Magazine di informazione economica di Brescia e Provincia

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settembre 2017

Prestiti per comprare casa, la Lombardia è prima in classifica

in Banche/Economia/Edilizia/Finanza/Tendenze by
Casa e soldi

Che il credito al consumo sia uno strumento sempre più diffuso è ormai assodato, ma quali sono le motivazioni che spingono le famiglie italiane a farne uso, quali gli importi richiesti e da chi? Ad analizzare il fenomeno ci ha pensato l’Osservatorio congiunto condotto da Facile.it e Prestiti.it che, attraverso l’analisi di oltre 70.000 domande di finanziamento, ha stabilito che, nei primi 8 mesi dell’anno, la richiesta media presentata a finanziarie e aziende del credito è stata di 9.747 euro da restituire in 59 rate (poco meno di cinque anni).

Perché gli italiani chiedono un prestito

Analizzando le richieste di prestito per le quali è stata specificata la finalità di utilizzo, emerge come il mondo casa (con il 39% del totale) rappresenti la prima ragione che spinge gli italiani a ricorrere al credito al consumo. Dal 1 gennaio al 31 agosto erano finalizzati a sostenere i costi di ristrutturazione immobiliare ben il 29,2% dei prestiti richiesti; a questi si sommano quelli legati all’acquisto di arredamento (7,1%) e quelli fatti per comprare immobili (2,8%).

La seconda motivazione, pari al 34,9% del totale, è quella legata alle spese necessarie per acquistare un veicolo, sia che si tratti di un’auto usata (22,7%) o nuova (5,9%), sia ancora che si parli di una moto (6,3%).

Al terzo posto si posizionano le richieste di finanziamento destinate all’ottenimento di liquidità (9,4%), seguite dai prestiti finalizzati al consolidamento dei debiti (7,4%).

L’entità del prestito che si cerca di ottenere è strettamente legata alla finalità cui si intende destinare la somma; secondo i dati dell’Osservatorio, le domande di finanziamento più alte sono connesse all’acquisto di un immobile (valore medio 25.319 euro); seguono i prestiti richiesti per mettere in garage un’auto nuova (15.369 euro) e quelli per la ristrutturazione della casa (15.176 euro).

Il profilo del richiedente

Informazioni interessanti emergono analizzando il profilo dei richiedenti; nel 72,1% dei casi a firmare la domanda è un uomo e se l’età media del richiedente è di poco inferiore ai 41 anni (40,7), la fascia di popolazione che fa più ricorso al credito al consumo è quella degli under 35 (37,4% la percentuale di domande legate a loro), seguita dalla fascia 36-45 anni (31,04%). Solo l’11,86% del campione ha più di 55 anni.

Ancor più importante, per dare una lettura sociale del fenomeno, è la differenza che emerge analizzando gli importi richiesti tra le diverse fasce anagrafiche. Gli under 35 chiedono in media 8.927 euro, dato coerente con la finalità principale indicata (acquisto dell’auto usata), mentre chi ha un’età compresa fra i 36 ed i 55 anni richiede in media oltre 10.000 euro e la ragione primaria per cui ricorre al credito al consumo è la ristrutturazione della casa. Considerando nuovamente i dati su base nazionale, lo stipendio medio del richiedente prestito è di 1.523 euro; nel 68% dei casi chi chiede un prestito è un dipendente privato a tempo indeterminato, nell’11% un lavoratore autonomo e nel 6% un libero professionista.

La geografia del credito al consumo italiano

Analizzando la provenienza geografica delle richieste, emerge come la Lombardia sia la regione italiana da cui proviene il maggior numero di domande di finanziamento (19,22% del totale); seguono il Lazio (12,33%) e la Campania (9,13%). Diversa, invece, è la classifica regionale degli importi medi richiesti, con il Trentino Alto Adige al primo posto (10.504 euro), seguito dal Veneto (10.195 euro) e dalla Lombardia (10.061 euro). Per comprendere appieno queste differenze è importante considerare il reddito medio di chi presenta la domanda; gli stipendi dichiarati dai richiedenti in queste tre regioni sono i più alti d’Italia.

Master in Management a Isfor: iscrizioni entro il 29 settembre

in Aib/Associazioni di categoria/Economia/Formazione/Isfor by
Manager

Scade il 29 settembre il termine per le iscrizioni all’undicesima edizione del master in Management e Innovazione delle imprese promosso da Isfor con l’Università degli Studi di Brescia. Rivolto a imprenditori, dirigenti e quadri d’azienda, il percorso formativo, articolato in 5 moduli per un totale di 400 ore, vuole fornire competenze manageriali a tutto tondo, per offrire sostegno concreto alla copertura di ruoli di gestione aziendale sia di tipo funzionale sia manageriale in senso stretto.

