le imprese salgono del +1,2% in un anno, a Roma del + 0,6%, a Napoli di +1,5%, con un risultato nazionale di stabilità e quindi di una sempre maggiore attrazione e concentrazione dei grandi centri. Un settore guidato nel Paese da Milano e Roma con circa 100 miliardi ognuna di business su circa 500 miliardi in Italia e oltre 300 mila addetti nelle circa 50 mila imprese.

I settori smart: hi-tech, autoveicoli, trasporti e logistica, energia-acqua-rifiuti, costruzioni, commercio online, design.

Milano, Monza e Lodi insieme contano 53 mila imprese nei settori smart e 406 mila addetti, con una crescita del comparto pari a +1% in un anno.

In Lombardia si concentrano 102 mila imprese smart sulle 570 mila in Italia, guidate da Milano (44 mila), Brescia e Bergamo con oltre 10 mila, Monza e Varese con oltre 7 mila. Gli addetti sono 586 mila, più di uno su quattro dei 2,3 milioni in Italia. Sono 363 mila a Milano, 45 mila a Brescia e Bergamo, circa 30 mila a Monza e Varese.

In Italia ci sono 570 mila imprese e 2,3 milioni di addetti. Dopo Roma (51 mila, +0,6%) e Milano (44 mila, +1,2%), ci sono per imprese Napoli (28 mila, +1,5%) e Torino (21 mila), Bari, Brescia, Salerno, Caserta, Bergamo, Bologna con oltre 10 mila. Per addetti, prima Milano con 363 mila, poi Roma con 312 mila, Torino al terzo posto con 145 mila, poi Napoli con 75 mila, Bologna con 52 mila. Superano i 40 mila: Bari, Bergamo, Brescia e Firenze.

Economia, l’Unione Europea per Brescia vale 13 miliardi all’anno

in Economia/Export/Tendenze by
Bandiera europea, foto generica

L’Unione Europea vale per l’Italia oltre 500 miliardi di scambi commerciali all’anno (250 miliardi di import e 260,6 di export), il 57,6% del totale con il mondo (887 miliardi). In crescita nel 2018 del 4%. Lombardia prima regione con quasi un terzo del totale nazionale (31,4%), 161 miliardi, +5,6%. Seguita da Veneto con 70,7 miliardi (13,8% del totale, +5,1%), Emilia Romagna con 61 miliardi (12%, +4,5%) e Piemonte con 49 miliardi (9,7%, +2,2%). Germania con 128 miliardi, Francia con 85 miliardi, Spagna con 45 miliardi e Regno Unito con 34,6 miliardi i principali partner commerciali. Milano leader in Italia con oltre 64 miliardi di interscambio, +5,1%, pesa il 12,6% sul totale nazionale. Seguono Torino con 22 miliardi (-0,2%, 4,4% del totale), Verona con 20 miliardi (+4,7%, 3,9%), Brescia con 18 miliardi (+8,7%, 3,6%) e Bergamo con 17 miliardi (+5,4%, 3,3%). Tra le prime anche Roma, Vicenza, Bologna, Treviso e Modena, la maggior crescita a Brescia. Emerge da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi e Promos Italia, l’agenzia per l’internazionalizzazione del sistema camerale italiano su dati Istat.

L’interscambio della Lombardia con l’Unione Europea vale 161 miliardi.Si tratta di 90 miliardi di import e 70,6 di export. Oltre a Milano, Brescia e Bergamo rispettivamente 1°, 4° e 5° in Italia, superano i 10 miliardi di euro anche Varese (+4,6%) e Monza Brianza e i 7 miliardi Lodi, Mantova e Pavia. Le maggiori crescite a Cremona (+20,1%) e a Lodi (+16,4%). I maggiori partner della Lombardia sono Germania con 44 miliardi, Francia con 26 miliardi, Paesi Bassi con 14,7 miliardi e Spagna con 13,3 miliardi. I prodotti lombardi più esportati in Europa sono i metalli (19,2% del totale, +7,7%) e macchinari (16,1% del totale, +4,5%), i più importati le sostanze chimiche (14,8%, +2,2%) e i mezzi di trasporto (11,8%, +23,8%).

 

Benzina o GPL: qual è il carburante che inquina di meno?

in Economia by
Benzina, foto generica

Tra tutti gli studi e le ricerche di mercato, il popolo continua a domandarsi se il GPL inquina meno della benzina o viceversa. In realtà nonostante i pareri contrastanti, i più razionali pensano al composto utilizzato in entrambi i carburanti e danno una risposta più o meno oggettiva.

Ma quali sono i fattori che determinerebbero qual è il carburante che in natura fa meno danno all’ambiente?  Al di là degli interessi economici, di fondo ci sono motivo ben più precisi che scopriremo insieme.

Da cosa derivano i motori a benzina?

Partiamo dalle basi e dai composti della benzina, secondo il quale si sarebbe attestato che quest’ultima consumasse e inquinasse l’ambiente più di ogni altro carburante sul mercato.  La causa maggiore sarebbe dovuta alle particelle e il CO2 contenuti in modo eccessivo in questo tipo di carburanti.

Il GPL ha la meglio sulla benzina?

Prima di cercare i migliori distributori di benzina italiani è bene osservare anche ciò che contiene GPL e valutare la sua reale o meno convenienza. Innanzitutto al contrario della benzina, il gas di petrolio liquefatti non possiede particolato e nessun tipo di polveri sottili.

Tale beneficio è dovuto principalmente al fatto, che il GLP contiene moltissimo metano in grado di produrre questi effetti positivi. Anche l’anidride carbonica gioca un ruolo importante all’interno del Gas di petrolio liquefatti.

Nello specifico nonostante la presenza dello CO2, dal momento in cui è contenuta in bassissime percentuali rispetto a quelle presenti nella benzina, la sostanza chimica non arrecherà alcun danno ambientale, tanto da esser considerata “innocua”.

Un altro aspetto importante riguardante il minore inquinamento prodotto dal GPL fa riferimento allo zolfo contenuto in bassissime concentrazioni. Inutile dire che per questo motivo, oltre a ridurre l’impatto ambientale, non inquina il suolo terrestre e neppure il mare.

Emissioni CO2 e impatto ambientale: le ultime considerazioni

Dopo esserci accertati delle emissioni di CO2 e dell’inquinamento ambientale sia quello prodotto dalla benzina che dal GPL, così come affermano anche gli studi, il carburante che inquina molto meno è sicuramente il Gas di petrolio liquefatti. Il Gpl è sempre stata l’alternativa al grosso inquinamento prima dell’arrivo della auto elettriche o quelle a sistema ibrido.

Chiaramente va ricordato che un altro fattore che influisce sull’impatto ambientale è la tipologia di vettura acquistata. Nonostante ciò, le automobili a GPL sono considerate altrettanto ecologiche, di conseguenza anche in questo caso possiamo affermare che l’inquinamento non sarà paragonabile né a quello prodotto dai veicoli a benzina, così come neppure quelli diesel.

L’unione fa la forza: nel Bresciano sono 479 le imprese in rete

in Economia/Tendenze by
Reti imprese

Dalle imprese di prodotti naturali italiani che intendono condividere la loro attività di commercializzazione di cibi freschi anche all’estero, quelle che si affiancano per creare un prototipo di moduli abitativi prefabbricati in legno a basso costo e di rapida realizzazione, le cooperative che insieme puntano a sostenere il diritto alla salute dei lavoratori attraverso l’erogazione di ticket sanitari, le aziende che si accordano per migliorare gli skills dei rispettivi lavoratori e riqualificarli, le imprese che stanno creando un servizio “chiavi in mano” nell’ambito del restauro e della conservazione dei beni culturali.

Sono alcuni esempi di aziende che hanno scelto di sottoscrivere un contratto per reti d’impresa, la formula – disciplinata da apposite normative – che permette alle imprese di unire le forze per affrontare meglio la competizione globale.

Le imprese che in Italia hanno stipulato un contratto di rete sono 31.922. Di queste imprese, ne sono presenti 3.308 in Lombardia (pari al 10% nazionale); prima regione è il Lazio con 8.405 imprese coinvolte in reti (26%). A seguire Lombardia (10%), Veneto con 2.479 imprese (8%), Campania con 2.407 (7%) e Toscana con 2.091(6%). La crescita su base annua è stata pari a +8,5% in Lombardia e pari a + 34,4% in Italia, anche a motivo del finanziamento fornito da alcune regioni. I contratti di rete complessivamente stipulati sono 5.287.

In Lombardia, dopo Milano in testa con 1.170 imprese (pari al 35% del totale regionale), si collocano Brescia con 479 imprese (pari al 14% lombardo), Bergamo con 378 imprese (11%), Lecco con 276 imprese (8%) e Monza Brianza con 182 imprese (5,5%). Nel complesso le imprese coinvolte in reti sono 1.387 tra Milano, Monza Brianza e Lodi, pari al 42% delle aziende lombarde che hanno unito le forze per dare luogo a reti d’impresa. A livello lombardo, tra i settori privilegiati nei contratti di rete quello dei servizi (44% delle imprese coinvolte in contratti di rete), il comparto industriale e artigiano (25%); seguono le costruzioni e il commercio (11%) e l’agricoltura (9%).