La nuova edizione mira inoltre a far comprendere ai partecipanti come la trasformazione digitale interagisca, a volte modificandolo radicalmente, con l’intero sistema aziendale e come, così facendo, possa offrire nuove occasioni gestionali e imprenditoriali. Diretto dal prof. Mario Mazzoleni, il percorso formativo si rivolge in particolare a quanti in azienda hanno interesse ad acquisire solide competenze in materia di bilancio e controllo di gestione, gestione finanziaria d’impresa, pianificazione, lean management industriale, gestione dell’innovazione, strategie di marketing. Il master inizierà il 23 ottobre 2017 e le lezioni si terranno nella sede di Isfor in via Nenni, 30 a Brescia.

Per informazioni: 030.2284511 info@isfor2000.com

La fonderia guarda avanti: Assofond in assemblea venerdì 22 settembre

in Acciaio/Economia/Eventi/Evidenza by
Fonderia

Nel 2016, l’industria fusoria italiana (1055 le imprese attive – dato ISTAT 2014) ha prodotto 2,088 milioni di tonnellate di getti ferrosi e non ferrosi, in crescita del 2,8%. Positiva anche la variazione tendenziale dell’output fatta registrare tra gennaio e luglio di quest’anno.

«Negli ultimi mesi la produzione è tornata a far registrare volumi importanti – commenta Roberto Ariotti, presidente di Assofond, la Federazione Nazionale Fonderie -. Il messaggio che portiamo è sereno e ottimista. La domanda è interessante, una condizione che non si verificava da qualche anno, anche se permangono aree di debolezza in settori chiave, come l’oli & gas».

IL COMPARTO – Il 76% delle fonderie italiane è concentrato in 4 regioni: Lombardia (45%), Veneto (12%), Emilia-Romagna (10%), Piemonte (9%).

La provincia di Brescia è la prima in Italia per concentrazione di fonderie. Nel Bresciano sono attive 200 aziende che operano nel comparto dei metalli ferrosi e non ferrosi, che occupano circa 6.300 addetti diretti e producono 430.000 tonnellate di getti. La Lombardia è invece la prima regione italiana per concentrazione di fonderie: ne ospita 482.

L’ASSEMBLEA – Anche di questi numeri si discuterà durante l’assemblea generale del 2017 di Assofond, la Federazione Nazionale Fonderie che associa 280 imprese dell’industria fusoria italiana, che si terrà venerdì 22 settembre presso Fonderia di Torbole, a Torbole Casaglia (BS). Durante la giornata di lavori, intitolata “Orgoglio 4.0 La fonderia guarda avanti”, la fonderia sarà raccontata da chi vive l’azienda ogni giorno, per appassionare ed emozionare.

«Intendiamo testimoniare – anticipa il presidente Ariotti – otto diversi modi di fare impresa, attraverso il racconto di otto colleghi, che parleranno di sé stessi e della propria attività. Otto imprenditori che, pur con le loro diversità, sono accomunati da un elemento: sono tutti attivi in imprese sostenibili, che operano nel perimetro dell’economia circolare, che tanto stiamo sottolineando e promuovendo». Non a caso lo scorso anno i lavori si erano concentrati proprio sul tema dell’economia circolare, della quale le fonderie sono perfetto esempio, riutilizzando metalli ferrosi e non nel proprio ciclo produttivo. Durante l’assemblea 2017 ci si focalizzerà anche sulla trasmissione di una precisa identità di settore attraverso le parole degli stessi imprenditori.

In quest’ottica, la giornata sarà opportunità di concreto incontro tra attori della stessa filiera: presso Fonderia di Torbole, infatti, saranno presenti 40 stand espositivi di altrettante aziende provenienti da tutta Italia, clienti e fornitori del comparto fusorio.

IL PROGRAMMA

 

ore 9.00 – Inizio assemblea privata riservata alle fonderie associate Assofond

ore 10.30 – Inizio assemblea pubblica

Introduzione ai lavori

Relazione di Roberto Ariotti – presidente Assofond

Gli italiani sono un popolo di imprenditori?

Luca Paolazzi – direttore Centro Studi Confindustria

Storytelling con i fonditori per testimoniare, raccontare, appassionare ed emozionare

Marco Bigliardi – amministratore delegato Microfound srl

Marco Bruschi – ex titolare Bruschi spa

Gianluigi Casati – direttore generale Fonderia Casati spa

Roberto Dalla Bona – presidente e amministratore delegato Fonderie Guido Glisenti spa

Enrico Frigerio – consigliere delegato EF Group

Chiara Valduga – presidente Gruppo Cividale

Franco Vicentini – amministratore VDP Fonderia spa

Fabio Zanardi – presidente, consigliere e amministratore delegato Zanardi Fonderie spa

 

Intervento

Maurizio Landini – segretario nazionale Cgil

Modera Fiorenza Bonetti – direttore responsabile Siderweb

ore 13.00 – Light lunch

ore 15.00 – Visita dei reparti produttivi della Fonderia di Torbole (aperta agli organi di informazione)

ore 18.00 – Aperitivo

L’Alco avvia la procedura di mobilità, a rischio in 112

in Alimentare/Cisl/Economia/Franciacorta/Lavoro/Sindacati/Terziario/Valsabbia/Zone by
Alco grande distribuzione - foto dal web

In questi giorni L’Alco grandi magazzini S.p.A. ha inviato alle organizzazioni sindacali la procedura di mobilità, che preavvisa la chiusura del canale logistico e quindi il licenziamento di 112 dipendenti.

“Non ci è ancora dato sapere come verranno sostituite le piattaforme distributive di Prevalle e Rovato, che fino ad oggi hanno provveduto al rifornimento della merce per i C&C in Lombardia – fa sapere in un commento la Cisl -. Non ci stupisce la scelta fatta dalla famiglia Conter, che non condividiamo in un momento in cui la ripresa si fa sempre più insistente, una decisione che purtroppo si uniforma alle scelte fatte da buona parte della Grande Distribuzione Organizzata”.

Ma i sindacati, Csil in testa, sarebbero pronti a dare battaglia: “Proprio nei giorni scorsi si leggevano sulla stampa locale dichiarazioni dell’azienda in cui la stessa affermava che il proprio bilancio è tutt’altro che sofferente: l’azienda è cresciuta e questa circostanza sarà determinante per la linea della Fisascat CISL di Brescia nel corso della trattativa. Questi licenziamenti arrivano a tre anni di distanza dall’ultima procedura di mobilità, dove volontariamente ma in modo incentivato uscirono dall’azienda circa ottanta dipendenti dei punti vendita”.

Durante la trattativa l’obiettivo sarà quello di evitare i licenziamenti, cercando soluzioni alternative in ammortizzatori sociali o nel riassorbimento dei dipendenti in altri punti vendita o con il gestore delle nuove piattaforme, senza escludere altre ipotesi finalizzate alla salvaguardia dell’occupazione e delle 112 famiglie coinvolte.

Dati Confartigianato: a Brescia crescono gli occupati, ma non i giovani

in Artigianato/Associazioni di categoria/Confartigianato/Economia/Eugenio Massetti/Personaggi/Tendenze by

Il mondo delle MPI lombarde è uscito meno numeroso e più maturo dagli ultimi 10 anni di mercato. Dal 2007 ha infatti perso 20mila imprese artigiane ed è cresciuta la quota degli autonomi artigiani over 55 (+15,4%), a fronte di un calo significativo degli under 35 (-45,4%).

Ma è anche più strutturato – con un incremento della quota di Srl dal 2,3% al 5,6% – più qualificato – con imprenditori con titoli di studio mediamente più elevati tra gli under 40 – e più internazionalizzato. Cresce infatti il Made in Lombardia all’estero nei settori a maggior concentrazione di MPI, e lo fa più della media del manifatturiero lombardo: +26,6% contro il +20%, e si estende il raggio di azione, con un incremento del 50,8% delle esportazioni direte verso i Paesi extra UE28.

Un mondo che ha vissuto le scottature di due recessioni sulla propria pelle, ma che sta anche cogliendo le opportunità dei nuovi mercati e delle nuove tecnologie: il 67,7% degli artigiani lombardi prevede infatti di effettuare investimenti nel prossimo biennio, e di questi quasi 7 su 10 hanno in programma almeno un investimento in tecnologie digitali.

È questo il quadro che emerge dal 7° Rapporto dell’Osservatorio MPI di Confartigianato Lombardia “Dal tramonto all’alba: Com’è cambiato l’artigianato lombardo, dopo una notte lunga 10 anni”, presentato questa mattina a Palazzo Pirelli.