“La crescita delle reti d’impresa, sia a livello nazionale che lombardo, dimostra la consapevolezza delle imprese che fare sinergia e mettersi in rete aiuta a cogliere  al meglio le sfide odierne del mercato,  sviluppando capacità innovativa e competitività, per ottenere vantaggi comuni ” ha affermato Vincenzo Mamoli, componente della Giunta della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi.

La rete rappresenta uno strumento giuridico-economico di cooperazione fra imprese che, attraverso la sottoscrizione di un contratto (detto appunto “contratto di rete”), si impegnano reciprocamente, in attuazione di un programma comune, a collaborare in forme ed ambiti attinenti alle proprie attività, scambiando informazioni e/o prestazioni di natura industriale, commerciale, tecnica o tecnologica e/o realizzando in comune determinate attività relative all’oggetto di ciascuna impresa.

Il contratto di rete è stipulato da più imprenditori con lo scopo di accrescere, individualmente e collettivamente, la propria capacità innovativa e la propria competitività sul mercato. Gli imprenditori si impegnano a collaborare sulla base di un programma comune, scambiandosi informazioni o prestazioni di natura industriale, commerciale, tecnica o tecnologica ed esercitando in comune una o più attività che rientrino nell’oggetto della propria impresa.

In questo modo è possibile razionalizzare i costi e le procedure organizzative interne, con conseguenti vantaggi come:

  • aumento dell’efficienza operativa
  • innovazione di prodotto, di processo e di mercato
  • agevolazioni fiscali
  • accesso agevolato al credito
  • maggiore visibilità sui mercati internazionali
  • riduzione dei costi di gestione

 

Feralpi, il 2018 si chiude con 1,32 miliardi di fatturato e 53 milioni di utile

in Bilanci/Economia/Feralpi by

Il Gruppo Feralpi si rafforza ed evolve. A dirlo sono anche i “numeri” che il gruppo siderurgico, tra i leader in Europa nella produzione di acciai per edilizia ed acciai speciali, ha realizzato nel corso del 2018. Alla crescita dei volumi produttivi si accompagna l’incremento di fatturato, utile e margine. Sono risultati che derivano da un processo di internazionalizzazione, diversificazione e verticalizzazione del business unito ad una accelerazione degli investimenti sui versanti della trasformazione digitale, della definizione di nuovi modelli di economia circolare e dell’incremento delle conoscenze interne con una intensa attività di formazione.

Il bilancio (Consolidato Feralpi Holding SpA)

Il consolidato 2018* di Feralpi Holding vede iscritto in bilancio un fatturato di 1.320 milioni di euro contro i 1.199 milioni del 2017. Il consolidato 2018 evidenzia dunque un forte incremento del fatturato (+10,1%). Si conferma la forte propensione internazionale con una quota di fatturato generato all’estero del 62%.

Bene anche l’EBITDA che passa dai 99,6 milioni di euro del 2017 ai 126,2 milioni di euro del 2018. Il risultato netto si attesta a 53,7 milioni di euro (erano 30,6 milioni nell’esercizio precedente). Il patrimonio netto consolidato è stato di 475 milioni di euro (erano 424 mln nel 2017).

Gli investimenti (Consolidato Feralpi Holding SpA) a 60,6 mln €, di cui 12 mln per la trasformazione digitale
Nel 2018 il Gruppo Feralpi ha investito 60,6 milioni di euro, in forte crescita rispetto ai 36,8 milioni dell’anno precedente, per sostenere un cammino di sviluppo anche grazie a percorsi di ricerca e sviluppo che, aumentano la competitività sul mercato.
Spiccano gli investimenti rivolti a supportare la trasformazione digitale che, nel 2018, hanno raggiunto i 12 milioni di euro.

Inoltre, la strategia che orienta gli investimenti è guidata dagli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) previsti nell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, in particolare seguendo quattro obiettivi, attinenti all’attività del Gruppo Feralpi (Industria, innovazione e infrastrutture; città e comunità sostenibili, consumo e produzione responsabile, contrasto al cambiamento climatico).

Il forte incremento degli investimenti deriva dalla scelta di supportare lo sviluppo di tutte le società del Gruppo per incrementare la spinta competitiva che nasce dagli impianti produttivi in Italia (compresa Acciaierie di Calvisano) e Germania, ma che si riversa sulle società integrate a valle (tra cui Feralpi Profilati Nave, Presider e Presider Armatures) per per intercettare al meglio i mercati, da quelli tradizionali legati all’edilizia fino a quelli che richiedono acciai ad alto valore aggiunto.