“Le nostre imprese si sono senza dubbio trasformate negli ultimi 10 anni – commenta Eugenio Massetti, Presidente di Confartigianato Lombardia – Ma in questo nuovo modo di fare impresa resiste il cuore del “valore artigiano”, quella caratteristica distintiva delle nostre aziende che sintetizza creatività, manualità, tecnologia, personalizzazione, capace di dare un effettivo valore aggiunto a prodotti e servizi. Tra i nostri associati per esempio molti giovani sono stati capaci di prendere in mano mestieri tradizionali, magari dai genitori, e ripensarli con nuove competenze; è una nuova tendenza che si sta facendo sempre più strada, verso un artigianato che conserva la sua essenza ma cambia pelle per adeguarsi a nuovi bisogni e mercati, e la nostra Associazione è pronta per accompagnare le imprese in questa trasformazione”.

 

Focus Brescia

L’Osservatorio ha raccolto anche i dati di ogni singola provincia lombarda. Per quanto riguarda Brescia, se nel 2006 si contavano 516mila occupati, nel 2015 erano 518mila e nel 2016 528mila, con un variazione assoluta di 12mila occupati e percentuale del 2,3%.

Ma il dato negativo è la crescita del tasso di disoccupazione, che, sempre a Brescia, era del 3,8% nel 2006 per poi salire all’8,7% nel 2015 e nel 2016 tornare leggermente in a scendere portando la quota dei disoccupati a all’8,6%. Confermata dalla disoccupazione giovanile (15/24 anni) al 9,7% nel 2006 è salita al 35,9% nel 2015 e al 32,9% nel 2016: 23,2 punti percentuali in più rispetto al periodo pre crisi.

Occupazione dei giovani tra i 15-24 anni a Brescia dieci anni fa erano occupati il 42,6% dei giovani e dieci anni dopo, nel 2015, solo il 19,1% tornata a crescere nel 2016 portandosi al 20,8%.

Per quanto riguarda il mondo delle imprese artigiane, la dinamica in provincia di Brescia in questo decennio racconta di come si sia passati da 38.489 imprese al II trimestre 2007 (il 31,9% del totale) nel 2017 a 34.695 imprese, 3.794 imprese in meno, quasi il 10% del totale delle imprese (-9,9%). Ma è in questo scenario – conferma il presidente Massetti: “Che ci siamo rimboccati le maniche, rispondendo adeguatamente a questo cambiamento, per cogliere le opportunità nuove, consci che la caratteristica distintiva delle nostre imprese rimane il valore artigiano, che sintetizza creatività, manualità, tecnologia, personalizzazione. Confartigianato è al loro fianco, per esplicitare questo valore artigiano nel modo più attuale è adatto ai nuovi mercati in cui operano”.

LA VERSIONE INTEGRALE DEL RAPPORTO DI CONFARTIGIANATO

 

 

Settimana della moda e turismo, ricavi da 17 milioni e hotel pieni

in Cultura/Economia/Tendenze/Turismo by

Milano Moda Donna, 20 – 25 settembre. Fashion, tra business e turismo, se sarà confermato l’impatto della scorsa settimana della moda milanese a febbraio, saranno almeno 17 milioni di euro i ricavi per le strutture alberghiere, secondo la stima del Servizio marketing territoriale della Camera di commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi  su dati RES STR Global .

Camere piene, impatto concentrato nei primi giorni di sfilate. L’occupazione camere all’88%, circa nove su dieci occupate negli alberghi: già l’ultima edizione di febbraio era del 9% superiore allo stesso periodo dell’anno precedente e del 3% superiore al 2015. Punte vicine al 100% nelle prime due giornate del periodo che si confermano come quelle con i maggiori picchi di occupazione. I ricavi delle camere monitorate si concentrano nelle prime tre giornate di sfilate con circa il 50% dei ricavi di tutta la settimana. Sono alcuni dei dati che emergono da una stima della Camera di commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi  su elaborazioni del suo servizio marketing territoriale su dati RES STR Global e che tiene conto soprattutto degli effetti positivi su alberghi centrali e di lusso.

L'occupazione delle camere durante la settimana della moda
L’occupazione delle camere durante la settimana della moda

Confartigianato lancia Carrozzieri a regola d’arte

in Artigianato/Associazioni di categoria/Confartigianato/Economia/Eugenio Massetti/Evidenza/Formazione/Personaggi by

Un percorso di formazione inedito dedicato ai carrozzieri. È quello che verrà presentato martedì 26 settembre alle ore 20,30, presso la sede di Confartigianato Brescia di via Orzinuovi, 28 e aperto a tutti gli addetti ai lavori della categoria interessati. Poi, già in calendario, dieci incontri e venti ore di lezioni teoriche al termine delle quali verrà rilasciato un attestato di partecipazione. “Carrozziere a regola d’arte”, questo il titolo del percorso formativo, aperto a tutti i carrozzieri e gratuito per gli associati di Confartigianato, che prenderà il via con la prima lezione martedì 10 ottobre per concludersi martedì 23 gennaio 2018, pensato per offrire strumenti sempre più performanti per chi opera in una categoria in continua evoluzione.

Dalla gestione del sinistro, alle nuove normative in ambito ambientale, passando per la pianificazione degli investimenti, alla corretta gestione del magazzino, sino agli strumenti di marketing e sponsorizzare della propria attività. E poi approfondimenti specifici nella gestione del sinistro e nella cessione del credito, all’indennizzo diretto e alle procedure liquidative.

Per il presidente di Confartigianato Imprese Brescia e Lombardia Orientale Eugenio Massetti: “La scuola di formazione Carrozzieri Confartigianato ha lo scopo di offrire un’ampia e corretta conoscenza delle materie al fine di acquisire gli elementi indispensabili per gestire al meglio il rapporto tra Carrozziere e cliente, l’assicurazione e il perito, nella fase cruciale del sinistro. Inoltre è ideato per massimizzare le potenzialità dell’impresa anche attraverso l’analisi di bilancio, individuando i corretti indici di economicità, oltre che a porsi nel modo corretto sul mercato, sfruttando le leve del marketing. Non è un corso prettamente teorico, ma studiato per essere altamente applicabile e calato nella realtà concreta delle carrozzerie di oggi e di domani”.

Per informazioni contattare l’area Categorie di Confartigianato Brescia ai numeri 030/3745.203-324 oppure visitare il sito www.confartigianato.bs.it per la compilazione della scheda d’iscrizione al corso. (fonte bsnews.it)

Da Regione Lombardia un bando per le cooperative

in Bandi/Economia/Mauro Parolini/Personaggi by
Nella foto: Mauro Parolini, Assessore allo Sviluppo economico di Regione Lombardia​​, Elena Vasco, Segretario Generale della Camera di commercio di Milano - www.bsnews.it

“Aprirà nelle prossime settimane un bando da 200mila euro per sostenere l’attività dei circoli cooperativi sul territorio”. È quanto ha annunciato l’assessore allo Sviluppo economico della Regione Lombardia Mauro Parolini stamane, al termine della seduta di Giunta che ha approvato i criteri attuativi della misura che sarà attuata da Unioncamere Lombardia.

L’assessore ha spiegato che “sono previsti contributi a fondo perduto di 5mila euro: fondi che supporteranno l’attività culturale, i progetti più meritevoli e le iniziative che svolgono in risposta ai bisogni di socialità e solidarietà”. “L’’importanza e l’attualità del ruolo che ricoprono queste strutture e, soprattutto, i valori di solidarietà e sussidiarietà che ispirano la loro azione – ha aggiunto infine Parolini – rappresentano un patrimonio sociale, ma anche uno strumento efficace di contrasto al disagio sociale, alla fragilità e all’abbandono nelle periferie e nei piccoli centri urbani, che Regione Lombardia intende continuare a valorizzare e promuovere”.

Lombardia, le rimesse degli immigrati valgono 1,2 miliardi

in Economia/Evidenza/Tendenze by
Rimesse degli immigrati

Ripartono le rimesse degli immigrati che vivono e lavorano in Lombardia nel 2016: crescono dell’1%, +11 milioni, toccando quasi gli 1,2 miliardi contro un dato che continua ad essere negativo in Italia (-3,4%). Sono circa mille euro a testa che ogni immigrato invia ogni anno nel Paese di provenienza.

Le rimesse lombarde pesano il 23% del totale italiano con Milano che è seconda  a livello nazionale con 587 milioni di euro, 11,6%, superata solo da Roma (13,2%). Tra le prime dieci province italiane anche Brescia (sesta con 151 milioni di euro, 3% nazionale e +3,9% in un anno – I DATI BRESCIANI COMPLETI DELLE RIMESSE SI POSSONO TROVARE SU BSNEWS.IT) e Bergamo (nona con 108 milioni di euro, +4,4%). E in anno crescono soprattutto le rimesse da Monza e Brianza e Lodi (+19% l’una) e Lecco (+14,2%). In rallentamento Milano e Varese (-2,9%) e Sondrio (-1,2%). Sono alcuni dei dati che emergono da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano su dati registro delle imprese, Istat e World Bank 2016 e 2015 e dati Banca d’Italia, 2012-2016.