Le produzioni

In salita i volumi produttivi. Il 2018 fa segnare un +2,3% di acciaio in billette con 2,5 milioni di tonnellate. I salita anche la produzione di prodotti laminati a caldo con 2,1 milioni di tonnellate (+0,6%), mentre resta sostanzialmente stabile la produzione di prodotti derivati a freddo con 987mila tonnellate (-0,1%).

Il personale

Nel 2018 il totale dei dipendenti del Gruppo Feralpi è stato di oltre 1500, di cui circa 800 in Italia e 700 all’estero.

Il commento

«I risultati raggiunti nel 2018 – commenta Giuseppe Pasini, presidente del Gruppo Feralpi – ci raccontano una storia fatta di innovazione, di investimento sul futuro attraverso l’adozione delle nuove tecnologie e l’attività di ricerca non solo sotto il profilo impiantistico, ma anche organizzativo e gestionale». «Il Gruppo Feralpi – continua – oggi rappresenta una realtà internazionale che ha nell’Italia e nella Germania i propri punti focali e che identifica nell’acciaio una leva di sviluppo economico e sociale fondato sull’unione virtuosa di tecnica, competenze e volontà di crescere in modo sostenibile».
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* i numeri del 2018 consolidato sono in corso di approvazione

Il Gruppo Feralpi

Il Gruppo Feralpi è tra i principali produttori siderurgici in Europa (1,32 mld € di fatturato, oltre 1500 dipendenti diretti) ed è specializzato nella produzione di acciai destinati sia all’edilizia sia ad applicazioni speciali. Dalla capogruppo Feralpi Siderurgica, fondata nel 1968 a Lonato del Garda (Brescia), un percorso di crescita ha dato vita ad un Gruppo internazionale, diversificato e verticalizzato a monte e a valle della filiera produttiva e di commercializzazione. Il Gruppo Feralpi è tra i leader sul mercato nazionale ed europeo nella produzione di tondo per cemento armato in barre, vergella liscia e nervata, tondo ribobinato, trafilato e rete elettrosaldata. La missione che si propone Feralpi non è soltanto quella di produrre i migliori acciai per l’edilizia, ma di farlo nel modo più sostenibile possibile, ovvero abbattendo i consumi e le emissioni utilizzando le migliori tecnologie disponibili grazie ad un’intensa attività interna di innovazione e ricerca.

Export, gli scambi con l’Austria valgono per Brescia 1,2 miliardi di euro

in Economia/Export/Tendenze by
Camion, foto generica

Supera 2,7 miliardi nel 2018 l’export lombardo in Austria, + 12% su un totale italiano di 10 miliardi, +6,8%. Gli scambi con l’Austria tra import e export sono di 5,5 miliardi per la Lombardia, +11% e di 20 miliardi per il Paese, +6%. Principali settori sono i metalli con 727 milioni di export dalla Lombardia su 1,8 miliardi in Italia e i macchinari con 470 milioni lombardi su 1,1 miliardi nazionali. La Lombardia pesa quasi la metà dell’export nazionale di metalli e chimica. Cresce l’export lombardo di metalli, + 28% in un anno e di moda, +27% e quello italiano di farmaci, +28%. Emerge da una elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi e Promos Italia, l’agenzia per l’internazionalizzazione del sistema camerale italiano su dati Istat. Oggi incontro in Camera di commercio a Palazzo Giureconsulti sul tema dell’opportunitá di espansione commerciale in Austria.

In Lombardia. Prima per scambi Milano con 1,3 miliardi di scambi, +9,3% in un anno, di cui 482 milioni di export, +7%. Segue Brescia con 1,2 miliardi di scambi, +23,5%, di cui 588 milioni di export, +20%. Terza Bergamo con 722 milioni di scambi, +16%, di cui 412 milioni di export, +31%.

In Italia. Prima per scambi Bolzano con 1,5 miliardi di scambi, di cui 498 milioni di export. Segue Milano con 1,3 miliardi di scambi, +9,3% in un anno, di cui 482 milioni di export, +7%. Poi c’è Brescia con 1,2 miliardi di scambi, +23,5%, di cui 588 milioni di export, +20%. Al quarto posto Udine con 880 milioni di scambi, +7%, di cui 563 milioni di export, +4%. Tra le prime con oltre 800 milioni si scambi Verona, Treviso e con oltre 700 milioni  Bergamo e Padova.

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