Le rimesse a Milano. Sono state di 587 milioni di euro le rimesse degli immigrati dell’area metropolitana di Milano nel 2016, circa 18 milioni in meno rispetto al 2015, -2,9%, in linea con l’andamento nazionale. Un rallentamento costante negli ultimi anni, rispetto al 2012 le rimesse diminuiscono del 39,2%. Le Filippine con circa 88 milioni di euro (15% del totale) rimangono il primo Paese di destinazione anche se diminuiscono del 14,1%. Stabile al secondo posto il Perù con 77 milioni di rimesse, -3,5%, mentre crescono le rimesse verso lo Sri Lanka che diventa la terza destinazione con 55 milioni, +43,8%. Sembra esaurito ormai il fenomeno Cina che, da prima nel 2013 con quasi 220 milioni di rimesse, diventa settima nel 2016 con 25 milioni registrando un -41% tra 2015 e 2016. Dopo lo Sri Lanka, che è primo con 17 milioni di rimesse in più in un anno, crescono nel 2016 le rimesse soprattutto verso Bangladesh (+3 milioni), Ucraina e Pakistan (circa due milioni in più ciascuno). In controtendenza i Paesi in via di sviluppo con reddito basso e medio basso che vedono crescere del 3,9% le rimesse tra 2015 e 2016 sfiorando i 310 milioni di euro nel 2016. Nonostante il rallentamento generale, gli immigrati milanesi continuano comunque ad inviare nei Paesi di origine più degli immigrati del resto d’Italia, circa 1.300 euro a testa contro i circa 1.000 euro della media lombarda e italiana.

Dove vanno le rimesse lombarde. Soprattutto in Senegal le rimesse provenienti da Bergamo (18,1% delle rimesse totali dalla provincia) e Lecco (22,4%), in Pakistan da Brescia (13,9%) e Monza e Brianza (12%), in Romania da Como (8,9%), Lodi (20,8%), Pavia (17,7%) e Varese (9,9%), in India da Cremona (29,6%) e Mantova (23,5%), in Marocco da Sondrio (10,3%), nelle Filippine da Milano (15%).

Chi cresce in Lombardia. Nel 2016 aumentano soprattutto le rimesse verso lo Sri Lanka, circa 20 milioni di euro in più in un anno, Bangladesh, 9 milioni in più, e Pakistan, 6 milioni in più. Continuano a ridursi le rimesse cinesi, -35%, da 59 a 38 milioni in un anno (-39,8% l’anno prima).

Gli immigrati imprenditori. Crescono le imprese di stranieri in Lombardia: sono quasi 98 mila a inizio 2017, in crescita del 4,2% in un anno. A Milano sono oltre 45 mila, +6,3%, quasi 3 mila imprese in più. Delle imprese straniere oltre 78 mila in Lombardia e quasi 35 mila a Milano sono imprese individuali. Tra le comunità più attive a Milano egiziani, cinesi e marocchini. Poi i bengalesi, rumeni e albanesi. Con oltre mille imprese anche senegalesi e peruviani.

Maxievasione a Brescia: fatture false per 300 milioni di euro

in Economia/Guardia di Finanza/Indagini Inchieste Processi by

Cinque ordinanze di custodia cautelare e ben 100 milioni di euro sequestrati. E’ questo – secondo il quotidiano on line BsNews.it – il primo bilancio dell’operazione Cerbero, condotta dagli uomini della Guardia di Finanza di Brescia, che ha portato alla luce l’ennesimo (maxi) giro di fatture false che coinvolge anche la provincia di Brescia.

Le indagini hanno riguardato diverse province italiane. Una delle ipotesi di reato è quella di associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale. Secondo la ricostruzione delle Fiamme gialle, infatti, le persone coinvolte – tramite un giro di società cartiere – avrebbero messo in atto un giro di fatture false per oltre 300 milioni di euro.

Nella Leonessa operazioni simili sono frequenti. Ad agosto era stata scoperta un’evasione da 11 milioni a Manerbio, mentre a luglio un’azienda di Orzinuovi era stata accusata di aver fatto sparire alla lente del fisco 80 milioni.

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